domenica 24 dicembre 2017

La mia Top 11 del 2017


Eh si, la Top 10 è troppo mainstream. Eccovi gli 11 album che più mi sono rimasti di questo 2017, tenendo conto che anche ciò che sta in fondo alla classifica mi è piaciuto abbastanza per entrarci, quindi parecchio, e che l'ordine è tutt'altro che stabile (alcune posizioni si equivalgono quasi).


11: Steve Hackett - The Night Siren
Dopo la parziale delusione di Wolflight nel 2015, questo The Night Siren devo dire che ha saputo farsi apprezzare. Sarà che i brani sono in media più brevi, quindi meno ripetitivi, sarà che la consueta varietà di influenze sembra più a fuoco qui, fatto sta che ha molti elementi in comune con Wolflight ma al confronto ne esce più brillante, lucido. Non il migliore della sua carriera solista certamente, ma un buon lavoro più che rispettabile. Degne di nota l'acustica The Other Side Of The Wall, il bel flamenco di Anything But Love e In Another Life con un bellissimo finale di cornamusa.

10: Arabs In Aspic - Syndenes Magi
Grande scoperta al festival di Veruno nel 2015, da allora gli Arabs In Aspic sono un ascolto abituale per me. Una band che meriterebbe molta più fama di quella che effettivamente ha. In quest'ultimo album troviamo 3 pezzi molto estesi ed un generale rallentamento dei ritmi, portando ad una maggiore imponenza del suono. Ottimo album; lo metto al decimo posto perchè trovo che i pezzi tendano ad essere a volte un po' troppo estesi, preferendo forse in questo senso l'approccio sotto forma di canzoni dei lavori precedenti. Merita ben più di un ascolto, anche se la scelta di ricorrere alla lingua norvegese (che ha perfettamente senso vista la loro provenienza) può risultare un po' ostica ai non abituati.

9: Jeff Lynne's ELO - Wembley Or Bust
Ok, non è propriamente un nuovo album. Si tratta bensì di una registrazione live, sia audio che video, effettuata allo stadio di Wembley nell'ultimo tour dei nuovi ELO di Jeff Lynne. Merita posto in questa classifica specialmente grazie alla componente visiva, che ci permette di gustare un concerto non soltanto spettacolare sia come scaletta che come esecuzione e scenografia, ma anche per le tante e ben dirette riprese del pubblico, che ci mostrano momenti di pura gioia documentando l'evento come pochissime altre pubblicazioni live. Bellissime le esecuzioni delle inaspettate Xanadu e Twilight, ma il resto non è da meno.

8: King Crimson - Live In Chicago
Tecnicamente a pari merito con il precedente per motivi totalmente diversi, ben conscio della blasfemia di questo accostamento secondo i fan dotati di paraocchi. Ammetto che i "nuovi" King Crimson non mi hanno mai convinto del tutto: vuoi per la solita questione delle 3 batterie, vuoi per le scalette quasi totalmente improntate sul passato, vuoi per i nuovi brani abbastanza insipidi, le varie uscite come Toronto e Radical Action hanno ricevuto ben poca attenzione da parte mia. Però devo ammettere anche che in questo ultimo live, registrato a Chicago lo scorso Giugno, sembra che le cose finalmente abbiano iniziato ad incastrarsi in modo convincente. La scaletta è molto equilibrata, Epitaph, Red e In The Court, che poco mi convincevano in questa formazione, sono assenti. Spazio a Cirkus, la seconda metà di Lizard, Neurotica, Fallen Angel... Insomma tanti brani e tutti ottimamente eseguiti. Mi lascia ancora perplesso il cantato di Indiscipline, ma è una piccola parte in un live che merita una possibilità anche da chi, come me, continua a considerare questa ultima formazione inferiore alle precedenti.

7: Roger Waters - Is This The Life We Really Want?
Da qui alla prima posizione ci saranno album che ho già recensito, quindi non spenderò tante parole e vi linkerò la recensione in questione. Di questo ne ho parlato qui. Dico solo che l'ho trovato un album molto ben curato e piacevole. I testi mi piacciono, e per quanto non possa essere all'altezza di cose come Amused To Death e The Final Cut, rimane un buon lavoro con tutte le caratteristiche che ci si possono aspettare da Roger Waters, compresi i prevedibili richiami al passato (che comunque apprezzo).

6: Deep Purple - InFinite
Ne ho parlato qui. L'ho trovato un album più che rispettabile tenendo anche conto della loro età. Non privo di spunti interessanti seppur un gradino sotto al precedente Now What!?. La produzione di Bob Ezrin è forse fin troppo "spinta", ma rimane un grosso passo avanti rispetto ai lavori con Michael Bradford. Time For Bedlam, All I Got Is You, The Surprising e Birds Of Prey sono tra i pezzi migliori mai partoriti da questa formazione.

5: The Darkness - Pinewood Smile
Ho scritto un articolo sui Darkness in generale, ma parlo anche di quest'album, lo trovate qui. I Darkness, fin dal loro esordio nel 2003, mi sono sempre piaciuti per la loro miscela di hard rock classico, senso dell'umorismo, eclettismo vocale di Justin Hawkins, ed in generale belle canzoni nè vecchie nè nuove, ma assolutamente originali. Pinewood Smile è un ottimo candidato come mio album preferito della loro intera discografia, e di certo uno degli ascolti più piacevoli di questo 2017. Southern Trains è esilarante oltre che devastante, così come Japanese Prisoner Of Love e Buccaneers Of Hispaniola. Consiglio la versione deluxe anche solo per quel piccolo capolavoro che è Uniball.


4: Peter Hammill - From The Trees
Ne parlo qui. Un album intenso, pacato, il più vicino ad una dimensione da "singer-songwriter". Forse uno dei lavori più solidi e consistenti degli ultimi anni, senza nulla togliere a cose più sperimentali come All That Might Have Been. Da notare il consueto uso molto originale della voce, specialmente nei cori. Brani come The Descent, Milked, What Lies Ahead, Anagnorisis, Torpor sono picchi assoluti.

3: Steven Wilson - To The Bone
L'album di cui si è tanto discusso, ne parlo qui. Per me, anche a distanza di mesi, rimane un ottimo album. Apprezzo e rispetto chiunque faccia ciò che vuole, anche a costo di deludere i fan. Ma oltre a questo, To The Bone con le sue varie sfaccettature è un album che ancora ascolto con piacere, e molto probabilmente continuerò a farlo. Non è più prog? E chissenefrega! Mi piacciono tutti i brani che lo compongono, ma cito in particolare la title track, Pariah, Refuge, Permanating, Detonation e Song Of Unborn.

2: Procol Harum - Novum
Ne parlo qui. Non mi aspettavo molto da Novum, ed invece si è trattato, per me, del loro migliore album da Exotic Birds And Fruit del lontano 1974. La formazione è ovviamente cambiata, ma la classe di uno come Gary Brooker, che nonostante l'età mantiene una voce che ha dell'incredibile (specialmente dal vivo) colora i brani in modo immediatamente riconoscibile. E se nella prima metà l'album fatica un po' a decollare, nella seconda ci aspetta una sequenza di pezzi da novanta. Gran classe, grande album. Da ascoltare almeno Sunday Morning, Neighbour, Businessman e The Only One.

1: Sparks - Hippopotamus
Ne parlo qui. Non potevano non esserci loro al primo posto. Sono sempre stati geniali durante la loro carriera, seppur con i loro alti e bassi; ma con Hippopotamus, segnato dal ritorno alla forma canzone, si torna a combinare melodie contagiose, "semplicità" compositiva (tra molte virgolette) e testi intelligenti, surreali e spesso irriproducibili da chiunque non sia Russell Mael. Invito chiunque ad esplorare la loro vasta discografia, ma anche iniziare da qui non è una cattiva idea! Notevoli Missionary Position, Edith Piaf (Said It Better Than Me), Giddy Giddy, la title track, The Amazing Mr. Repeat e Life With The Macbeths. Ma tutto l'album è un gioiellino di pop stralunato come purtroppo se ne trova poco. E trovare originalità unita a godibilità (da non trascurare questo secondo aspetto) in album di ultrasettantenni, notando l'evidente carenza altrove, fa riflettere.

Ed è tutto per quest'anno, alla prossima!

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