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venerdì 23 settembre 2022

Pink Floyd - Animals 2018 Remix (2022) Recensione


Probabilmente uno degli album più controversi dei Pink Floyd, adorato da alcuni, snobbato da altri, probabilmente in quanto uscito tra due album estremamente famosi come WISH YOU WERE HERE e THE WALL, ma in un certo senso unico nella loro discografia. Siamo nel pieno dell'epoca punk, e per tanto che si cerchi di vedere le sonorità di questo album, tendenzialmente più dure rispetto ai loro lavori precedenti, come una reazione al suddetto movimento, di fatto ben più di metà album già veniva suonato in tour dal 1974 (per chi non lo sapesse, Dogs era You Gotta Be Crazy e Sheep invece Raving And Drooling), per poi essere leggermente rivisto e rielaborato con testi parzialmente nuovi, che con l'aggiunta di Pigs (Three Different Ones) andarono a suddividere l'umanità in cani, maiali e pecore, su ispirazione della Fattoria Degli Animali di Orwell. Certo, c'erano le due parti di Pigs On The Wing a introdurre e concludere l'album,  che con i loro toni acustici intimistici alleggerivano in parte i toni, ma in generale l'album si attestava su un'atmosfera cupa, violenta, inquieta, nervosa, dominata forse per la prima volta quasi totalmente dall'identità di Roger Waters, quasi come una prova generale per THE WALL (il cui concetto base fu ispirato proprio dalla triste esperienza di Waters nel tour degli stadi che seguì in promozione ad ANIMALS). 

Questa atmosfera non era solo creata dai testi, tutt'altro che ottimistici e solari (seppur il finale di Sheep dava un tocco di speranza assente nel romanzo da cui Waters si era ispirato), ma anche dalla resa sonora dell'album, che, probabilmente, essendo stato il loro primo lavoro registrato negli allora neonati studi personali della band, i Britannia Row, risultava lontano dalla cristallina pulizia degli album precedenti, ma anche dalla pomposità data da Bob Ezrin al successivo THE WALL. Il suono era certamente più caldo, ma anche più opaco, come offuscato da qualche nuvola (pun intended), e se ciò ha di certo dato un carattere tutto particolare all'album, di fatto non lo ha aiutato a fare breccia nel cuore del grande pubblico quanto altri (poi la mancanza di potenziali brani radiofonici di certo non ha aiutato a sua volta), portando quindi ANIMALS ad essere, negli anni, più un album per appassionati e fan che un lavoro universale quanto un THE DARK SIDE OF THE MOON, senza, tuttavia, mai raggiungere totalmente lo status di "album di nicchia", sia ben chiaro.

Forse proprio per questo qualche anno fa fu commissionato a James Guthrie (già al fianco della band dai tempi di THE WALL in poi come tecnico del suono) un remix, inizialmente previsto per il 2018, poi rimandato per anni fino ad ora, principalmente per problemi tra Waters e Gilmour riguardanti la presenza, o meno, di liner notes nel libretto (l'avrà vinta Gilmour, quindi niente note storiche nel libretto, che Waters ha, tuttavia, condiviso sulla sua pagina Facebook). L'idea di base, suppongo, sia simile a quella dietro a molti remix di album storici, come ad esempio quelli recenti dei Beatles ad opera di Giles Martin, cioè quella di rendere il suono più "attuale", di svecchiarlo un po'.
Ovviamente, premetto, questo tipo di operazioni è sempre da prendere con le pinze, in quanto non si può e non si deve sostituire il lavoro originale (infatti i casi in cui ciò accade, si vedano i Genesis o gli Who, sono scandalosi), ma offrirne una visione alternativa, che, in quanto un mix non è mai scienza perfetta, avrà sicuramente pregi e difetti.

La prima cosa che si nota è un generale "asciugamento" del suono, togliendo gran parte del riverbero precedentemente presente soprattutto sulle voci (particolarmente evidente laddove le parti vocali sono più "isolate", come in Pigs On The Wing e l'inizio di Dogs), mentre le chitarre sono tendenzialmente più presenti e, a loro volta, nitide, sia l'acustica di Pigs On The Wing che le numerose parti di elettrica solista e in armonia di Gilmour in Dogs. Altro grande cambiamento si nota per la batteria di Mason, in quanto, a fronte di un mix generale (quindi di tutti gli strumenti e delle voci) generalmente più "stretto" nello spettro stereo rispetto all'originale, le iconiche rullate sui tom sono state distribuite in modo molto ampio, dando più chiarezza, oltre ad una generale resa più spinta sia sulle frequenze basse che alte, con un risultato finale meno "inscatolato". Simile trattamento è stato fatto ai numerosi effetti sonori presenti, dal latrato dei cani al grugnito dei maiali, fino al belato delle pecore, più presenti e meglio distribuiti nello stereo. Chi, però, ci guadagna di più è probabilmente Rick Wright, le cui parti di tastiere sono ora decisamente più enfatizzate, specialmente in Sheep (si ascoltino le parti di organo Hammond ora in primissimo piano, ad esempio), mentre un simile discorso lo si può e lo si deve fare anche per le magnifiche parti di basso di Pigs (Three Different Ones), in studio suonato da Gilmour, talmente spinto di volume che a tratti si sente la cordiera del rullante di Mason vibrare. 

Generalmente ora sembra tutto più a fuoco, più presente, più nitido e "in faccia", laddove l'originale era più oscuro, ovattato, opaco: insomma due chiavi di lettura diverse ma altrettanto valide e supportate da due diversi artwork che perfettamente ne rappresentano il contenuto. Se infatti l'iconica foto originale della centrale Battersea con il maiale volante era carica di toni caldi, la più recente foto utilizzata nel remix è quasi in bianco e nero, fredda, con la centrale circondata da cantieri, e da un certo punto di vista si possono usare simili termini per descrivere rispettivamente il sound delle due versioni dell'album.
Il remix infatti è tendenzialmente più freddo, appunto moderno, non suona più totalmente come un album anni '70, ma come una versione che, a posteriori, si avvicina sì alla pulizia dei precedenti album, ma lo fa con un orecchio attuale, con la potenza del suono data da moderne compressioni ormai tipiche di ogni tipo di produzione, che, tuttavia, paradossalmente, tolgono un tocco di dinamica che donava un maggior impatto a sezioni come il finale di Dogs, ora un pelo più smorzate. 

Quindi, in definitiva, vale la pena ascoltare questo remix? Tutto dipende da quanto siete fan dell'album originale, e da quanto vorreste sentirne una versione realizzata da un punto di vista diverso, che rivela dettagli apparentemente inediti, ma non sostituisce affatto l'originale. Si tratta di un buon remix? Assolutamente. Supererà mai lo status di "curiosità"? Ne dubito. 

giovedì 16 aprile 2020

Le Collaborazioni tra David Gilmour e Pete Townshend

Non è un mistero il fatto che Pete Townshend, insieme ad altri colleghi musicisti dell'epoca, fosse fan dei Pink Floyd fin dai tempi in cui erano guidati da Syd Barrett, e non era raro trovarlo tra il pubblico nei concerti al leggendario UFO club o ai svariati festival, ma è forse meno noto il rapporto di stima e collaborazione che si sviluppò tra Pete e David Gilmour negli anni successivi.
Il primo incontro artistico fu nel 1978 nella Rockestra di Paul McCartney, supergruppo formato da numerosi musicisti tra cui anche John Bonham e Gary Brooker, chiamati a registrare due brani, Rockestra Theme e So Glad To See You Here, poi inclusi nell'album Back To The Egg dei Wings. Questa formazione improvvisata non ebbe poi futuro, in quanto nell'unica occasione possibile per portarla sul palco, la serie di concerti per la Cambogia a fine '79, la formazione fu diversa, e Gilmour non fu presente.

L'incontro ben più importante tra i due avvenne invece durante le sofferte session dell'album The Final Cut dei Pink Floyd, registrato, per l'appunto, agli Eel Pie Studios di proprietà di Townshend. Stando ai racconti di Gilmour, Townshend lo fermò in corridoio per fargli i complimenti per il suo primo album solista (l'omonimo David Gilmour del 1978) e per dirgli che se avesse avuto bisogno di qualunque cosa, di non esitare a chiamarlo.
Caso vuole che durante la registrazione di About Face, nel 1983, Gilmour ad un certo punto si trovò in difficoltà con alcuni testi, non essendo mai stati il suo forte; così David parlò al produttore Bob Ezrin dell'incontro con Townshend, e lui lo spinse a chiamarlo. Alla richiesta di scrivere un paio di testi Pete accettò senza esitazione, e chiese di mandargli i nastri su cui lavorare. Così presero vita All Lovers Are Deranged e Love On The Air, ma un terzo brano non ebbe la stessa fortuna, almeno non subito.

Se infatti Gilmour apprezzò il contributo di Townshend nei due brani in questione, non riuscì però ad immedesimarsi nelle parole di un altro brano, che quindi venne scartato da About Face, ma diventò brano centrale nell'album White City di Townshend nel 1985, con il titolo White City Fighting e mantenendo la parte musicale ad opera di Gilmour.
Curiosamente, per questo stesso brano, Gilmour provò a chiedere anche a Roy Harper di scrivere un testo, ma anche in questo caso non funzionò, e Harper pubblicò la sua versione di quello stesso pezzo con il titolo Hope, incluso nell'album Wathever Happened To Jugula del 1985, tra l'altro realizzato in collaborazione con Jimmy Page.

Quando arrivò il momento di registrare l'album White City, Townshend chiamò Gilmour a suonare la chitarra in White City Fighting (tra l'altro Gilmour ci scherzò su dicendo di sentirsi decisamente onorato di ciò, in quanto è probabilmente l'unico al mondo ad aver scritto un canzone in un album di Pete Townshend oltre a Townshend stesso), ma in quell'occasione successe un curioso e felice incidente. Pete aveva prenotato per sbaglio due sessioni alla stessa ora, e Gilmour si trovò in studio con Simon Phillips, che era lì per registrare qualcosa che non prevedeva la presenza dell'ex Floyd. Così Townshend trovò qualcosa da fare per entrambi per non sprecare l'occasione, e fu così che prese vita Give Blood, brano su cui Gilmour suonò di fatto solo per via di questo incidente.

A fine '85 furono organizzati una manciata di concerti per supportare White City, e per l'occasione Townshend formò una band decisamente sostanziosa, con coristi e sezione fiati, chiamata Deep End.
Gilmour fu ovviamente chiamato a rapporto, in quanto Townshend sembrava volersi allontanare dall'immagine di "guitar hero", presentandosi solamente come leader della band, cantante e compositore, ed era ben felice di delegare gli assoli a qualcun altro, con sommo dispiacere dei suoi fan.
I concerti presentavano una scaletta a dir poco variegata, in cui convivevano classici degli Who, cover R&B, brani solisti di Townshend ed una breve parentesi lasciata a Gilmour, con Love On The Air ed il suo singolo Blue Light, entrambi brani da About Face.
Da questi concerti fu tratto un disco ed una videocassetta, entrambi titolati semplicemente Deep End Live!, ma solamente nel 2004 un concerto fu pubblicato integralmente, con il titolo Live: Brixton Academy '85, mentre un'altra versione CD+DVD, seppur parziale, è uscita nel 2016 con il titolo Face The Face.

Dovrà passare qualche anno prima di poter assistere ad un altro incontro tra i due, ed esso non sarà più in occasione di qualche progetto solista, ma come parte dei riformati Who.
Già nel 1989 una versione "Deep End-izzata" (quindi con percussioni, fiati aggiunti, coristi etc.) degli Who era andata in tour suonando Tommy ed altri brani sparsi, poi Townshend era tornato alla carriera solista con Psychoderelict, e nel 1996 una formazione tutto sommato simile a quella del 1989 degli Who (con però l'esordio di Zak Starkey alla batteria al posto di Simon Phillips) si apprestava a portare in tour Quadrophenia. Il 29 Giugno 1996 suonarono per una mezz'oretta al festival di Hyde Park, proponendo una selezione di brani da Quadrophenia, e per l'occasione venne chiamato come ospite proprio David Gilmour, dapprima a cantare le strofe e a suonare un assolo in The Dirty Jobs, e poi alla fine a contribuire a Love Reign O'Er Me.

Un ultimissimo incontro si avrà nel 2005, dove Townshend presentò David Gilmour e Nick Mason (a rappresentanza dei Pink Floyd, con Wright assente e Waters in collegamento video) nella cerimonia di induzione nella UK Music Hall Of Fame.

giovedì 5 dicembre 2019

Pink Floyd - I Migliori Bootleg (1967-1977)

Quindi, dopo i Queen e i Led Zeppelin, è arrivato il momento di un'altra delle mie band preferite. Ancora una volta, ho selezionato alcune registrazioni che trovo particolarmente piacevoli o interessanti e le ho elencate cronologicamente. Rispetto agli altri due articoli di questo tipo che ho scritto precedentemente, questa volta è stato più difficile trovare registrazioni di buona qualità, quindi alcune di queste potrebbero non essere facilmente ascoltabili da chiunque non abbia molta esperienza con i bootleg.

Ho deciso di concentrarmi su un periodo di 10 anni, dal 1967 al 1977, sostanzialmente perché fu la fase più interessante per quanto riguarda le esibizioni dal vivo dei Pink Floyd. A poco a poco, infatti, sostanzialmente smisero di improvvisare, ma lo fecero ancora qua e là nel almeno fino al 1977. Successivamente, con The Wall e i tour "post-Waters", i concerti furono ben diversi: eventi grandi e spettacolari, che per via della loro natura finivano per essere organizzati nel minimo dettaglio, non lasciando spazio a differenze di sera in sera. Inoltre, abbiamo a disposizione pubblicazioni ufficiali per tutti quei tour, quindi non ci sono molti motivi per andare a cercare bootleg, a meno che non si amino quei tour e se ne desideri di più.

PREMESSA


Per anni, se non decenni, alcune registrazioni bootleg molto famose sarebbero inevitabilmente state nominate ogni qual volta si avesse avuto la necessità di parlare dei Pink Floyd dal vivo: cose come le BBC Sessions '67 -'71, Wembley '74, Amsterdam '69 ... Ma dall'uscita del cofanetto "The Early Years 1965 - 1972" molte di quelle registrazioni sono state ufficialmente pubblicate (Wembley '74 faceva parte delle versioni 2011 di Dark Side e Wish You Were Here, diviso in due parti, e il bis è in The Early Years), quindi qui non parlerò di quelli, e cercherò alternative. Tuttavia, ci sono state discussioni sulla qualità sonora di quelle versioni ufficiali (specialmente le registrazioni alla BBC), e sembrano esserci alcune versioni bootleg che suonano meglio; quindi potrebbe valere la pena fare una ricerca. Inoltre, alcune outtake in studio su The Early Years sono state remixate (in particolare Vegetable Man e Scream Thy Last Scream), quindi se volete ascoltare il mix originale, i bootleg sono ancora la scelta migliore.


Rotterdam, 13/11/1967



Iniziamo con l'unica registrazione con Syd Barrett che ho scelto di includere. Il concerto di Stoccolma su The Early Years è senza dubbio la migliore rappresentazione di questa formazione dal vivo (insieme alle sessioni alla BBC), ma se si vuole ascoltare di più, nonostante la qualità del suono appena accettabile, si potrebbe prendere in considerazione questo. La setlist è più o meno la stessa di Stoccolma, ed in entrambe queste registrazioni le voci sono appena udibili. Quindi immagino che non sia stato un problema tecnico sporadico a causare ciò: in realtà suonavano proprio così, e non è dato sapere se si tratti di una scelta o il risultato di un'amplificazione inadeguata. Consigliato ai completisti. Inoltre, è interessante ascoltare Set The Controls For The Heart Of The Sun con Syd Barrett.


Paradiso, Amsterdam 23/05/1968


Ancora una volta, non la migliore qualità sonora qui, ma uno dei migliori documenti dei primi Pink Floyd con David Gilmour, a parte le BBC session. La maggior parte delle versioni bootleg di questa data contengono due spettacoli dello stesso giorno, di circa 50 minuti ciascuno. Si possono ascoltare nuove canzoni che trovano posto nella setlist: come Let There Be More Light, A Saucerful Of Secrets, Keep Smiling People (una versione primordiale di Careful With That Axe Eugene), insieme a cose più vecchie come Interstellar Overdrive e Flaming.

Royal Albert Hall, London 26/06/1969



Grazie all'uscita ufficiale del concerto di Amsterdam del 1969 in The Early Years, ora abbiamo la migliore versione di The Man & The Journey esistente a livello sonoro; quindi ho pensato che sarebbe stato interessante cercare un'altra registrazione di quell'epoca. Questa è tristemente incompleta (inizia con Afternoon / Biding My Time) e non suona certo bene come Amsterdam, ma è comunque molto interessante da ascoltare. Probabilmente il più grande punto di interesse è The End Of The Beginning, dove Richard Wright si siede all'organo a canne della Royal Albert Hall e la Royal Philarmonic Orchestra con il coro Ealing Central Amateur si uniscono in seguito, creando un climax incredibile, oltre che i primi segni cosa sarebbe successo un anno dopo (Atom Heart Mother).

9 ° National Jazz Pop Ballads & Blues Festival, Race Tracks, Plumpton 08/08/1969


Un altro documento interessante del 1969, con una scaletta che è una via di mezzo tra The Man & The Journey e quella più comune, che finirà poi su Ummagumma. Quindi ci sono cose come The Narrow Way pt. III e The Pink Jungle, ma anche Set The Controls, Interstellar Overdrive e così via ... Il suono non è molto buono, ma è comunque ascoltabile.
Se si volesse sapere di più sul festival in questione, vi rimando ad un mio articolo a riguardo:
https://musicalitosi.blogspot.com/2019/11/9th-national-jazz-blues-festival.html


Festival Actuel, Amougies, Belgio 25/10/1969


Il suono qui è forse anche peggio del precedente, ma se riuscite a sopportare ciò e più o meno la solita scaletta di quei tempi, ci si guadagna la presenza unica di Frank Zappa su Interstellar Overdrive! Ovviamente ora ne abbiamo un video in The Early Years, ma l'intero concerto non è lì, quindi ...


Fillmore West, San Francisco 29/04/1970


Qui le cose iniziano a diventare molto interessanti. Il suono è eccezionale, il migliore senza dubbio fino a questo punto, la setlist è lunga e molto buona (insieme alle solite canzoni del 1969, si aggiungono la versione "solo band" di Atom Heart Mother ed Embryo). È probabilmente uno dei migliori bootleg in generale, insieme ad alcune ottime alternative che vedremo tra poco.

Civic Auditorium, Santa Monica 01/05/1970


Solo due giorni dopo e con la stessa scaletta, quindi perché lo includo? Beh, perché il suono è forse anche migliore, e gli spettacoli del 1970 non sono mai abbastanza! Questo in particolare purtroppo non è completo, quindi ci sono alcuni inserti di altri spettacoli per offrire un'esperienza di concerto completa. Caldamente raccomandato!



Civic Auditorium, Santa Monica 23/10/1970


Ancora a Santa Monica, ma pochi mesi dopo. La scaletta è la stessa, ma su Atom Heart Mother abbiamo finalmente orchestra e coro! Oltretutto con una qualità sonora di nuovo ottima! È interessante vedere che Fat Old Sun, rispetto alla registrazione della BBC del 1970, ha già ottenuto un arrangiamento più lungo che rimarrà fino al 1971.


Casino, Montreux 21-22 / 11/1970


Questi due concerti consecutivi sono sicuramente alcuni dei migliori bootleg Pink Floyd di sempre. La setlist è molto simile (ci sono due tracce blues improvvisate alla fine del primo e Interstellar Overdrive alla fine del secondo), e la versione "solo band" di Atom Heart Mother in The Early Years è stata presa dal 21. Entrambi hanno dei "buchi" sparsi nei nastri, che sono stati riempiti con altre registrazioni, purtroppo di qualità minore. Si tratta però di brevi sezioni, e ciò non toglie che si tratti di un gran bel paio di concerti che non posso che consigliare.


Taft Auditorium, Cincinnati 20/11/1971


La BBC session del 1971 è probabilmente il miglior documento di quell'anno, insieme ad alcuni concerti giapponesi probabilmente. Ma ho scelto questo perché, nonostante non sembri così buono come qualità, ha la Embryo più lunga mai suonata: circa 26 minuti, con molte improvvisazioni atte a far passare il tempo necessario alla risoluzione di alcuni problemi tecnici alle tastiere. La cosa interessante qui è notare alcune citazioni a canzoni future come Obscured By Clouds e Childhood's End. Inoltre, ovviamente, Echoes ha ormai trovato il suo posto nella setlist. È anche l'ultima volta che Embryo e Cymbaline vengono suonate, essendo l'ultima data del tour.

Rainbow Theatre, London 20/02/1972


Questa è probabilmente la migliore versione, come qualità sonora, del primordiale Dark Side Of The Moon, quando era ancora chiamato Eclipse. I Pink Floyd suonarono l'intero album per tutto il 1972 e tutto è andato gradualmente al suo posto. La cosa interessante è ascoltare The Travel Sequence, una jam funky al posto di On The Run, The Mortality Sequence, un pezzo di organo con voci registrate al posto di The Great Gig In The Sky, ed altre differenze generali come una Time più lenta cantata in armonia da Gilmour e Wright. E ovviamente, non ci sono ancora coriste e sax aggiunti. La seconda metà del concerto non suona altrettanto bene tristemente, ma vale comunque la pena anche solo per Eclipse.

Hollywood Bowl, LA 22/09/1972


Un altro concerto con la stessa setlist, interessante se volete sentire come si è sviluppato Eclipse / Dark Side con l'avanzare del tour. Questo ha anche una seconda metà dal suono molto migliore rispetto a quella del Rainbow. Un ottimo concerto.

Hallenstadion, Zurigo, 9/12/1972


Questa è una delle ultime date del tour, quindi Eclipse / Dark Side è quasi completamente sviluppato, ma ciò che è interessante qui è la rara ed estesa performance di Childhood's End. Ne vale davvero la pena anche solo per quella canzone, di gran lunga superiore alla sua controparte in studio. Un'ottima alternativa a questa, sempre con Childhood's End nel set, è Bruxelles, 5/12/1972.

Radio City Music Hall, New York 17/03/1973


Un'ottima registrazione del tour di supporto a The Dark Side Of The Moon. Qui l'album viene riprodotto nella sua versione finale, molto vicina all'album (a parte un po 'di improvvisazione in Money e Any Color You Like), quindi niente di veramente interessante o unico qui, soprattutto perché possiamo ascoltare una versione live di Dark side del 1974 in qualità molto migliore (il già citato concerto di fine '74 a Wembley), quindi perché sto suggerendo questo concerto? Beh, principalmente per la prima metà del concerto, che si apre con Obscured By Clouds e When You're In, in versioni più lunghe e improvvisate. Il resto della setlist comprende Set The Controls, Careful, Echoes e One Of These Days, quindi niente di nuovo qui. Vale la pena soprattutto per la coppia di canzoni in apertura. Una buona alternativa è Music Hall, Boston 14/03/1973.


Earls Court, London 19/05/1973


Stessa setlist ma un'altra ottima registrazione. Vale la pena dare un ascolto se si apprezza questo tour e si vuole di più, in quanto è sicuramente un'ottima alternativa a quello di New York.

The Palace Theatre, Manchester 09/12/1974


Ovviamente la registrazione di Wembley pubblicata nelle edizioni Experience di The Dark Side Of The Moon e Wish You Were Here è la prima scelta per questo tour, ma se se ne vuole un altro, probabilmente questo è una scelta obbligata. Il suono ovviamente non è altrettanto buono, essendo una registrazione del pubblico, ma trovo che sia almeno accettabile. Il principale punto di interesse è ovviamente tutta la sezione comprendente Raving And Drooling, You Gotta Be Crazy (Sheep e Dogs) e Shine On You Crazy Diamond nella loro forma iniziale. L'intero Dark Side poi è suonato qui come anche in tutti i concerti del 1975.

Sports Arena, LA 26/04/1975


Probabilmente uno dei migliori bootleg del 1975 in termini di qualità del suono. La setlist è leggermente diversa da quelle del 1974: Raving And Drooling e You Gotta Be Crazy (questa seconda in particolare) sono più vicine alle loro versioni che finiranno su Animals un paio di anni dopo, e Shine On You Crazy Diamond è divisa in due metà, come la versione in studio, interrotta però solo da Have A Cigar. Ammetto di avere ancora un po 'di problemi con Echoes suonata con coriste e sax, ma diciamo che è perlomeno interessante.


Boston Garden, Boston 18/06/1975


Semplicemente una valida alternativa al concerto di Los Angeles se si vuole di più. Buona qualità del suono, anche se forse non altrettanto buona del precedente.

Alameda Coliseum Oakland del 09/05/1977


Il miglior bootleg del 1977, con una qualità del suono eccezionale ed una scaletta spettacolare. Sia Animals che Wish You Were Here sono suonati nella loro interezza (l'ordine delle canzoni di Animals è un po 'diverso: Sheep, Pigs On The Wing 1, Dogs, Pigs On The Wing 2, Pigs) molto vicino alle versioni in studio. Tuttavia, ci sono delle belle improvvisazioni sul finale di Pigs e su Shine On pts. 6-9, portando quei due brani ben oltre la loro versione dell'album. Money and Us And Them sono i primi bis. Stranamente, solo in questa data, chiudono lo spettacolo con Careful With That Axe Eugene, una canzone che non suonavano dal 1973 e non suoneranno mai più dopo questo concerto.

Olyimpic Stadium, Montreal, 06/07/1977


Stessa setlist, peggiore qualità del suono, ma uno dei concerti storicamente più importanti per i Pink Floyd. Questa è la famosa notte in cui Roger Waters avrebbe sputato su di un fan in prima fila. Ovviamente non possiamo sentirlo, ma è chiaro che qualcosa stia succedendo durante l'improvvisazione alla fine di Pigs, dove Waters urla cose come "Come on, boy, all is forgiven!", portando il pezzo ad un climax incredibile come in nessun'altra versione. Possiamo anche sentirlo lamentarsi per i petardi durante Pigs On The Wing. Uno spettacolo molto interessante, da non perdere.

lunedì 11 novembre 2019

9th National Jazz & Blues Festival - Plumpton (8 - 9 - 10 Agosto 1969)

Tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 ci furono innumerevoli festival che definire leggendari è fin riduttivo. Da Monterey a Woodstock, dalle varie edizioni del free festival all'Hyde Park fino all'isola di Wight, molti hanno indubbiamente fatto la storia diventando un simbolo di un preciso periodo storico. Questi grossi festival non furono però gli unici di quei tempi, e non si contano infatti quelli che, magari per via di budget ed organizzazioni più modeste, vengono ricordati un po' meno. Si può dire che sia il caso di questa nona edizione del National Jazz & Blues Festival. Eppure i nomi importanti c'erano, così come il pubblico, presente in gran numero, ma in ogni caso non ha avuto l'impatto di altri eventi contemporanei.
Fondato nel 1961 da Harold Pendleton, creatore del Marquee Club, questo festival negli anni subì una forte evoluzione, di pari passo con i grandi cambiamenti nel mondo musicale in atto negli anni '60. Nonostante i due generi presenti nella sua denominazione, non è difficile immaginare la presenza di band che allora venivano inserite nel calderone del "Pop" (non per niente in alcuni cartelloni del festival a blues e jazz venivano aggiunti pop e ballads), in un destino in un certo senso analogo ad altri festival anche di questi giorni, come quelli jazz di Montreux e Lugano.
Ma perchè proprio questa nona edizione e non, ad esempio, la decima con nomi come Black Sabbath, Deep Purple e Van Der Graaf Generator? Beh, perchè una decisione bisognava prenderla, e magari a quella ci si torna in un altro articolo in futuro.
Nella nona edizione, svoltasi nell'arco di tre giorni tra l'8 ed il 10 Agosto 1969, la lineup fu molto variegata, ma fu anche un'edizione segnata da problemi di vario tipo. L'idea iniziale era infatti quella di far svolgere il festival a West Dreyon, nel Middlesex, ma a causa del mancato rilascio del permesso da parte del Consiglio Comunale, fu presa la decisione di spostarsi nell'East Sussex, a Plumpton , nell'ippodromo. Ciò causò un po' di confusione nei poster rilasciati, che infatti sono reperibili in due versioni con entrambi i luoghi suddetti indicati come sede del festival.
Quello che si può notare guardando la locandina è l'enorme quantità di artisti e band presenti in un tempo relativamente esiguo. Chi suonò di più infatti arrivò ad un'ora o poco più, ma furono in molti ad avere dai 20 ai 40 minuti. In aggiunta furono allestite due aree per le esibizioni, una denominata "village" ed un'altra "arena", con varie sovrapposizioni di band che si sono esibite in contemporanea. Questo obbligava il pubblico a scegliere chi ascoltare perdendosi di conseguenza qualcun altro, cosa difficile da concepire al giorno d'oggi.

Il Venerdì prevedeva solamente esibizioni serali, a differenza degli altri due giorni in cui si partiva già dal pomeriggio. Da alcune recensioni definito come il giorno meno interessante, ha potuto comunque vantare nomi particolari come gli East Of Eden e la band di Keith Tippett, culminando con la doppietta formata dai Soft Machine e dai Pink Floyd. I primi però furono piuttosto sfortunati, in quanto la loro esibizione si interruppe per un'ora a causa di un guasto tecnico, tra le proteste del pubblico. Proteste che pare durarono relativamente poco visto che, stando ad alcuni report, quando arrivarono i Pink Floyd molti si erano ormai addormentati. All'epoca i Soft Machine erano reduci dall'ottimo Volume 2, e da poco in formazione a 4 con l'aggiunta di Brian Hopper al sax; a quanto pare però l'unico brano suonato fu l'allora inedita Moon In June, interrotta per ben due volte per i già citati problemi tecnici. Chi era presente racconta di come Robert Wyatt, preso dalla rabbia e dalla frustrazione alla realizzazione di ciò che era successo iniziò ad agitarsi, lanciò in giro parti della sua batteria e collassò sul palco.

Fortunatamente esiste una registrazione:

Dopo un'ora di buio, e dopo aver risolto i problemi tecnici, ecco arrivare i Pink Floyd. All'epoca erano nel pieno del loro periodo tra Ummagumma e The Man & The Journey, forse la loro fase più sperimentale in assoluto; ed infatti la scaletta, seppur più breve del solito vista l'occasione, ben rappresenta questa fase. Dopo un inizio con Set The Controls For The Heart Of The Sun e Cymbaline si tuffano nell'intera The Journey, tornando poi per i due bis A Saucerful Of Secrets ed Interstellar Overdrive.
Anche di questa esibizione esiste una registrazione bootleg:


Interessante però citare un estratto di una recensione dell'epoca:
"Avendo ascoltato l'Azimuth coordinator all'opera più volte quest'anno, l'effetto novità sta iniziando a svanire e anche i Floyd stanno diventando un po' "blasé" con i gabbiani registrati! Ma hanno suonato bene, soprattutto "Cymbaline" e "The Journey" sono state efficaci, con altoparlanti stereo che rimbombavano sul campo."
L'Azimuth Coordinator era un aggeggio comandato da Wright con un joystick che permetteva di spostare il suono in giro per la platea, spesso con sistemi quadrifonici. Ora, al di là dei pareri personali espressi qui sopra, condivisibili o meno, è interessante notare come, all'epoca, qualcosa che era stato visto già qualche volta nell'arco di un anno iniziasse a suscitare meno interesse e a perdere fascino. Se pensiamo che oggi in media un semplice tour di un qualunque artista dura almeno due anni e gli album escono ogni 4-5, certamente i tempi sono cambiati parecchio!

Il Sabato fu la prima delle due giornate più "sostanziose", con esibizioni fin dal primo pomeriggio. Il primo nome fu nientemeno che Peter Hammill, con appena venti minuti di tempo per la sua esibizione. Interessante leggere le parole di alcuni report dell'epoca, soprattutto questo di tale Lon Goddard: "La voce di Peter ricordava Roy Harper e Al Stewart, che spesso si assomigliano a vicenda nella pronuncia, aveva un buon controllo della voce che sembrava andare alla deriva proprio al di sotto di quel grado di allenamento che caratterizza un cantante abile. Testi e melodie tendono al folk, e sembra essere uno dei talenti del futuro".
Seguirono poi altri nomi come quello di Roy Harper, penalizzato anche lui da problemi tecnici, che aggiunti al cambio di programma che lo fece suonare prima e solamente per venti minuti anziché i quaranta pattuiti, finirono per farlo suonare appena per dieci minuti.
Di certo la parte del leone quel pomeriggio fu della Bonzo Dog Band che, nonostante il loro iniziale rifiuto vista la difficoltà di trasmettere il loro umorismo ad un ampio pubblico da festival, fecero un figurone. Valore aggiunto fu la presenza a sorpresa di Keith Moon, che salì sul palco inizialmente mascherato e si unì a loro suonando la batteria in I'm The Urban Spaceman, salvo poi fermarsi anche per il bis di Monster Mash. Altre fonti parlano anche di Breathalyzer Baby tra i brani suonati con Moon.

Uno dei nomi che certamente merita menzione tra coloro che si esibirono la sera sono gli allora neonati Yes (in cartellone riportati con un punto esclamativo). Tra paragoni con i ben più famosi, allora, Nice e apprezzamenti per la peculiare voce di Jon Anderson e l'interessante approccio nelle molte cover allora in scaletta, di certo un piccolo segno lo lasciarono. In particolare si può trovare online il racconto di Richard Thomas, allora membro dei Breakthru, altra band in cartellone nel festival, che fu molto colpito da Bill Bruford, tanto da smettere di seguire la band nel momento in cui se ne andò nei King Crimson.
E parlando di King Crimson: mentre tutto ciò si stava svolgendo sul palco principale, nel "village", insieme ad altre band, si esibivano proprio Fripp e soci, senza ancora aver pubblicato il primo album. La scaletta comprese solamente due brani dall'allora inedito In The Court Of The Crimson King, insieme alla cover di Get Thy Bearings di Donovan, notevolmente estesa dalle improvvisazioni, altri inediti come Mantra e Travel Weary Capricorn, alcune improvvisazioni ed il riarrangiamento di Mars di Hostl.
Di questa esibizione esiste un bootleg registrato dal pubblico, pubblicato poi dalla DGM come CD aggiuntivo nel cofanetto Epitaph. Perchè "niente foto e registrazioni ai nostri concerti però poi i bootleg li vendiamo".
Curioso poi notare come nel primo manifesto dell'evento fossero presenti anche gli Idle Race, primissima band di Jeff Lynne che avrebbe meritato molta più fortuna, appena prima dei King Crimson, salvo poi sparire dal manifesto definitivo per motivi ignoti a chi scrive. Secondo alcune fonti, però, si esibirono comunque in quello che fu il concerto di più alto profilo in assoluto per loro, anche se non ci è dato sapere quando di preciso.
Tornando al palco principale, nonostante svariati ritardi che portarono uno dei gruppi più alti in cartellone, i Fat Mattress, a non esibirsi, la chiusura è affidata agli Who. Nel pieno del tour di supporto a Tommy ed appena una settimana prima della loro leggendaria esibizione a Woodstock, la band sfoggiò la tipica scaletta dell'epoca, comprendente una manciata di singoli, un paio di cover ed una selezione di brani da Tommy, in versione ridotta per via del contesto. Il finale del concerto è ben raccontato di nuovo dalle parole di Lon Goddard:
"Dopo Substitute e Shakin' All Over Townshend ha detto:"Non ci piace arrivare, andarcene e poi tornare di nuovo, quindi avrete un bis che vi piaccia o no, ho. ho." Detto questo, Roger si lanciò in urla folli, le bacchette di Keith volarono per miglia nella notte, Pete attaccò letteralmente la sua chitarra e la tipica distruzione "a la Who" nacque di nuovo per l'occasione. Pete sbatté la sua chitarra contro il suo corpo, il pavimento e alla fine la fece schioccare a metà sopra la sua testa mentre un applauso di proporzioni senza pari partì dalla folla catturata. Un  finale che semplicemente non poteva essere seguito da niente o nessuno. Forse il più grande set che gli Who hanno fatto, non ha lasciato un'anima senza ispirazione e tutti e quattro i loro volti sono stati irradiati da puro godimento, dalla prima nota dinamica ai resti sfilacciati della chitarra di Townshend."

Tra le band più note che si esibirono la Domenica sul palco principale (escludendone molte che si esibirono al "village" di cui non esistono testimonianze, tra cui gli Affinity e i Julian's Treatment), oltre all'apertura di Ron Geesin, ci furono i Family, che stando ai racconti regalarono una magnifica esibizione, tanto da esser richiamati per un bis. Mentre ancora il pubblico richiedeva ulteriori bis ai Family, prese posto sul palco il cast del musical Hair. Scelta questa molto particolare ed audace visto il contesto, ed infatti il pubblico parve non apprezzare molto, a giudicare dagli oggetti volanti diretti verso il palco, almeno ad inizio esibizione. Le cose migliorarono, per fortuna, man mano che brani certamente più noti come Acquarius e Let The Sunshine In vennero eseguiti.

Una lunga preparazione precedette l'esibizione dei Nice di Keith Emerson, piazzata in chiusura. In questa occasione la band decise di esibirsi con l'orchestra, in linea con una tendenza che proprio in quel periodo si faceva sempre più predominante. Solamente quattro ore di prove precedettero l'esibizione, che fu martoriata da grosse differenze di volume tra la band e l'orchestra, ed una gran difficoltà per i tre dei Nice di sentirsi sul palco. Diversamente da quanto si possa credere, nonostante la presenza dell'orchestra, non fu eseguita la Five Bridges Suite, che di fatto ebbe la sua premiere qualche mese dopo, ad Ottobre. Ci fu invece un primo set con l'orchestra introdotto dal Brandenburg Concerto di Bach, un breve set centrale con solamente la band, ed una ripresa finale con band e orchestra in Rondo ed un brano di Prokofiev. Nonostante tutte le difficoltà, stando ai report dell'epoca, l'esperimento sembrò funzionare e piacque molto al pubblico presente.

Insomma, pur con tutti gli imprevisti e le difficoltà, questo festival ebbe ben poco da invidiare ai ben più blasonati eventi più o meno contemporanei (ricordiamoci che giusto una settimana dopo ci fu Woodstock e, a fine mese, l'edizione del '69 dell'isola di Wight, che non fu l'edizione più celebrata ma comunque fu molto importante), ed è un peccato che non esistano molte testimonianze. L'album live dei King Crimson ed il bootleg dei Pink Floyd linkato poco sopra sono le testimonianze più "sostanziose" ed interessanti, specialmente per i primi viste le poche registrazioni dell'epoca (mentre per quanto riguarda i Pink Floyd i bootleg di quell'anno non si contano).
Il festival mantenne questo formato eclettico e variegato ancora per un paio di anni, fino a quando si trasferì definitivamente a Reading e finì per dare spazio principalmente a musica rock, tanto da diventare, nel 1976 "Reading Rock", ed affermarsi come uno dei maggiori festival hard rock e metal nei successivi decenni.

Qui sotto qualche breve testimonianza video dell'evento:


mercoledì 13 febbraio 2019

Pink Floyd - The Man & The Journey

Il 1969 per i Pink Floyd fu un anno particolarmente produttivo ed interessante, il primo forse in cui la band iniziò a muovere qualche passo verso un'identità propria e non totalmente all'ombra dell'ingombrante figura di un Syd Barrett ormai lontano. A Saucerful Of Secrets già mostrava tracce di un graduale cambiamento, con un Gilmour certamente non ancora integrato appieno, ma con importanti contributi compositivi di Wright e, soprattutto, di Waters; ma l'inclusione di Jugband Blues e di quel paio di tracce con Syd ancora presente (Remember a Day e Set The Controls For The Heart Of The Sun), lo rendevano un lavoro un po' ibrido. Il 1969 invece vide la pubblicazione di due album a loro modo importanti e decisamente diversi fra loro. Dapprima la colonna sonora del film More, che mostrava una band nel pieno di una fase in gran parte acustica ma con ancora evidenti parentesi psichedeliche e, inaspettatamente, un paio di brani piuttosto spinti che non vedranno mai un vero seguito (The Nile Song e Ibiza Bar); poi Ummagumma, doppio album che è tanto una celebrazione della loro faccia live nel primo disco quanto un pastiche di pura sperimentazione individuale nel secondo disco. Nel mezzo di tutto questo però ci fu un'altra importante parentesi, indissolubilmente legata a questi ultimi due album, ma in qualche modo comunque diversa.
Con The Man & The Journey si intende una coppia di lunghi brani musicali tematici, suite se vogliamo, proposti solamente in concerto nell'arco del 1969, lunghi circa una quarantina di minuti l'uno e composti sia da materiale nuovo, spesso frutto di improvvisazione, che da brani poi finiti in More e Ummagumma.
Importantissimo far notare che se a posteriori è facile credere che queste due suite potessero essere un pretesto per dare un tono concettuale in concerto ad una manciata di brani dai loro nuovi album, in realtà se andiamo a vedere le date di registrazione degli album noteremo che lavorarono a More da Febbraio a Maggio, ad Ummagumma da Agosto a Settembre, mentre l'album live è tratto dalle date del 27 Aprile e del 2 Maggio. Con queste date sommarie in mente, se si va a ricercare quando suonarono The Man & The Journey in concerto, si può notare che la prima data, un evento chiamato The Massed Gadgets Of Auximenes - More Furious Madness from Pink Floyd, fu il 14 Aprile 1969 alla Royal Festival Hall. Insomma prima di pubblicare sia More che, soprattutto, Ummagumma.
Quindi ci si trova davanti ad una situazione non dissimile al dilemma dell'uovo e della gallina, non tanto per i brani di More, comunque a grandi linee contemporanei, quanto per quelli di Ummagumma. Anche vero che, come vedremo più avanti quando analizzerò nel dettaglio il contenuto, sono anche presenti brani presi da album precedenti, implicando quindi una decisione di riutilizzare materiale già edito. Credo quindi che i brani allora ancora inediti non siano stati composti per una cosa o per l'altra specificatamente, ma che avendoli a disposizione si sia deciso semplicemente di usarli in quanto in qualche modo coerenti con il "concept". Questa sovrapposizione di materiale potrebbe spiegare la mancata pubblicazione ufficiale di una qualche testimonianza di The Man & The Journey ai tempi, cosa comunque considerata pare, e magari idealmente sostituita dal più normale disco live di Ummagumma. 
Esistono varie testimonianze di questi concerti, tra cui una di bassa qualità proprio alla Royal Festival Hall, una versione ridotta suonata alla BBC per il programma Top Gear il 12 Maggio, ed il ben più famoso, per anni bootlegato e poi uscito in The Early Years 1965-1972 nel 2016, concerto al Concertgebouw di Amsterdam del 17 Settembre 1969.
Quest'ultimo concerto è sicuramente la miglior testimonianza di The Man & The Journey in quanto completo e di ottima qualità sonora. Indubbiamente ha delle occasionali rovinose cadute nella performance, ma ciò non impedisce di apprezzarne la bellezza. Basandoci quindi su questa versione, e citando eventuali differenze con altre se presenti, andiamo a vederne il contenuto:

The Man


Daybreak: la prima suite inizia con la bucolica Daybreak, a rappresentare l'alba, il risveglio, l'inizio della giornata dell'uomo. Di fatto si tratta di Grantchester Meadows, poi in Ummagumma, in una versione non del solo Waters alla chitarra e voce come nell'album, ma con anche Gilmour alla seconda chitarra e armonie vocali, e Wright ad inserire ottime parti di organo, assenti nella versione sull'album.

Work: dopo il risveglio il nostro protagonista va al lavoro, e questa sezione è introdotta da una rumorosa sirena, che lascia poi spazio ad un brano puramente percussivo guidato da Mason, con gli altri tre occupati a costruire un tavolo a suon di chiodi, martelli e sega, tutto a tempo di musica. Questa sezione non si tratta di un vero e proprio brano, e quindi non è presente su alcun album.

Teatime: questa sezione non è presente in The Early Years, anche perchè priva di un qualsivoglia elemento musicale, essendo in sostanza il momento della "pausa tè", in cui i Floyd si facevano servire il tè dai roadie sul palco. Sono in molti a tracciare una sorta di collegamento stilistico con Alan's Psychedelic Breakfast da Atom Heart Mother, di appena un anno dopo.

Afternoon: il pomeriggio, un momento di pigrizia e riposo, in un brano che molto probabilmente fu scritto ad hoc, in quanto non trovò poi spazio in nessun album dell'epoca. Bisognerà aspettare fino al 1971 per poterne ascoltare una versione in studio, sulla raccolta Relics, re-intitolata Biding My Time. Questo semplice brano blueseggiante è interessante specialmente per la performance di Wright al trombone.

Doing It!: altro brano guidato dalle percussioni che sta a rappresentare il rapporto sessuale, che non esiste su alcun album ma non è dissimile da certe cose come il finale di The Grand Vizier's Garden Party (Entertainment) da Ummagumma, Up The Khyber da More o addirittura Heart Beat Pig Meat dalla colonna sonora di Zariskie Point, a seconda della performance della singola serata.

Sleeping: il protagonista si addormenta, e a rappresentare questo momento ci pensa un classico brano atmosferico tipico della produzione dei Pink Floyd di quest'epoca. Difficile dire con certezza di che brano si tratti guardando agli album in studio, e forse il più plausibile è Quicksilver da More, qui però corredato dal suono di respiri.

Nightmare: a rappresentare l'incubo ci pensa una versione estesa di Cymbaline da More. Sia in questo caso che quando il brano veniva suonato dal vivo all'interno di una normale scaletta, esso finisce per diventare più spinto, implementare un assolo di Gilmour ed una sezione rumoristica centrale, entrambe le cose non presenti nella quasi acustica versione in studio.

Labyrinth: la breve chiusura della suite; a seconda delle versioni si tratta o di un semplice collage sonoro formato in gran parte da orologi, oppure di una reprise di Daybreak.


The Journey


The Beginning: l'inizio del viaggio, la partenza dalle verdi campagne inglesi, rappresentato qui da Green Is The Colour da More, in una versione anche qui estesa e con un crescendo finale.

Beset By The Creatures Of The Deep: il viaggio procede per mare, dove il protagonista è, letteralmente, "assalito dalle creature delle profondità", e quale miglior brano per rappresentare questa tensione di Careful With That Axe Eugene? Qui come in praticamente ogni concerto dell'epoca Careful inizia direttamente dalla fine di Green Is The Colour, senza alcuna pausa.

The Narrow Way: dopo essersi lasciati alle spalle le creature delle profondità, la nave si ritrova nel mezzo di una tempesta, prima di raggiungere finalmente la terra. Questa parte del viaggio è rappresentata da The Narrow Wat part III, da Ummagumma. Purtroppo la versione di Amsterdam ci regala un Gilmour che segue una linea melodica tutta sua, risultando a dir poco esilarante.

The Pink Jungle: il protagonista una volta a terra si ritrova a dover attraversare una misteriosa giungla, illustrata da un brano che si rivela essere un riarrangiamento di Pow. R Toc. H da The Piper At The Gates Of Dawn. In altri concerti il pezzo in questione prenderà le sembianze di un altro brano dalle tinte tribali non meglio identificato.

The Labyrinths Of Auximenes: una volta uscito dalla pink jungle, un'altra insidia attende il protagonista: un insidioso labirinto, musicalmente rappresentato da un brano presumibilmente improvvisato non distante dalla parte centrale di Interstellar Overdrive, con però una linea di basso quasi identica a quella di Let There Be More Light a guidare il tutto. Il pezzo si conclude con una sezione rumoristica chiamata Footsteps And Doors, composta appunto da suoni di passi e porte che si aprono e si chiudono, presumibilmente diffusi nella sala in quadrifonia grazie all'Azimut Coordinator.


Behold The Temple Of Light: il protagonista raggiunge un non meglio identificato "tempio della luce", e ad accompagnarlo ci pensa un altro brano che si può definire inedito, caratterizzato da brillanti accordi di chitarra non dissimili dall'inizio di The Narrow Way part III da Ummagumma, ma che qui si sviluppano in un modo decisamente più interessante.

The End Of The Beginning: il viaggio si conclude in modo trionfale con quella che è l'ultima sezione del brano A Saucerful Of Secrets, chiamato anche Celestial Voices. In svariate occasioni Wright suonò questo brano con l'organo a canne, nelle sale da concerto che ne vantavano uno al loro interno, quando non addirittura con l'aggiunta di un coro.

In definitiva, questo lavoro sarebbe stato degno di una pubblicazione ufficiale? Di certo sarebbe stato molto interessante, ed avrebbe dato un ruolo ed una casa a brani che finiranno per essere "buttati" in album oggettivamente altalenanti, seppur carichi di fascino. Che poi l'idea ed il risultato abbiano quell'alone di pretenziosità ed ingenuità non lo metto in dubbio, ma non si può negare il fatto che The Man e The Journey rappresentino una delle migliori testimonianze, oltre agli album ufficiali, di uno dei periodi più interessanti e produttivi della carriera dei Pink Floyd.

Vi lascio un interessante video delle prove prima del concerto alla Royal Festival Hall:

martedì 18 settembre 2018

Pink Floyd - I Migliori Bootleg (1967-1977)

Quindi, dopo Queen e Led Zeppelin, tocca ad un'altra delle mie band preferite. Di nuovo, ho selezionato alcune registrazioni che mi piacciono e le ho riportate in ordine cronologico, ma stavolta è stato più difficile trovare registrazioni di buona qualità, quindi alcune di queste potrebbero non essere facilmente ascoltabili da qualcuno che non ha molta esperienza con i bootleg.

Ho deciso di concentrarmi su un periodo di 10 anni, dal 1967 al 1977, fondamentalmente perché, a mio parere, si tratta della fase più interessante per quanto riguarda le esibizioni dal vivo. A poco a poco hanno smesso di improvvisare intorno al 1975, ma lo facevano ancora qua e là nel 1977. Dopo di che, con The Wall e i tour post-Waters, era tutta un'altra cosa: grandi spettacoli, ma ogni concerto suona all'incirca uguale. Inoltre, abbiamo delle uscite ufficiali per tutti questi tour, quindi non ci sono molti motivi per andare a cercare bootleg, a meno che non amiate quei tour e ne desideriate di più.

PREMESSA

Per anni, se non per decenni, alcuni bootleg molto famosi sarebbero venuti inevitabilmente in mente ogni volta che ci fosse stato bisogno di parlare dei Pink Floyd dal vivo: cose come le BBC Sessions '67 -'71, Wembley '74, Amsterdam '69 ... Ma dalla pubblicazione del grande cofanetto "The Early Years 1965 - 1972" molte di quelle registrazioni sono state pubblicate ufficialmente (Wembley '74 faceva parte delle versioni di Dark Side e Wish You Were Here del 2011, divise in due parti, e l'encore di Echoes è in The Early Years), quindi qui non parlerò di quelli, e cercherò alternative. Tuttavia, ci sono state discussioni sulla qualità del suono di quelle versioni ufficiali (specialmente quelle della BBC), e sembra che ci siano alcune versioni bootleg che suonano meglio; quindi potrebbe valere la pena cercarli. Inoltre, alcuni outtake in studio di The Early Years sono stati remixati (in particolare Vegetable Man e Scream Thy Last Scream), quindi se volete ascoltare il mix originale, i bootleg sono ancora la strada da percorrere.

Rotterdam il 13/11/1967

Iniziamo con l'unica registrazione con Syd Barrett che ho scelto. Lo show di Stoccolma su The Early Years è senza dubbio la migliore rappresentazione di questa formazione dal vivo (insieme alle BBC Sessions), ma se ne volete di più nonostante la qualità del suono appena accettabile, potreste prendere in considerazione questo. La setlist è più o meno la stessa di Stoccolma, e in entrambi questi concerti le voci sono appena udibili. Quindi immagino che non si trattasse di un problema tecnico, quanto più una scelta o un risultato di un'amplificazione inadeguata. Per i completisti e i fan di Syd Barrett. Inoltre, è interessante ascoltare Set The Controls For The Heart Of The Sun con Syd Barrett.

Paradiso Amsterdam il 23/05/1968

Ancora una volta, non la migliore qualità sonora qui, ma uno dei migliori documenti dei primi Pink Floyd con David Gilmour oltre alle BBC Sessions. La maggior parte delle versioni bootleg di questa data contengono due spettacoli dello stesso giorno, entrambi della durata di circa 50 minuti ciascuno. Possiamo sentire nuove canzoni che trovano spazio nelle scalette, come Let There Be More Light, A Saucerful Of Secrets, Keep Smiling People (un primordiale Careful With That Axe Eugene), insieme a "classici" come Interstellar Overdrive e Flaming.

Royal Albert Hall London 26/06/1969

A causa dell'uscita ufficiale di Amsterdam 1969 in The Early Years, ora abbiamo le versioni migliori di The Man And The Journey disponibili, quindi ho pensato di cercare un'altra registrazione di quell'epoca. Questa è tristemente incompleta (inizia con Afternoon / Biding My Time) e non suona bene come Amsterdam, ma è comunque molto interessante da ascoltare. Probabilmente il più grande punto di interesse è The End Of The Beginning, dove Richard Wright va all'organo a canne della Royal Albert Hall e la Royal Philarmonic Orchestra con il coro Ealing Central Amateur si aggiunge successivamente, creando un climax incredibile, oltre che i primi segni di cosa sarebbe successo un anno dopo (Atom Heart Mother).

9th National Jazz Pop Ballads & Blues Festival Race Tracks Plumpton 08/08/1969

Un altro documento interessante del 1969, con una scaletta che si colloca tra The Man & The Journey e quella base dell'epoca, che è finita su Ummagumma. Quindi ci sono cose come The Narrow Way pt. III e The Pink Jungle, ma anche Set The Controls, Interstellar Overdrive e così via ... Il suono non è molto buono, ma è comunque ascoltabile.

Festival Actuel Amougies Belgio 25/10/1969

Il suono è forse anche peggiore qui, ma se si riescea sopportare ciò e più o meno la solita scaletta, ci possiamo godere la presenza unica di Frank Zappa su Interstellar Overdrive! Ovviamente ora abbiamo un video su The Early Years, ma l'intero concerto lì non c'è, quindi ...

Fillmore West San Francisco 29/04/1970

Qui le cose cominciano a diventare molto interessanti. Il suono è fantastico, il migliore senza dubbio fino a questo punto, la setlist è lunga e molto buona (insieme alle solite canzoni del 1969, otteniamo la versione della band di Atom Heart Mother e Embryo). È probabilmente uno dei migliori bootleg in generale, insieme ad alcune ottime alternative che stiamo per vedere.

Civic Auditorium Santa Monica 01/05/1970

Solo due giorni dopo e con la stessa setlist, quindi perché lo sto suggerendo? Beh, perché il suono è forse anche migliore, e gli spettacoli del 1970 non sono mai abbastanza! Questo non è completo, quindi ci sono alcune "toppe" da altri spettacoli per offrire un'esperienza di concerto completa. Caldamente consigliato!

Civic Auditorium Santa Monica 23/10/1970

Ancora una volta a Santa Monica, ma pochi mesi dopo. Questo offre di nuovo la stessa scaletta, ma su Atom Heart Mother abbiamo orchestra e coro! Un'altra registrazione di grande qualità! È interessante vedere che Fat Old Sun, se paragonata alla registrazione della BBC del 1970, ha già ottenuto l'arrangiamento più lungo che rimarrà fino al 1971.

Casino Montreux 21-22 / 11/1970

Questi due concerti consecutivi sono sicuramente alcuni dei migliori bootleg dei Pink Floyd di sempre. La setlist è molto simile tra loro (ci sono due tracce blues improvvisate alla fine della prima e Interstellar Overdrive alla fine della seconda), e la versione della band di Atom Heart Mother su The Early Years è stata presa dalla 21. Un ottimo paio di concerti, altamente raccomandati.

Taft Auditorium Cincinnati 20/11/1971

La BBC Session del 1971 è probabilmente ancora il miglior documento di quest'anno, insieme forse a qualche concerto giapponese. Ma questo l'ho scelto perché, nonostante non suoni così bene a livello di qualità, ha la Embryo più lunga mai suonata: circa 26 minuti, con un sacco di improvvisazioni a causa delle tastiere che hanno problemi tecnici. La cosa interessante qui è la possibilità di cogliere alcuni spunti per canzoni future come Obscured By Clouds and Childhood's End. Inoltre, ovviamente Echoes ha trovato il suo posto nella scaletta. È anche l'ultima volta che Embryo e Cymbaline sono state suonate, essendo l'ultima data del tour.

Rainbow Theatre Londra 20/02/1972

Questa è probabilmente la versione migliore come qualità audio di The Dark Side Of The Moon quando si chiamava ancora Eclipse. Hanno suonato l'intero album per tutto il 1972 e tutto è andato lentamente al suo posto. La cosa interessante è ascoltare The Travel Sequence, una jam funky al posto di On The Run, The Mortality Sequence, un brano all'organo con voci registrate al posto di The Great Gig In The Sky, e differenze generali come una Time più lenta cantato in armonia da Gilmour e Wright. E ovviamente, nessuna corista e sax aggiunti. La seconda parte del concerto non suona così bene purtroppo, ma ne vale comunque la pena anche solo per Eclipse.

Hollywood Bowl LA 22/09/1972

Un altro con la stessa scaletta, interessante se volete sentire come Eclipse / Dark Side si è sviluppato durante il tour, oltre ad una seconda parte del concerto decisamente migliore rispetto a quella del Rainbow. Un ottimo concerto.

Hallenstadion Zurich 9/12/1972

Questa è una delle ultime date di questo tour, quindi Eclipse / Dark Side è quasi completamente sviluppato, ma ciò che è interessante qui è la rara ed estesa performance di Childhood's End! Ne vale davvero la pena anche solo per quella canzone, di gran lunga superiore alla sua versione da studio. Un'ottima alternativa a questa, sempre con Childhood's End nel set, è Bruxelles il 5/12/1972.

Radio City Music Hall New York 17/03/1973

Una grande registrazione del tour di supporto a The Dark Side Of The Moon. Qui l'album è riprodotto nella sua versione finale, molto vicina all'album (a parte un po 'di improvvisazione in Money e Any Color You Like), quindi niente di veramente interessante o unico qui, soprattutto perché possiamo ascoltare una versione live di Dark Side dal 1974 in qualità molto migliore (la già citata registrazione di Wembley), quindi perché sto suggerendo questo? Beh, principalmente a causa della prima metà del concerto, dove aprono lo show con Obscured By Clouds e When You're In, entrambi in una versione più lunga e più improvvisata. Il resto della setlist è occupato da Set The Controls, Careful, Echoes e One Of These Days, quindi niente di nuovo qui. Vale la pena soprattutto per l'apertura. Una buona alternativa è Music Hall Boston il 14/03/1973.

Earls Court London 19/05/1973

Identica setlist ma un'altra grande registrazione. Vale la pena di ascoltarlo se vi piace questo tour e volete di più, è sicuramente un'ottima alternativa a quella di New York.

The Palace Theatre Manchester il 09/12/1974

Ovviamente lo show di Wembley pubblicato sulle edizioni Experience di The Dark Side Of The Moon e Wish You Were Here è la prima scelta per questo tour, ma se ne volete un altro, allora probabilmente questo è una valida scelta. Ovviamente il suono non è altrettanto buono, essendo una registrazione del pubblico, ma trovo che sia almeno accettabile. Il principale punto di interesse è ovviamente ascoltare Raving And Drooling, You Gotta Be Crazy (Sheep and Dogs) e Shine On You Crazy Diamond nella loro forma iniziale. L'intero Dark Side viene anche suonato sia qui che in tutti i concerti del 1975, insieme ad Echoes come bis.

Sports Arena LA 26/04/1975

Probabilmente uno dei migliori bootleg del 1975 in termini di qualità del suono. La setlist è leggermente diversa da quella del 1974: Raving And Drooling e You Gotta Be Crazy (questo secondo brano in particolare) sono più vicini alle loro versioni che finiranno su Animals un paio di anni dopo, e Shine On You Crazy Diamond è divisa in due parti come la versione da studio, interrotta per ora solamente da Have A Cigar. Personalmente ho ancora un po 'di problemi con Echoes suonata con coriste e sax, ma diciamo che è perlomeno interessante.

Boston Garden, Boston 18/06/1975

Semplicemente un'alternativa valida al concerto di LA se volete di più. Buona qualità del suono, anche se non quanto il precedente.

Alameda Coliseum Oakland il 05/09/1977

Il miglior bootleg del 1977, con una grande qualità del suono e una spettacolare setlist. Entrambi Animals e Wish You Were Here vengono suonati nella loro interezza (l'ordine dei brani su Animals è un po 'diverso: Sheep, Pigs On The Wing 1, Dogs, Pigs On The Wing 2, Pigs) molto vicino alle versioni in studio. Tuttavia improvvisano un po 'sul finale di Pigs e su Shine On pts. 6-9, portando queste due tracce ben oltre la loro versione in studio. Money and Us And Them sono i primi bis. Curiosamente, solo in questa data, chiudono lo show con Careful With That Axe Eugene, una canzone che non hanno suonato dal 1973 e che non suoneranno mai più dopo questo concerto.

Olympic Stadium di Montreal 06/07/1977

Stessa scaletta, qualità del suono un po' peggiore, ma uno dei concerti storicamente più importanti. Questa è la famosa sera in cui Roger Waters avrebbe sputato addosso ad un fan in prima fila. Ovviamente non possiamo sentirlo, ma è chiaro che qualcosa sta succedendo durante la jam alla fine di Pigs, dove Waters urla cose come "come on boy, all is forgiven", portando il pezzo ad un climax incredibile come nessun'altra versione. Possiamo anche sentirlo lamentarsi di petardi durante Pigs On The Wing. Uno spettacolo molto interessante, da non perdere.