giovedì 29 marzo 2018

Emerson, Lake & Palmer - Love Beach (recensione)

Uuuuuhhh cosa sono andato a cercarmi. Uno dei simboli della decadenza post-prog (inteso come successivo al periodo d'oro del progressive, non come lo intendono oggi quelli che "si faccio prog ma non è prog classico è oltre il prog ma non neo-prog quindi post-prog" e poi ci regalano montagne di mellotron, suite, tempi dispari e quindi mi sfugge il senso di "post".). Love Beach è il classico album partorito per obblighi contrattuali, ed è una cosa palese all'ascolto. Un album che a tratti dovrebbe quasi far ricredere certi fan dei Genesis sul loro "essersi svenduti". No? Niente da fare? Beh, almeno i Genesis ci sono riusciti a tirare avanti, ed in modo egregio. Qui il power trio si trova totalmente senza direzione, lo stesso Works (entrambi i volumi a dire la verità) era un calderone di cose molto diverse, troppo diverse fra loro. E non come se fosse un album dei Queen, nel caso sarebbe stata una cosa ottima, ma proprio del tipo "alterniamo un concerto piano-orchestra ad una serie di ballate acustiche e sperimentazioni percussive". Certo, presi singolarmente c'erano molti brani ottimi (su tutti il concerto piano e orchestra di Emerson e Fanfare For The Common Man), anche nel secondo volume di Works, che paradossalmente ho sempre trovato più piacevole e scorrevole nella sua leggerezza, ma era ovvio che la "spinta" iniziale si fosse persa con la pausa che si presero nel 1975. Se a questo aggiungiamo il colpo di grazia del fallimento del tour con l'orchestra nel 1977, si può ben capire questo "spegnimento" artistico che li affliggeva. E Love Beach da un parte sembra appunto un modo sbrigativo per togliersi un obbligo e potersi poi sciogliere definitivamente, dall'altra sembra quasi un tentativo di combinare (in modo stavolta più coerente che in Works a mio parere) una nuova tendenza pop con elementi tipici del loro stile. Il problema qui è che le canzoni pop del primo lato oscillano tra il gradevole e l'irritante, ed il tutto è aggravato da testi letteralmente agghiaccianti di un Sinfield che qui sembra sia stato rapito e sostituito da un sosia incapace: "we can make love on love beach". Ma veramente? Mi fa quasi rivalutare le "opere poetiche" dell'attuale indie italiano. Quasi. No ok, mi avete scoperto, era una battuta. Il povero Emerson è quasi inesistente in questi primi brani che potrebbero tranquillamente essere del solo Greg Lake, essendo tra l'altro guidati dalla chitarra, cosa che sta agli ELP come i sintetizzatori ai Queen anni '70.
Il primo lato scorre veloce senza lasciar traccia (anche se devo dire che For You si distingue un po' e si fa quasi apprezzare), fino a Canario, riarrangiamento del quarto movimento dal concerto per chitarra e orchestra Fantasìa Para Un Gentilhombre di Joaquìn Rodrigo. Il fatto che una cover si meriti la palma di miglior pezzo del primo lato la dice lunga... Comunque, di certo non siamo ai livelli di Hoedown, ma devo ammettere che, nonostante i suoni di synth discutibili, risulta più che gradevole. Tutto il secondo lato è occupato dalla suite Memoirs Of An Officer And A Gentleman. Prima di gridare al miracolo\ritorno al prog, devo sinceramente dire che ho sempre fatto molta più fatica a vederla come una suite vera e propria piuttosto che come quattro canzoni incollate insieme senza troppi orpelli. Questo ovviamente nulla toglie al fatto che se qualcosa, insieme a Canario, è in grado di salvare Love Beach è proprio questa "suite". Il primo movimento non è lontanissimo da alcune sezioni di Pirates, senza però essere così caotico nell'arrangiamento, e devo ammettere che mi piace molto. Così come mi piace anche il secondo movimento: un gran bel brano per solo piano e voce con un Emerson fuori dai suoi tipici virtuosismi che ci regala una prestazione carica di classe. La sezione successiva è introdotta da una parte strumentale, portandoci quasi dei Gentle Giant un bel po' diluiti, poi entra Lake ed il tutto diventa un po' troppo prevedibile e banale; ma per fortuna ecco che arriva la marcetta finale che ci riporta quasi a Abaddon's Bolero, ovviamente senza raggiungerne l'altezza; tutto sommato però è più che apprezzabile.
Insomma diciamo che delle parti buone ci sono, è un album con delle potenzialità letteralmente uccise, presumibilmente, dalla mancanza di voglia e tempo in quel particolare periodo. I brani più pop del primo lato non sono totalmente orribili, ma sono senza dubbio tra le loro cose peggiori, e rivaleggiano con l'intero In The Hot Seat del 1994, che personalmente giudico ben peggiore di Love Beach. D'altro canto però Canario e la suite Memoirs alzano un po' il livello facendosi apprezzare, pur senza neanche sfiorare ciò che questa band era capace di fare. Tant'è che, pur non essendo capolavori, Black Moon del 1992 e l'album Emerson, Lake & Powell dell'86 sono chilometri sopra a Love Beach in quanto a idee, suoni, ed effettiva resa finale. E attenzione, questo non è un discorso del tipo "questo album è più pop quindi è brutto", perchè a me il pop piace e spesso lo preferisco anche al prog. Qui però la musica è spesso sbiadita, indipendentemente dai generi; musica che certamente si lascia ascoltare, ma che tende a lasciare indifferenti il più delle volte. E, a mio modesto parere, l'indifferenza in ambito artistico è molto peggio dell'odio. I primi 5 brani oscillano tra il 4 e il 5 come voto, gli ultimi 2 possono quasi ambire al 6-7. In definitiva quindi, per me un album da 5,5.
....ma poi della copertina cosa si può dire?

Vi lascio qualche video qui sotto così da potervi fare un'idea se non conoscete l'album in questione.
E se capite l'inglese vi consiglio questa intervista a Pete Sinfield proprio su questo argomento.


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