giovedì 16 dicembre 2021

The Beatles - Get Back (2021) Recensione


Dopo un anno di ritardi per motivi che ben sappiamo, ed un cambiamento di forma da semplice film a mini-serie di tre puntate, eccoci finalmente a parlare di Get Back. Fin dall'uscita di Let It Be nel 1970, film che documentava le session in studio dei Beatles di Gennaio 1969 fino al leggendario concerto sul tetto, questo periodo della loro carriera fu sempre visto come l'inizio della fine, dove le tensioni interne iniziarono a logorare i rapporti tra i quattro in modo irreversibile; e se da un lato ciò è innegabile, dall'altro Get Back mostra anche molti bei momenti, alcuni addirittura leggendari, che rendono questa mini-serie un imprescindibile documento storico.

Ma andiamo con ordine. Le It Be, il film originale, è ormai da tempo fuori catalogo, pressoché impossibile da trovare, ma essenziale per capire l'importanza di questo nuovo Get Back, quindi non posso non consigliarvi di armarvi di pazienza, esplorare vie non proprio legali e procurarvelo. Detto ciò, Let It Be condensa tre settimane di prove ed il concerto sul tetto in un'ora e venti di film, senza alcun riferimento temporale per quanto riguarda gli avvenimenti su schermo (spesso, infatti, non propriamente in ordine cronologico), con un audio ed un video tutt'altro che eccelsi e, nonostante ometta alcuni "problemi" come l'abbandono temporaneo di George Harrison e i problemi e dubbi sull'organizzazione del concerto sul tetto, il risultato è comunque piuttosto piatto e deprimente. 

Get Back invece suddivide il tutto in giorni, come una sorta di diario, in modo da poter seguire passo passo le session per tutta la durata di quelle tre settimane, dai primi incerti giorni ai Twickenham studios fino ai più fruttuosi alla Apple. E fin da subito si nota come la qualità video sia spettacolare, e l'audio segue a ruota. Doveroso poi dire che certi risultati per quanto riguarda l'audio siano stati ottenuti grazie a tecnologie all'avanguardia, che sono state in grado di estrarre ed isolare singoli strumenti e voci dai nastri originali, permettendo così di avere delle tracce audio separate come in una registrazione multitraccia, e di procedere così alla realizzazione di un nuovo mix audio. C'è chi critica l'uso di queste tecnologie, in quanto sostiene che, trattandosi di un documentario, la maggiore qualità video ed audio ottenuta con tecnologie moderne non sia coerente con l'idea di rappresentare la realtà di quei giorni, e che invece avrebbero dovuto mantenere i propri limiti e difetti. Ovviamente, secondo questo ragionamento, non dovremmo ristrutturare le opere d'arte perché, per quanto si tenti di rimanere fedeli all'originale, è comunque un'operazione posticcia fatta con mezzi moderni da chi all'epoca non c'era? Inutile dire che non mi trovo affatto d'accordo con questo ragionamento. 

I tre episodi, sommati, ammontano a circa otto ore di durata, e c'è ovviamente chi si è lamentato dicendo che sono troppe, per chi scrive invece sono appena abbastanza. Certo, bisogna essere fan sfegatati dei Beatles, e non guasta anche quel pizzico di interesse per tutto ciò che riguarda le dinamiche tipiche delle band, il processo di creazione e registrazione di canzoni, magari anche per la Londra di fine anni '60, la cui atmosfera permea ogni momento del film. Si può osservare come, senza alcun dubbio, in quel momento Paul McCartney fosse la forza creativa ed organizzativa trainante, e che probabilmente è solo grazie a lui che in quel momento i Beatles esistevano ancora. La quantità di idee che Paul tira fuori in queste session è impressionante, e si passa da momenti storici come il preciso momento in cui nasce l'idea per il brano Get Back (che passerà poi attraverso diverse versioni e revisioni, tra cui una anti-razzista che da il la alla divertente jam Commonwealth), o le prime volte in cui strimpella The Long And Winding Road e Let It Be al piano, o quando presenta agli altri abbozzi di Golden Slumbers, Carry That Weight, Oh Darling, anche la tanto discussa Maxwell's Silver Hammer... John è sempre la principale fonte di comicità, ma musicalmente parlando è probabilmente il più disinteressato, mentre George avrebbe anche una montagna di idee musicali, ma ben poche vengono considerate. I Me Mine viene derisa da John, All Things Must Pass viene provata ben poco, e ciò unito ai continui ordini su come e cosa suonare da parte di Paul nei suoi confronti, porta al suo abbandono della band alla fine del primo episodio. Dopo un periodo di confusione, il suo ritorno è concordato a condizione di spostarsi dai freddi studi di Twickenham al nuovo studio alla Apple di Savile Row, che dopo qualche problema viene finalmente allestito. In tutto ciò non mi sono dimenticato di Ringo, che per tutto il film è semplicemente Ringo: poche parole, tanto ascolto e performance solide come una roccia alla batteria, tanto che quasi mai nessuno gli dice cosa fare. A quel punto ancora non si sa come far finire questo film, che doveva essere uno special tv ma non lo è più; forse un concerto, non si sa bene dove, si vedrà. 

Le prove continuano, tra tante jam e il provvidenziale arrivo di Billy Preston alle tastiere a dare supporto al sound live privo di sovraincisioni che i Beatles volevano ottenere. Con il suo arrivo cambia anche l'atmosfera, e la resa dei brani migliora in modo evidente fin da subito. Qui vediamo la nascita di brani come Something di Harrison, Octopus's Garden di Ringo, una prima jam che diventerà poi I Want You (She's So Heavy), oltre al continuo affinamento dei brani che poi finiranno nell'album Let It Be, in particolare Get Back, I've Got A Feeling, Dig a Pony e Don't Let Me Down. Proprio qui si può osservare come, dopo settimane di dubbi, finalmente spunta fuori l'idea di effettuare un concerto sul tetto dell'edificio della Apple, con tanto di video del sopralluogo. Certo, i dubbi permangono fino all'ultimo, ma alla fine il leggendario concerto avviene, e tra take multiple dei brani sopra citati, l'intervento della polizia, le reazioni della gente per strada, finalmente in Get Back possiamo assistere al (quasi) intero concerto, per quasi quaranta minuti di durata. Un assoluto picco del film che dimostra quanto i Beatles, nonostante l'assenza dai palchi da ormai tre anni, sapessero ancora essere una band di tutto rispetto su di un palco, forse anche meglio che mai. Il giorno successivo, l'ultimo filmato, è quello in cui vengono realizzati i video dei brani che non sono stati suonati sul tetto, Let It Be, The Long And Winding Road e Two Of Us, di cui purtroppo non sono presenti le performance intere in Get Back (a differenza del film originale), ma solo qualche estratto sul finale. 

Che dire in definitiva? Beh, per quanto mi riguarda, da tanto tempo non assistevo a qualcosa di così interessante e coinvolgente. La sensazione è quella di essere in studio con i Beatles per otto ore, una cosa che anche solo qualche anno fa non si sarebbe neanche potuta immaginare. C'è veramente tanto da vedere, e se da un lato posso anche capire chi si lamenta dell'eccessiva lunghezza, specialmente se si pensa ai lunghi dialoghi in cui la band, il regista ed il produttore discutono sul da farsi (seppure queste sezioni siano estremamente importanti a livello storico), dall'altro la quantità di momenti memorabili è veramente tanta. Dalla richiesta di Paul a Mal Evans di procurargli un martello ed un incudine, che poi lo stesso Mal con un contagioso entusiasmo suonerà in Maxwell's Silver Hammer, fino alla reazione dei quattro quando vedono arrivare i poliziotti sul tetto mentre suonano, passando per gli spassosi momenti in cui Heather, figlia di Linda, è presente nelle session ed imita Yoko Ono, oltre che ai già citati ed infiniti momenti di creatività, di scambi di idee, di musica che cambia forma e pian piano si incastra e si trasforma nella versione che si è poi conosciuta per cinquant'anni. 

Siamo di fronte ad un documento storico, poi si può discutere quanto si vuole sulle scelte effettuate nel montaggio, sulla presenza o meno di questa o quella parte, ma ricordiamoci che per mezzo secolo si è avuto solo il film Let It Be, l'album e i bootleg per farci un'idea di quel periodo (certo, anche Let It Be Naked, che probabilmente ad oggi rimane la migliore versione dell'album, pur essendo un remix posticcio), e l'idea che ci si era fatti era di un periodo buio, triste, difficile. Beh, da quel periodo buio, triste e difficile sono state realizzate otto ore di filmati intensi, divertenti, interessanti, storici, e non penso che si possa chiedere di più. 





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