sabato 11 maggio 2019

Procol Harum - Exotic Birds And Fruit (1974) Recensione

 Dopo un piccolo gioiello come Grand Hotel qualunque cosa avrebbe rischiato di sfigurare, tanta era la grandiosità presente in quell'album. E proprio per questo i Procol Harum sembra quasi che a quel punto abbiano deciso di dar voce alla loro anima più semplice e rock, lasciando un po' da parte le orchestrazioni che tanto avevano preso piede nel "dopo Edmonton". Quello che ne uscì fu, a parere di chi scrive, l'ultimo grande album di questa band fino a Novum del 2017 (non mi sono dimenticato di Procol's Ninth, Something Magic, The Prodigal Stanger e The Well's On Fire, ma semplicemente non li vedo come album particolarmente riusciti, forse con giusto l'eccezione dell'ultimo).
Non siamo però di fronte ad un album di rock and roll "terra terra", quanto piuttosto ad un lavoro più essenziale ma allo stesso tempo molto variegato e colorato. Il primo lato in particolare è forse uno dei più solidi dai tempi di Shine On Brightly, mentre il secondo tende a scivolare via più velocemente.
La potente Nothing But The Truth apre l'album come pochi altri pezzi avrebbero saputo fare, con la sua notevole carica che non ha nulla da invidiare alle parentesi più spinte di Grand Hotel, come Bringing Home The Bacon, e anzi a mio parere risulta anche più riuscita. Il suono è più solido che mai, con il tipico muro di piano, Hammond, chitarra, basso e la incredibilmente creativa batteria di B.J. Wilson, oltre all'inimitabile voce di Gary Brooker che svetta autorevolmente su tutti.
Segue la particolare Beyond The Pale, divertente brano che affonda le sue radici musicali in terre est-europee, come riflesso della costante vita in tour dei Procol Harum in quegli anni. In particolare pare ispirata a della musica ascoltata da Brooker a Budapest.
Dopodiché l'album ci regala una incredibile coppia di brani che raramente vengono annoverati tra i migliori dei Procol, ma che a parere di chi scrive lo meriterebbero a pieno titolo. La sublime As Strong As Samson non può lasciare indifferenti con le sue inusuali scelte armoniche che danno vita ad un brano che, per via della maestria compositiva di Brooker, riesce ad essere particolarmente memorabile. Discorso simile per The Idol, che raggiunge apici altissimi nell'esteso finale con assolo di chitarra di Mick Grabham, e che dimostra quanto la band non fosse per nulla in una fase decadente come si tende a credere quando si pensa al dopo Grand Hotel.
Come anticipato, il secondo lato fatica a stare al passo dopo due brani del genere, e prende vie particolari come in The Thin End Of The Wedge, brano inquietante che sembra rimandare ad alcune sezioni di In Held Twas In I, o la divertente e leggerina Fresh Fruit, inno al mangiar sano che sembra esser discepolo di certi brani di Brian Wilson di fine anni '60.
Nel mezzo c'è il ripescaggio di Monsieur R. Monde, risalente addirittura all'epoca del primo album (allora chiamata Monsieur Armand), la magnifica Butterfly Boys, musicalmente quasi parente di Nothing But The Truth oltre che acida critica all'allora loro casa discografica, la Chryshalis (che infatti aveva una farfalla come simbolo). Chiude la fascinosa New Lamps For Old, altro brano più lento tipico dello stile associato ai Procol Harum, con forse il solo difetto di essere fin troppo corta.
Se si compra l'edizione in CD della Salvo, oltre che un curioso ma piuttosto inutile mix alternativo di As Strong As Samson in Re diesis invece che in Mi, c'è il lato b del singolo Nothing But The Truth: Drunk Again. Gran bel brano rock che mette in mostra il solidissimo suono di questa formazione, che suona sempre con trasporto ed evidente divertimento (elemento questo che si nota benissimo anche in Butterfly Boys e Monsieur R. Monde, quest'ultima con una sezione centrale che sembra andare per la sua strada fino a che un fischio richiama tutti all'ordine sul pesante riff in chiusura).
Se poi riuscite ad accaparrarvi la recente riedizione ad opera di Cherry Red, con ben due concerti del 1974 su altrettanti CD aggiuntivi, ancora meglio.
Già nel successivo Procol's Ninth la band inizierà a perdere un po' di quel tocco magico sempre più o meno presente fino a quel punto, regalandoci un solo brano memorabile, Pandora's Box. Proprio per questo Exotic Birds And Fruit può esser visto come l'unico grande album di quest'epoca dei Procol Harum, con ancora una band che si divertiva a suonare insieme, scriveva ottimi brani con personalità da vendere (perchè diciamocelo, il mondo è pieno di gente che somiglia o vuole somigliare ai Genesis, ai King Crimson, ma quanti assomigliano ai Procol Harum?). Un album che si ascolta con piacere come gran parte della produzione precedente, in alcuni casi dimostrandosi anche migliore (come nel caso di Broken Barricades, buon album che però non mi ha mai convinto del tutto).
Consigliatissimo ai fan di questa magnifica band e non solo.


3 commenti:

  1. Mah, ritengo THE WELL'S ON FIRE, il miglior lavoro dopo il periodo d'oro. Ovviamente si tratta di opinioni o forse meglio di gusti musicali personali. "An old english dream", "A robe of silk", "The question" e l'eccezionale conclusione con "Weisselklenzenacht", perla di Matthew Fisher all'hammond, che non smetterei mai di ascoltare, sono sufficienti a porre il disco fra i lavori meglio riusciti. "NOVUM" è gradevole, ha alcune perle molto interssanti come "The Only One", "Last Chance Motel", "Soldier" "Neighbour" e "Sunday Morning"; la band è oltretutto ben amalgamata attorno all'inossidabile Gary Brooker, ma si discosta troppo dal sound caratteristico dei PH, dove l'organo primeggia e non accompagna solamente le pur pregevoli alchimie senza tempo del gruppo britannico.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si si no per carità, alla fine non è che dico che The Well's On Fire è brutto, ma solo che secondo me non è totalmente all'altezza delle loro cose migliori nella sua interezza, pur tenendo conto dei magnifici brani che citi tu, che apprezzo e non poco. Il resto dell'album mi lascia un po' così sinceramente, sembra appunto reggersi su questa manciata di pezzi, lasciando un po' più in secondo piano il resto... Mentre Novum, non so per che motivo, mi ha preso di più in generale, pur essendo d'accordo sul fatto che si senta un po' la mancanza dell'Hammond, e che anche lì indubbiamente ci siano pezzi "minori" sparsi nella tracklist... Si tratta di gusti, ovviamente. :) Sarà anche l'aver vissuto "in diretta" l'uscita di Novum che me lo ha fatto godere di più, chissà...

      Elimina
    2. A whiter shade of pale per sempre e Homburg tutti i giorni!

      Elimina