Uno dei poster più ricercati dai collezionisti nella storia del rock, realizzato per pubblicizzare gli ultimi tre concerti (gli unici tre organizzati all'inizio) a Earls Court nel 1975
Non è un mistero che nel corso della loro carriera i Led Zeppelin abbiano reso l'America la loro seconda casa, e la maggior parte dei loro enormi tour si sono svolti lì. Di conseguenza, nel 1975, l'annuncio del loro ritorno in Inghilterra per alcuni concerti a Earl's Court fu un evento a dir poco unico, e di enorme importanza. L'ultima volta che suonarono nel Regno Unito fu a Gennaio 1973, e nel frattempo sono usciti ben due nuovi album! Molte cose sono cambiate in quei due anni, ed un paio di tour molto importanti si sono svolti negli Stati Uniti. Ma partiamo dall'inizio ...
Tour del Nord America
Dopo il lunghissimo e complesso processo di lavorazione necessario per completare Physical Graffiti, con l'album in questione ancora inedito a causa di vari ritardi, nel Gennaio 1975 i Led Zeppelin intrapresero un altro tour negli Stati Uniti. I loro ultimi concerti risalgono al 1973, quindi era passato un bel po' di tempo. Nel frattempo, nel 1974, Robert Plant ha subìto un'operazione alle corde vocali, e invece di riposare la voce come consigliatogli, si è quasi subito dedicato alla registrazione del nuovo album. Quindi, dato che praticamente erano tutti un po' arrugginiti, si decise di organizzare un paio di spettacoli in Europa per riscaldarsi, a Rotterdam e Bruxelles. Questi concerti erano ben lungi dall'essere perfetti e, mentre era tutto pronto per andare in America, Jimmy Page si ruppe l'anulare sinistro nella porta di un treno. Inoltre, a causa dell'inverno molto freddo, Plant si prese una pessima influenza che danneggiò la sua voce per il resto dell'anno, e John Bonham dovette combattere alcuni seri problemi di stomaco durante il tour.
La scaletta di questi primi concerti includeva canzoni come The Wanton Song, When The Levee Breaks e How Many More Times (temporaneamente al posto di Dazed And Confused), tutti brani nuovi, suonati raramente o assenti da tempo dalle scalette, per venire incontro all'infortunio al dito di Page. Queste canzoni furono poi scartate dopo poche date, e le scalette divennero molto simili a quelle del 1973, con solo poche nuove canzoni aggiunte.
La scaletta tipica del tour Americano del 1975, iniziato il 18 Gennaio a Bloomington, in Minnesota, e conclusosi il 27 Marzo a Inglewood, California, fu la seguente:
Rock and Roll
Sick Again
Over the Hills and Far Away
When the Levee Breaks (scartata dopo il 21 Gennaio)
In My Time of Dying
Since I've Been Loving You (suonata solamente il 14 Febbraio, il 21 ed il 27 Marzo)
The Song Remains the Same
The Rain Song
Kashmir
The Wanton Song (scartata dopo il 25 Febbraio)
No Quarter
Trampled Under Foot
Moby Dick
How Many More Times (suonata dal 18 Gennaio al 2 Febbraio) / Dazed and Confused (suonata dal 3 Febbraio al 27 Marzo)
Stairway to Heaven
Bis:
Whole Lotta Love (spesso in medley con The Crunge)
Black Dog
Ulteriori bis, suonati solo alcune sere:
Heartbreaker
Communication Breakdown
Il tour, nonostante l'inizio altalenante, ha vantato delle performance molto buone man mano che è andato avanti, con alcuni concerti eccezionali tra Febbraio e Marzo (come Uniondale 14/2, Long Beach 12/3, Vancouver 19/3 e Seattle 21/3). Il tour terminò con tre date all'LA Forum di Inglewood tra il 24 e il 27 Marzo.
Il ritorno in Inghilterra
Dopo la fine del tour negli Stati Uniti, l'idea era di portare il loro grande spettacolo in Inghilterra, in quella che all'epoca era la più grande sala da concerti: l'Earl's Court Exhibition Centre, un edificio polifunzionale sede di concerti e convegni situata a Londra, tra il Distretto di Kensington e Chelsea e quello di Hammersmith e Fulham, poi demolito nel 2017. Il grande palco che avevano in quel momento, le luci, i laser, il sistema di amplificazione, tutto ciò era incredibilmente costoso da portare in giro per il Regno Unito, o anche per l'Europa, per un tour vero e proprio, quindi si decise di organizzare tre date lì: il 23, il 24 e il 25 Maggio. Così facendo avrebbero potuto suonare per un gran numero di persone, essere pagati e poi andarsene di nuovo in tutta fretta prima di dover fare i conti con le tasse elevate dell'Inghilterra (che erano uno dei motivi principali per cui rimasero all'estero per la maggior parte del tempo in quegli anni).
A causa della forte richiesta (pare che tutti i biglietti per le tre date siano stati venduti in circa quattro ore), si decise di aggiungere altre due date, il 17 e il 18 maggio.
I poster di questi spettacoli (che potete osservare all'inizio dell'articolo) divennero leggendari e il treno disegnato su di essi (chiamato Zeppelin Express) era un modo per dire che, nonostante tutti questi concerti fossero in un unico luogo, tutti potevano arrivarci facilmente in treno.
Da sinistra a destra, John Paul Jones al mandolino, Robert Plant alla voce e tamburello, e Jimmy Page alla chitarra durante il set acustico, probabilmente alle prese con That's The Way. Earl's Court, 1975, giorno ignoto.
I Led Zeppelin arrivarono in Inghilterra il 10 maggio, e subito iniziarono le prove agli Shepperton Studios. Nonostante alcuni problemi tecnici con luci e laser a causa delle differenze nel voltaggio elettrico tra Inghilterra e Stati Uniti, la band era di ottimo umore, e decise di aggiungere un set acustico nel bel mezzo del concerto. Il set acustico faceva già parte della scaletta tra il 1970 e l'inizio del 1973, con diverse canzoni al suo interno. In questo caso specifico sono state scelti Going To California, That's The Way e Bron-Y-Aur-Stomp. Si decise poi di introdurre questa sezione della scaletta con una new entry: una versione elettrica di Tangerine, con il ritornello cantato da tutti loro in un'armonia a quattro parti sorprendentemente riuscita. Questa canzone era stata suonata piuttosto raramente, in un arrangiamento completamente acustico, tra la fine del 1971 e la maggior parte del 1972, e non verrà mai più suonata se non in questi cinque concerti del 1975.
Un'altra caratteristica molto importante per questi concerti fu la presenza di un grande schermo sopra al palco. Potrebbe essere una cosa comune ora, ma allora era la prima volta che qualcosa del genere veniva fatto in Inghilterra. Questo è il motivo per cui abbiamo i video di un paio di questi concerti, ma di questo parleremo più avanti.
Una rara foto del palco ad Earl's Court visto da lontano, in cui si può osservare la tenda che verrà tirata via per rivelare la scritta illuminata "Led Zeppelin" a fine concerto, e l'enorme schermo dove venivano proiettati i video (quelli del 24 e del 25 Maggio sono effettivamente arrivati a noi). Data della foto ignota.
Sabato 17 Maggio 1975
John Bonham durante il suo assolo in Moby Dick, Earl's Court 1975, data ignota
La prima serata è un buon inizio, ma sebbene il loro entusiasmo sia palpabile, la potenza selvaggia delle ultime date Americane di Marzo ha lasciato spazio ad una performance complessivamente più organizzata e disciplinata, un po' meno avventurosa. Il nuovo set acustico avrebbe forse avuto bisogno di un po' più di prove, e funzionerà molto meglio nelle serate successive, ma nel complesso è comunque un buon concerto. Per qualche ragione, nonostante abbia avuto quasi due mesi di pausa, la voce di Robert Plant regala di nuovo stecche continue, probabilmente perché, influenza o no, doveva ancora trovare un nuovo modo di cantare dopo la sua operazione nel '74, ed effettivamente ci riuscirà egregiamente solo nel 1977.
La scaletta di stasera, come sarà per tutte le sere
tranne l'ultima, è la seguente:
I Led Zeppelin in posa nel backstage prima di uno dei concerti ad Earl's Court, Maggio 1975, giorno non specificato.
Rock And Roll
Sick Again
Over The Hills And Far Away
In My Time Of Dying
The Song Remains The Same
The Rain Song
Kashmir
No Quarter
Tangerine
Going To California
That's The Way
Bron-Yr-Aur Stomp
Trampled Underfoot
Moby Dick
Dazed And Confused
Stairway To Heaven
Whole Lotta Love
Black Dog
Abbiamo una registrazione dal pubblico di questo concerto che non è perfetta e, come molte registrazioni simili fatte nello stesso luogo, è molto rimbombante e distante. Tuttavia, è comunque ascoltabile. Stasera li presenta il DJ Bob Harris.
Domenica 18 Maggio 1975
I Led Zeppelin sul palco ad Earl's Court il 18 Maggio 1975, alle prese con Tangerine
Uno spettacolo molto più solido, e probabilmente il migliore dei cinque. La band sembra più rilassata, la scaletta scorre meglio e la maggior parte delle canzoni sono tra le migliori versioni suonate non solo in questi concerti di Maggio, ma anche degne di rivaleggiare con certe performance del tour Americano. Una di questi è certamente No Quarter, seguita a ruota dall'intero set acustico, in cui possiamo sentire chiaramente le bellissime armonie di Tangerine e una meravigliosa performance vocale di Plant in That's The Way. Per qualche ragione Jimmy Page ha deciso di usare la sua Fender Stratocaster blu in Over The Hills And Far Away, con ottimi risultati.
Ancora una volta, tutto ciò che abbiamo è una registrazione dal pubblico, ma probabilmente è la migliore tra quelle disponibili, di nuovo un po' rimbombante ma che coglie bene l'atmosfera del concerto, e allo stesso tempo è abbastanza chiara. Il DJ Johnny Walker li presenta stasera.
Venerdì 23 Maggio 1975
Jimmy Page con la Fender Stratocaster blu, probabilmente durante No Quarter. Earl's Court, 23 Maggio 1975.
Un altro spettacolo molto solido, forse giusto un gradino sotto al precedente. Certamente è una buona serata vocalmente per Robert Plant, e l'intera band è decisamente in forma. Page tira fuori di nuovo la Stratocaster blu, non solo per Over The Hills And Far Away, ma anche per un'incredibile versione di No Quarter. La Stratocaster funziona molto bene in queste due canzoni, e ci si può chiedere perché non l'abbia usata più spesso (visto che la usò effettivamente molto in studio). Dovremo aspettare fino al 1979 per vederla suonare di nuovo sul palco, anche se solo in In The Evening. Un altro momento clou di questa sera è una delle versioni più pesanti di Kashmir, suonata più lenta del solito per farla sembrare ancora più grandiosa ed epica, anche se forse manca di un po' di energia.
Un'altra registrazione del pubblico documenta questo spettacolo, con una qualità del suono simile a quella delle altre serate. Il DJ Kid Jensen li presenta stasera.
Sabato 24 Maggio 1975
I Led Zeppelin sul palco ad Earl's Court, data ignota, Maggio 1975.
Questo è il primo spettacolo di cui abbiamo una registrazione dal mixer e un video completo, e per questo motivo è uno dei concerti più famosi dei Led Zeppelin, insieme al successivo. Tuttavia, sebbene l'atmosfera sia positiva, e sia fantastico vederli e ascoltarli finalmente con una tale qualità, la performance sembra un po' troppo rilassata qua e là. Bonham in particolare sembra essere spesso dietro agli altri (e probabilmente il fatto che la batteria sia piuttosto bassa nel mix non aiuta), e ci vuole loro un po' per riscaldarsi. Detto questo, la parte centrale dello spettacolo è stellare, con una bellissima No Quarter, una potente Trampled Underfoot ed una delle migliori versioni di Dazed And Confused, in cui tutti gli elementi aggiunti negli ultimi anni sembrano fluire perfettamente, con una sezione particolarmente inquietante di Woodstock al posto della classica San Francisco, ed un'atmosfera oscura che permane in tutti i suoi 35 minuti che è difficile da esprimere a parole. Assolutamente da ascoltare.
Come detto sopra, di questo concerto abbiamo sia una registrazione completa del mixer che un ottimo video. Ovviamente il tutto in bootleg, non pubblicato ufficialmente. Il DJ Nicky Horne li presenta stasera.
Domenica 25 Maggio 1975
Jimmy Page che fa un ultimo inchino dopo quasi quattro ore di concerto. Earl's Court, 25 Maggio 1975. Una delle svariate foto in cui si può osservare la scritta illuminata "Led Zeppelin" che appariva a fine concerto.
Con una durata di circa 3 ore e 45 minuti, è uno dei concerti più lunghi mai suonati dai Led Zeppelin. C'è più energia nell'esibizione di stasera, anche se la voce di Plant sembra ormai stanca. Page sembra dare tutto quello che ha, e Bonham è tornato in piena forma, mentre Jones, beh, è sempre una roccia infallibile. Ci sono punti in cui la serata precedente è stata migliore, soprattutto in Dazed And Confused (che, per inciso, fu suonata per l'ultima volta in assoluto proprio in questo concerto), ma ciò che dà a questo concerto una marcia in più sono i bis. Dopo 3 ore e mezza, i Led Zeppelin tornano sul palco per una ottima versione di Heartbreaker, ed una divertente Communication Breakdown con un interludio reggae. Uno concerto spettacolare, pur con i suoi difetti.
Come per il 24, abbiamo sia una registrazione del mixer che un ottimo un video, con solo un breve taglio nel mezzo, tra No Quarter ed il set acustico (riempito dalla registrazione dal pubblico nella maggior parte delle versioni). Di nuovo, ovviamente, il tutto è in bootleg, non pubblicato ufficialmente. Il DJ Alan Freeman li presenta stasera.
Cosa è stato ufficialmente pubblicato
Led Zeppelin DVD, 2003
Nel 2003, quando uscì il DVD dei Led Zeppelin, fu un grande evento. Per la prima volta alcuni filmati della band, ripuliti e rimasterizzati, potevano essere visti da tutti. La maggior parte dello spettacolo della Royal Albert Hall del 1970 è lì, un sacco di apparizioni televisive dal 1969, alcune outtakes dal Madison Square Garden nel 1973 (concerto dal quale fu tratto il film e l'album live The Song Remains The Same nel 1976) e quasi un'ora ciascuno da Earl's Court 1975 e Knebworth 1979. Questi ultimi due in particolare sono stati creati assemblando riprese tratte da varie serate, come per l'audio, ma concentriamoci in particolare su Earl's Court.
Il video dura 45 minuti e 46 secondi e contiene Going To California, That's The Way, Bron-Y-Aur-Stomp, In My Time Of Dying, Trampled Underfoot e Stairway To Heaven. Essendo riprese destinate al grande schermo sopra al palco durante i concerti, questi video consistono principalmente in primi piani della band, quindi non c'era intenzione di pubblicarli come un vero e proprio film (anche se, ironia della sorte, a volte sono effettivamente più soddisfacenti da guardare della maggior parte di The Song Remains The Same).
Vediamo da dove sono state tratte queste canzoni:
Going To California è quasi completamente dal 25, con solo poche parti vocali prese dal 24.
That's The Way è di nuovo quasi completamente dal 25.
Bron-Y-Aur-Stomp è di nuovo del 25, con alcune parti vocali modificate ed un'altra presa dal 23.
In My Time Of Dying: dal 24, con alcune parti leggermente modificate.
Trampled Underfoot: principalmente dal 25, con un sacco di modifiche apportate alla voce, prendendo pezzi dal 24 o dal 23.
Stairway To Heaven: sempre dal 25, con una piccola correzione alla fine dell'assolo di chitarra (quella sera Jimmy ha dovuto suonare le note finali un'ottava più bassa a causa di una corda rotta, ma su questo DVD quella sezione suona alta come al solito, anche se il video non corrisponde, e l'audio è sicuramente preso da un'altra serata), e la parte finale con solo Robert che canta tratta dal 24.
Questi due DVD sono pieni di piccoli frammenti di video e audio in tutti i vari menù. Un esempio è il sottomenu della sezione di Earl's Court sul secondo DVD, che presenta, oltre a un video di Belfast 1971, l'audio di Bron-Y-Aur-Stomp del 24/05/1975. Un altro esempio è nel menu delle opzioni audio, sempre sul secondo DVD, che presenta un video di Seattle del 21/03/1975, durante la sezione centrale di Whole Lotta Love, ma l'audio è tratto dalla stessa sezione dell'esibizione di Earl's Court del 25.
Se volete saperne di più a riguardo, vi rimando a questo interessantissimo sito in inglese, dove si analizzano tutti i live video e audio ufficiali dei Led Zeppelin, e si va a cercare la fonte di ogni frammento utilizzato.
Quindi, a giudicare da ciò che possiamo vedere e sentire, è ovvio che Page abbia entrambe le serate finali, il 24 ed il 25, in video e audio multitraccia, tuttavia alcuni frammenti di audio sembrano essere presi dal 23, il che ci può far pensare che ci sia anche una registrazione multitraccia di quella sera, o magari anche un video. Se è così, essendo il 23 un ottimo concerto nel complesso, è un po' un peccato lasciarlo inedito, per non parlare di una possibile compilation creata usando le tre serate disponibili, ma stavolta a coprire l'intera scaletta! Ma forse si chiede troppo.
Un'altra bella foto in cui si può osservare la scritta "Led Zeppelin" che appariva a fine concerto. Earl's Court, Maggio 1975, giorno non specificato.
E dopo?
Led Zeppelin, 1976, foto promozionale
Mentre erano in Inghilterra, Page e Plant sono stati sottoposti a varie vaccinazioni, poiché volevano andare in Marocco appena dopo aver finito i concerti all'Earl's Court, per fare ricerche per il prossimo album. Successivamente, è stato organizzato un altro tour negli Stati Uniti a partire da fine Agosto, e c'erano programmi per altri concerti in Asia, forse in Sud America, e chissà dove altro. I Led Zeppelin erano sulla cresta dell'onda in quel momento.
Prima di tutto ciò, Robert e Jimmy, insieme alle loro famiglie, sono andati in vacanza in Grecia, sull'isola di Rodi. Un giorno, Jimmy decise di andare in Sicilia, a visitare la casa di Aleister Crowley, lasciando sua figlia a Plant e alla moglie Maureen. Purtroppo quel giornotutti e tre furono vittime di un incidente d'auto, e mentre la figlia di Page stava bene, sia Robert che sua moglie rimasero gravemente feriti. Plant si ruppe una caviglia ed un gomito, e questo ha causato una lunga pausa forzata per la band. In quel periodo, con Plant in sedia a rotelle, furono scritte le canzoni per Presence, e la band non suonerà dal vivo prima di Aprile 1977, in un nuovo lungo tour Americano, quasi due anni dopo Earl's Court.
Dopo un indiscutibile capolavoro come Rock Bottom era praticamente impossibile tentare di ripetersi. La perfezione di quell'album fu frutto di tanti fattori, non ultimo l'aggiunto alone di emozione dato dall'ascolto dei pezzi associandoli alla situazione di Wyatt post-incidente (nonostante fossero stati composti prima, particolare che in molti sembrano convenientemente dimenticare), ed era quindi impossibile tirare fuori qualcosa di anche solo paragonabile tentando di andare nella stessa direzione. Fu così che Wyatt decise di fare un passo indietro e di non comporre nulla, dedicandosi invece a riarrangiamenti di lavori altrui, tra cui molti suoi amici e collaboratori di lunga data. In realtà c'è anche un brano composto da Robert, ma ci arriviamo più avanti.
Di certo quel che si nota in questo lavoro è una forte tendenza all'uso di sonorità jazz, certamente frutto dei collaboratori presenti, ed in generale un tono più brillante e meno cupo del precedente album. Già tenendo conto di tutti questi fattori penso sia ovvio quanto difficile possa essere fare paragoni tra due lavori che sembrano quasi stare agli estremi come metodo e risultato, ma ciò non ha certo evitato a Rock Bottom di gettare una ingombrante ombra su un album che invece meriterebbe perlomeno altrettanta pazienza ed attenzione, senza che esso abbia la presunzione di ambire alle stesse vette emotive, ma che anzi sembri distanziarsene volutamente.
L'album è suddiviso in due metà ben distinte, nominate Side Richard e Side Ruth (ciò spiega il titolo), e curiosamente l'ordine dei due lati sembra cambiare di versione in versione dell'album, con il Side Ruth molto spesso posto in apertura (come ad esempio su Wikipedia), mentre l'ultima versione su Cd pone il Side Richard in apertura. Ciò ovviamente finisce per cambiare di molto l'esperienza di ascolto, anche se come nel dettaglio è un fatto puramente soggettivo.
Basandosi quindi sulla versione in Cd, veniamo da subito accolti dalla prima parte di Muddy Mouse, un brevissimo e bizzaro brano piano e voce composto da Fred Frith su cui Wyatt canta nel suo consueto tono acuto un testo alquanto bizzarro. Il brano riaffiora tre volte nel primo lato, intervallato dagli altri brani, e solo nella sua terza ed ultima parte si evolve in Muddy Mouth, forse il brano più vicino a Rock Bottom sia per il suo inizio nel tipico stile canoro di Wyatt che tenta di imitare gli ottoni, sia per la natura più melodica della sezione che segue, sempre con solamente piano e voce. Nel mezzo troviamo dapprima l'unico brano attribuito al solo Wyatt, Solar Flares, che in realtà è un riarrangiamento della colonna sonora dell'omonimo film sperimentale di Arthur Jones del 1973. Il brano si regge su un'ossessiva base ritmica fatta di percussioni e sax, su cui Wyatt canta una melodia senza parole in unisono al piano. Il tutto si trascina verso un crescendo finale prima del suo graduale spegnimento. Dopo la seconda sezione di Muddy Mouse ecco invece 5 Black Notes And 1 White Note, riarrangiamento di Barcarolle di Jacques Offenbach. Un pezzo leggero come l'aria, quasi impalpabile nonostante la grande quantità di note al suo interno, con il solo "difetto", se vogliamo, di non andare mai veramente da nessuna parte, e di finire senza lasciare molte tracce. Dopo la già citata terza parte di Muddy Mouse che poi lascia spazio a Muddy Mouth, si passa al lato Ruth con quello che forse è il brano più tradizionale dell'album. Soup Song arriva dai tempi dei Wilde Flowers ed è accreditata a Wyatt e Hugh Hopper, allora con il titolo di Slow Walking Talk. Si tratta di un divertente boogie con testo geniale in cui protagonista che si ritrova tra gli ingredienti di una zuppa, ovviamente contro la sua volontà, e finisce per rassegnarsi al suo destino augurando però un bel mal di pancia a chi lo mangerà.
Segue Sonia, bel brano di Mongezi Feza dominato dai fiati e con una gran bella performance del suddetto alla tromba, tra le ultime prima della sua prematura morte a fine 1975. Certamente il picco del lato Ruth è Team Spirit, brano ad opera di Phil Manzanera che finirà anche nel suo Diamond Head con il titolo Frontera. Qui siamo di nuovo in territori jazz, con però una struttura più definita ed una bella parte cantata da Wyatt (come dimenticare la storpiatura di "kiss me Hardy" in "kick me Hardy"). L'apoteosi sonora centrale dove il sax di Gary Windo sembra combattere con tutti gli altri strumenti e varie ondate elettroniche è qualcosa di spettacolare. Interessante citare il fatto che Brian Eno, presente in svariate parti dell'album, è qui accreditato alla "direct inject anti-jazz ray gun", di certo un riuscitissimo modo di far riferimento alle tensioni che hanno caratterizzato la lavorazione dell'album, specialmente tra i jazzisti ed Eno, noto per essere piuttosto lontano da quel mondo.
L'album si conclude con un riarrangiamento di Song For Che di Charlie Haden particolarmente riuscito, che fa intuire il sempre crescente, e particolarmente importante di lì a qualche anno, impegno politico di Wyatt.
Vari fattori, tra cui l'allora insodddisfazione di Wyatt nei confronti di questo album, lo portarono ad allontanarsi dalla musica per quasi un decennio, salvo la pubblicazione di singoli a sfondo politico per l'etichetta Rough Trade nei primi anni '80, poi raccolti nell'album Nothing Can Stop Us, prima del suo vero e proprio ritorno con l'album Old Rottenhat nel 1985. Ruth Is Stranger Than Richard ha quindi l'onere di essere l'unico album solista di Wyatt negli anni '70 oltre a Rock Bottom (se escludiamo The End Of An Ear del 1970, lavoro così diverso da esser spesso visto come un episodio a parte), con tutto ciò che ne consegue. Qualunque album dopo Rock Bottom non sarebbe stato all'altezza, e la scelta di Wyatt di percorrere un'altra via usando principalmente materiale altrui ha perfettamente senso, anche perchè ciò comunque non impedisce al suo stile unico di affiorare in più parti, pur con risultati decisamente più solari e positivi dell'album precedente.
Ovviamente il risultato è un lavoro frammentario, privo dell'unità tematica e sonora di Rock Bottom, e così va affrontato, senza aspettarsi da esso ciò che non è. Una volta superato questo pregiudizio ci si trova di fronte un album di gran classe, con il consueto incontro-scontro di interessanti personalità ed ispirazioni, ed un approccio libero alla musica, tanto jazz quanto l'esatto contrario.
Dopo il trionfale Quadrophenia ed il piuttosto tragico tour di supporto, cosa avrebbero potuto fare gli Who? Era ovvio e palese che l'apice era già stato raggiunto, e tutt'ora alcuni fan guardano a quella magica trilogia formata da Tommy, Who's Next e Quadrophenia come a qualcosa di irraggiungibile, indicando inevitabilmente uno di quei tre album come loro preferito. Nel 1975 uscì anche il film di Tommy diretto da Ken Russel, forse rappresentando il primo sguardo al passato nella carriera degli Who, che proprio nel tour del 1975 e '76 suonarono più brani tratti da Tommy che dalla loro uscita più recente.
In ogni caso, Tommy o no, un nuovo album doveva arrivare, e ciò che uscì si lasciò alle spalle ogni qualsivoglia grandiosità sia strumentale che tematica, caratteristica irrinunciabile nei lavori precedenti. The Who By Numbers, che già nel suo sarcastico titolo sembra voler dare l'impressione di essere semplicemente un altro album degli Who, dove il "by numbers" indica un modo di fare seguendo una sorta di ricettario, delle regole, nulla di nuovo insomma (gioco di parole tra l'altro rappresentato in modo brillante nella bellissima copertina ad opera di Entwistle).
In realtà non è propriamente così, ma senza dubbio si percepisce quasi una mancanza di "fame", di ambizione, e ciò ha portato gli Who ad un album, almeno in superficie, più "normale". Ciò che forse più di ogni altra cosa caratterizza The Who By Numbers è una sorta di crisi che colpisce Pete Townshend in quel periodo, il quale ormai sulla soglia dei 30 anni si sente vittima di un mondo, quello dell'industria dell'intrattenimento musicale, in cui non si sente più totalmente a suo agio, e anzi si vede quasi come un impostore, ormai troppo vecchio e con la celeberrima frase "hope I die before I get old" che oscilla sopra la sua testa come una spada di Damocle. Interessante tra l'altro notare come i tempi siano cambiati in quel mondo, in quanto questa percezione Townshend l'ha avuta allo scoccare dei 30 anni, mentre oggi a quell'età è decisamente più facile esser definiti "giovani promesse".
I testi dell'album sono quindi decisamente più sinceri, autobiografici, a tratti fin troppo autocritici, ed il tutto per la prima volta non si nasconde dietro ad un qualche personaggio inventato parte di un concept album, ed è anzi esposto alla luce del sole in prima persona.
Già da subito con l'apertura di Slip Kid ci si trova davanti un brano decisamente più grezzo se confrontato con le aperture degli album precedenti, caratterizzato da inusuali percussioni, il magnifico piano di Nicky Hopkins che brilla per tutto l'album, e semplicemente i quattro Who, che per tutto l'album riescono forse meglio che in ogni altro caso a catturare il loro essenziale sound live (seppur più pulito) senza troppi orpelli aggiunti. Slip Kid parla della continua lotta, delle continue responsabilità che si fanno sempre più evidenti man mano che si cresce, con ovvio riferimento al rock and roll, dal quale "there's no easy way to be free", tanto a 13 anni quanto a 63.
However Much I Booze sembra quasi essere una seduta di terapia buttata su carta e messa in musica, ed è comprensibile il rifiuto di Daltrey di cantarla. Townshend se ne occupa in modo egregio, che tra ammissioni di essere un "impostore", un "clown", un mentitore seriale ed una sorta di fallimento, ammette che il rivolgersi all'alcool non risolve una situazione dalla quale non esiste via d'uscita.
Dopo un brano dalla tale pesantezza, la divertente Squeeze Box con i suoi ben poco celati doppi sensi sembra decisamente fuori posto; ciò non significa che non sia un pezzo piacevole, anzi, però è un peccato, visto il titolo, che l'assolo sia stato affidato ad un banjo e non ad una fisarmonica.
In Dreaming From The Waist ritorna un suono più tipicamente Who, e nonostante Townshend non abbia mai fatto segreto del suo scarso apprezzamento per questo brano, si rivela essere uno dei pezzi più riusciti dell'album, con cambi di accordi non banali e bellissimi interventi corali nel ritornello.
Nella successiva Imagine A Man si nota forse per la prima volta il carattere di questo The Who By Numbers, che fa di ballate dalla più pura, triste e malinconica bellezza il suo punto forte; elemento questo decisamente meno presente precedentemente. Chitarra acustica in primo piano, magnifica interpretazione di Daltrey, di nuovo Hopkins al piano, ed un Moon misurato a decorare i crescendo come solo lui sapeva fare. Da applausi.
Success Story è l'unico brano ad opera di Entwistle in questo album, e di nuovo ci regala un testo geniale ed intriso del suo solito senso dell'umorismo, con ovvi rifermenti agli Who stessi, al rompere chitarre per arrivare lontano, allo sperare di "farcela" prima dei 21 anni, all'essere in studio anni dopo a lavorare alla duecentosettantaseiesima take del prossimo numero uno... Un gran bel brano ritmato che alleggerisce quasi quanto Squeeze Box, riuscendo però ad essere decisamente migliore.
Arriviamo ora ad un'altra magnifica perla: They Are All In Love. Altra ballata di cui basta citare un passaggio del testo, che vale più di mille parole quando si vuole parlare di questa fase della carriera degli Who: "goodbye all you punks, stay young and stay high, hand me my checkbook and I'll crawl out to die. But like a woman in childbirth, grown ugly in a flash, I've seen magic and pain, and now I'm recycling trash". Uno dei pezzi più belli dell'album e della loro intera discografia.
Blue Red And Grey è invece una "stranezza", con Townshend da solo ad accompagnarsi con un ukulele ed un gran bell'arrangiamento di Entwsistle agli ottoni, è un brano molto grazioso che ha pian piano guadagnato un certo apprezzamento negli anni, ed in cui Townshend ha un impeto di ottimismo e dichiara di amare ogni momento della giornata.
In How Many Friends ritorna l'amarezza, e ci si chiede quanti veri amici ci si può vantare di avere, di quelli che ci amano per ciò che siamo, arrivando alla conclusione che si possono contare sulle dita di una mano, probabilmente in una situazione aggravata dall'essere una rockstar.
In A Hand Or A Face chiude l'album in modo un po' più spinto, dove l'ossessivo coro di "I am going round and round" rappresenta perfettamente il girare su se stessi senza una meta.
Insomma un album decisamente più essenziale e crudo dei precedenti, ed è facile immaginare una possibile delusione degli ascoltatori che aspettavano il successore di Quadrophenia e si sono ritrovati una band in crisi di identità. In realtà negli anni The Who By Numbers è diventato l'album preferito di molti fan, che ne apprezzano il suono più essenziale e le tematiche, oltre al non trascurabile fatto del poter ascoltare un Keith Moon ancora in forma, ed in generale una band che suona in modo solido e potente forse per l'ultima volta prima della morte di Moon, licenziando un album con una coerenza di fondo che il successivo Who Are You, nonostante abbia ottimi brani sparsi, non avrà.
Gli Who a questo punto erano in discesa, l'apice artistico era alle spalle e lo stesso Townshend lo sapeva, ma The Who By Numbers è un maturo colpo di coda uscito in tempi strani, in procinto di subire l'avvento del punk che loro stessi avevano anticipato negli anni '60. Un album che non stupisce ma emoziona, e che si merita un 8,5.
Quarto album in studio degli americani Eagles ed un album che purtroppo non gode della stessa fama di altri loro lavori. Indubbiamente Hotel California e, seppur un gradino sotto, Desperado rimangono i vertici della loro carriera, dal punto di vista commerciale il secondo e, a mio parere, artistico il primo. One Of These Nights cade nel mezzo di una loro fase di transizione da country a southern rock, che pur essendo entrambi elementi presenti più o meno sempre nel loro suono, il primo prevaleva negli album fino a Desperado, ed il secondo iniziò ad imporsi dal successivo e più elettrico On The Border. Ovviamente sarà l'entrata di Joe Walsh a trasportare la band lontano dai toni acustici dei primi album, ma in questo One Of These Nights non era ancora presente. Chi invece iniziava a prender posto all'interno della band era Don Felder, che già in On The Border, seppure in modo marginale, aveva contribuito al suono più rock di brani come Already Gone e Good Day In Hell. Come sappiamo ben presto finirà per buttar giù l'idea che poi farà nascere nientemeno che Hotel California, ma in questo album è ancora il "nuovo arrivato", tra l'altro ancora affiancato da Bernie Leadon, qui al suo ultimo lavoro con la band.
Leadon infatti era forse colui che più di tutti era legato al country degli esordi, e proprio per via di questo cambio di direzione ed approccio nella band, oltre che sicuramente per via dei soliti conflitti interni, lascerà gli Eagles dopo questo album.
Già dall'inizio dell'album si mette in chiaro che gli Eagles non sono più solamente l'ennesimo gruppo country. La title track rappresenta forse la loro unica puntatina in territori disco-funk, in un brano dall'arrangiamento magistrale oltre che inaspettatamente complesso nei suoi incastri di chitarre e voci. Don Henley qui si conferma come voce principale e rappresentativa degli Eagles, sfoderando anche un inaspettato e cristallino falsetto. I Barclay James Harvest devono aver ascoltato molto bene questo brano quando si ritrovarono a comporre Rock And Roll Star.
La successiva Too Many Hands vanta il bassista Randy Meisner alla voce, in un brano di polveroso country rock godibile ma non indimenticabile. Hollywood Waltz invece è un sonnolento valzer che sembra quasi essere una versione riveduta ed aggiornata di Saturday Night da Desperado, con cui condivide stile e atmosfera; un bel brano che rimanda al passato degli Eagles.
Segue Journey Of The Sourcerer, caso più unico che raro per loro di brano interamente strumentale, oltre ad essere l'indiscutibile capolavoro di Bernie Leadon, che ben rappresenta l'ormai evidente distacco stilistico tra lui ed il resto della band a quel punto. Un bellissimo pezzo atmosferico guidato dal banjo con il supporto sia del resto della band che dell'orchestra, famoso per esser stato usato nella colonna sonora del film The Hitchiker's Guide To The Galaxy.
Nella successiva Lyin' Eyes entra finalmente Glenn Frey alla voce solista, in un brano principalmente acustico con bellissime armonie vocali nel ritornello. Pur essendo, a mio parere, un po' troppo lungo nella versione su album (su singolo presenta una strofa ed un ritornello in meno), rimane una delle migliori creature partorite dal compianto Frey, tanto da vincere il Grammy per la "miglior interpretazione vocale pop di coppia o di gruppo".
Il brano che forse più di ogni altro rimane tutt'oggi tra i più conosciuti e celebrati di questo album è però senza dubbio Take It To The Limit. Il suo andamento lento e "dondolante", la squillante voce di Meisner che qui dà il suo meglio, quel senso di rassicurante libertà che solo certi pezzi sanno dare, tutto concorre alla magnifica resa di un brano riproposto ancora oggi dal vivo dai rimanenti Eagles, ma che nessuno riuscirà mai a far rendere quanto Randy Meisner.
A questo punto è ovvio che l'album abbia già raggiunto il suo apice, e che si appresti quindi ad una lenta discesa che porta alla sua conclusione, iniziando con il primo brano ad opera di Don Felder, Visions. Un altro semplice brano dai toni tipici del southern rock, lascia un po' il tempo che trova, anche e soprattutto a causa della performance vocale dello stesso Felder, priva delle personalità dei compagni di band; si può capire perchè non lo ritroveremo più come cantante solista negli album successivi.
Un ultimo ottimo colpo di coda lo dà la premiata ditta Frey/Henley con l'ottima After The Thrill Is Gone, brano malinconico che sembra quasi anticipare certe cose da The Long Run, come The Sad Cafe.
L'album però non finisce qui, e si chiude con la pacata I Wish You Peace, vero e proprio addio alla band da parte di Bernie Leadon, che compone il brano insieme alla sua compagna di allora Patti Davis, figlia di Ronald Reagan.
Forse uno dei lavori più "di gruppo" degli Eagles, in cui ogni membro si conquista uno spazio ed il tutto non è ancora monopolizzato dalla tirannica coppia Henley/Frey, ma che forse soffre un po' del già citato senso di transizione. Ognuno sembra "tirare" in una direzione diversa, e se da un lato questo ci regala uno degli album più eclettici di questa band, dall'altro ne risente un po' in solidità. Certo è che One Of These Nights contiene alcune delle canzoni più note e meglio riuscite della loro intera carriera, e mostra un notevole passo avanti dal pur ottimo, ma un po' sbiadito al confronto, precedente On The Border.
Un album che combina l'anima più commerciale e quella più "sperimentale" (per quanto sperimentali possano essere gli Eagles) di questa band, e per questo si merita un 8 come voto.
Menzione d'onore per la copertina, forse la più bella della loro intera discografia.
L'obbligatorio doppio album che prima o poi 9 band su 10 decidono di sfornare. Spesso si tratta di concept album, altre volte semplicemente frutto di session particolarmente produttive, oppure può essere un semplice calderone con brani di varia provenienza. Ecco, questo Physical Graffiti appartiene all'ultima categoria, in quanto circa metà di esso è composto da brani allora effettivamente nuovi, e l'altra da scarti di album precedenti. Ovviamente la divisione non è netta, il tutto è mischiato più o meno bene nei due dischi, ma rimane piuttosto ovvio quali siano i brani nuovi e quali quelli vecchi. Vuoi per la differenza in termini di audio, mix e produzione, vuoi per la voce di Robert Plant che mostra i primi evidentissimi segni di cedimento... Sì, perchè dopo l'ottimo Houses Of The Holy (anche prima a dire il vero), la voce di Plant si trasformò da una sirena assordante ad un ranocchio effeminato, causando quindi concerti spesso imprevedibili nei vari tour dal 1973 in poi (nonostante una notevole ripresa nel 1977). Una volta ultimato il tour americano si dice che Plant subì un'operazione alle corde vocali per la rimozione di noduli, causati dall'ovvio eccessivo sforzo e mancanza di tecnica canora. La prima regola in questi casi, con o senza operazione, è riposare. E quindi giustamente i Led Zeppelin si buttarono subito in studio a registrare i nuovi brani, che proprio per questo motivo vantano delle parti vocali decisamente meno potenti, rauche, sottili, fragili, tipiche di una voce tutt'altro che in salute. Facile quindi notare la differenza nei momenti in cui affiora il brano vecchio di turno, con un Plant decisamente più in forma. Questo non aiuta a creare un senso di unità all'album, che risulta piuttosto dispersivo senza paradossalmente raggiungere la varietà del precedente Houses Of The Holy. C'è però da dire che se ci si sofferma sull'ascolto e si tralasciano tutti questi particolari, è chiaro che Physical Graffiti è potenzialmente uno dei migliori lavori di casa Zeppelin. Indubbiamente soffre della classica "sindrome da album doppio", lasciando il forte sospetto che se si fosse trattato di un album singolo avrebbe forse potuto essere ancora migliore. E la cosa curiosa è che se davvero mi dovessi dedicare ad una selezione atta a creare un singolo album, un buon 90%, se non la totalità dei brani, sarebbero quelli delle session del 1974. Non che quelli più vecchi siano brutti, ma in molti dei brani "nuovi" si nota una notevole maturità, specialmente a livello compositivo e di arrangiamenti.
Anche un blues come In My Time Of Dying, che da una parte guarda indietro alle loro origini, riesce a guadagnarsi il trono di loro miglior ri-arrangiamento blues a mio parere. 11 minuti con un indiavolato Page alla slide, stacchi possenti e cavalcate infinite, con un Plant che vocalmente trasuda sofferenza pura. E che dire di Trampled Underfoot? Non distante da D'yer Mak'er o The Crunge nella sua natura di esperimento in territori un po' più distanti dal loro solito, in questo caso un ibrido tra funk e disco ante-litteram, riesce ad elevarsi al di sopra di essi e a confermarsi come un ottimo brano anche in sede live. Poco da dire poi su Kashmir, ormai conosciuta anche dalle pietre grazie agli orribili campionamenti in anni recenti, che con il suo inarrestabile e pesante ritmo ed i suoi toni orientali è uno degli apici assoluti della carriera dei Led Zeppelin, che portano qui a compimento idee che già affioravano in LZ III con Friends. In The Light invece è un brano che avrebbe meritato ben più fortuna; in quanto la sua natura complessa, l'introduzione di nuovo orientale con un bordone di synth e chitarra suonata con l'archetto, i bei riff delle strofe ed il finale particolarmente positivo e solare sono una perfetta rappresentazione della maturità compositiva raggiunta, che purtroppo avrà ben pochi seguiti negli anni successivi. Maturità che raggiunge un altro apice non indifferente in Ten Years Gone, brano più malinconico e sommesso ma carico di fascino. Ovviamente tra i brani "nuovi" ci sono anche esempi più semplici e canonici del loro tipico sound: come Custard Pie, Sick Again e la "nuova Immigrant Song" che è The Wanton Song, ma diciamo che ben funzionano per alleggerire un po' i toni. Tra i ripescaggi invece si può notare una qualità un po' più altalenante: tra gran bei brani come The Rover, la più pop Down By The Seaside ed il fascinoso quadretto acustico Bron-Yr-Aur, ci sono brani più "innocui" come il rock leggero di Houses Of The Holy (la parte migliore è il riff) e le parentesi comunque divertenti e scanzonate di Boogie With Stu e Black Country Woman. Curiosa tra l'altro la presenza del brano Houses Of The Holy qui e non nell'album omonimo. La sua esclusione credo che sia stata giustificata dalla somiglianza con Dancing Days, oltre che dall'usanza di non avere mai brani con lo stesso titolo dell'album di cui fanno parte immagino.
Insomma, era proprio necessario ripescare dei pezzi vecchi quando grandissima parte dei migliori sono senza dubbio quelli nuovi? Bella domanda. Ma è anche vero che in quegli anni l'album doppio era quasi d'obbligo per tutti, anche quando non era necessario. Negli anni si è un po' persa questa tendenza, anche se più che altro la si è mascherata riempiendo i CD invece che usare due vinili, e realizzando quindi di nuovo album fin troppo lunghi "perchè si può", specialmente negli anni '90. Ma tornando a Physical Graffiti, c'è chi ha tracciato un parallelo con il White Album dei Beatles, indicando come punti in comune il formato, la maturità della band, la varietà dei generi affrontati... Graffiti però manca di quella coesione e quell'atmosfera indescrivibile che rende il White Album un capolavoro nonostante i suoi difetti, che non sono poi così diversi da quelli di Graffiti.
Certamente non si tratta del miglior album de Led Zeppelin, ma senza dubbio è l'ultimo "quasi capolavoro" della loro carriera. Ironico pensare che fu il loro primo album con l'etichetta Swan Song.
Come voto si merita un 8.
Di solito questo tipo di articoli sono dedicati ad album non propriamente "pubblicati", progetti ed idee incomplete magari poi uscite decenni dopo in una forma, spesso, diversa. Insomma lavori su cui per decenni si sono susseguite teorie di ogni tipo, in un tentativo di fare chiarezza. Tommy degli Who però uscì senza troppi problemi nel 1969, e allora perché scriverne un articolo? Beh, perché credo che ci sia molto da dire a riguardo, e perché è raro trovare tutte le informazioni che lo riguardano (o perlomeno quelle più interessanti) raccolte in un solo luogo. L'idea è di partire dal background, quindi facendo una panoramica sulla situazione degli Who prima di arrivare alla realizzazione di Tommy, soffermandomi poi sulla componente spirituale che influenzò fortemente Townshend in quel periodo. Passerò poi alla tracklist, dove mi soffermerò su ogni singolo brano parlandone a livello musicale e lirico, citando curiosità e aneddoti interessanti, e soprattutto illustrando man mano la storia. Concluderò parlando del dopo, di tutti i progetti nati da esso, dalle performance live, al film, al musical.
Le fonti che mi hanno aiutato a compilare l'articolo sono:
Who Am I di Pete Townshend
The Who – Pure And Easy, Testi Commentati di Eleonora Bagarotti
Wikipedia
Amazing Journey: The Story of The Who
The Who – Sensation – The Story Of Tommy
Quindi, sperando che vi possa interessare, buona lettura!
1 - Pre - Tommy
Wikipedia ci dice che “un'opera rock è una composizione musicale in stile rock dotata di una struttura narrativa organica che si presta a essere rappresentata in forma scenica.” Stando a questa definizione, già nel 1966 gli Who si avvicinarono al concetto di Rock Opera con il brano A Quick One (While He's Away), definita da Townshend stesso “mini-opera”, un brano di circa 9 minuti composto da varie brevi sezioni unite da un filo narrativo (parlo dell'album A Quick One qui). Non fu mai rappresentata in forma scenica, ma lo stesso accadde anche per molti altri lavori ed album definibili come opere rock usciti successivamente: penso a S.F. Sorrow dei Pretty Things (in un certo senso i primi ad estendere questo approccio ad un intero album, nel 1968, ne parlo qui) e ad Arthur dei Kinks. Diciamo quindi che, come appunto la definizione suggerisce, anche se un'opera non è stata effettivamente rappresentata in forma scenica, basta che si presti a quell'aspetto per sua natura. E A Quick One… ci rientra in pieno dunque, mostrando un appena ventenne Townshend che già guardava oltre allo scheletrico rock di My Generation e I Can't Explain. Poi un aspetto che differenzia le opere di Townshend da altri album analoghi, come i due citati sopra, è la presenza di più personaggi e dialoghi ben concepiti, laddove in un S.F. Sorrow, se escludiamo la parte di Baron Saturday, si limita ad essere un racconto quando non un monologo.
In un certo senso questa tendenza proseguì in The Who Sell Out l'anno seguente (di cui parlo qui), nel brano Rael. Nell'album troviamo una versione monca di questo brano, della durata di circa 6 minuti scarsi a causa della fretta e del ridotto spazio sull'album. Un destino sciagurato per un brano che avrebbe dovuto durare, pare, circa venti minuti se non di più, di cui ne esistono 10 in versione demo. In un'intervista del 2012, Townshend raccontò che Rael era frutto dei suoi studi di opere e copioni vari per capire come creare qualcosa di quel genere, molto più ambizioso ed esteso di A Quick One… La sua lavorazione procedette come un qualcosa di esterno a ciò che stavano facendo gli Who, finché Kit Lambert, alla ricerca di ulteriori brani per gli Who, costrinse Townshend ad usare alcuni di quei frammenti per creare, appunto, un brano di appena sei minuti. Inutile dire che la storia, che avrebbe dovuto raccontare un conflitto tra Israele (da qui Rael) e la Cina, finì per essere tutt'altro che chiara e comprensibile, ed il brano finì per diventare una piccola curiosità in un sottovalutatissimo album. Townshend disse:
“IRed Chins sono i comunisti cinesi che nel 1999 annientano le religioni e conquistano il mondo, Ma nessuno sa bene di cosa si tratta, l'ho scritta troppo velocemente per soffermarmi sul significato.”
Anni dopo spuntò una ulteriore breve sezione, nominata Rael Naive, che certamente estese il brano, ma che non lo portò certo ad avvicinarsi più di tanto alla sua completezza. A quanto pare, nella visione che aveva Townshend di Rael come opera vera e propria, Arthur Brown ne sarebbe dovuto essere l'interprete principale.
Un altro elemento importante di Rael è la presenza di una sezione strumentale, a circa 3 minuti e mezzo nella versione di The Who Sell Out, che finirà pari pari in Tommy, precisamente nella seconda metà del brano Sparks e in Underture. Questo a riprova del fatto che probabilmente Townshend non era soddisfatto di come fu realizzata Rael, e decise di riprenderne una sezione sperando magari in un destino migliore.
Sempre all'epoca di The Who Sell Out ci fu un altro brano importante, che però non trovò spazio nell'album, finendo in svariate raccolte di rarità e in riedizioni di Sell Out: Glow Girl. Un brano che racconta di uno schianto di un aereo su cui è presente il protagonista del brano, e subito dopo quello che si presume essere lo schianto (reso nel migliore dei modi da un'esplosione sonora psichedelica), la band canta in coro “It's a girl, Mrs. Walker, it's a girl”. Si presume quindi che mentre il protagonista muore, la moglie partorisca la loro figlia; scenario simile a quello di Tommy (aereo a parte, ma ci arriveremo) dove un coro identico, ma al maschile (it's a boy), accompagna la nascita dell'omonimo bambino.
2 - Il "bad trip", Meher Baba e Amazing Journey
Non era raro, sul finire degli anni '60, rivolgersi alle droghe psichedeliche per cercare risposte, per aprire la mente, e anche Townshend ovviamente finì per provare l'LSD. Questo fino al festival di Monterey. Di ritorno dal Monterey Pop Festival del 18 Giugno 1967, Townshend assunse una pasticca di LSD sull'aereo, e ciò gli causò un brutto trip che lo allontanò per sempre da quel tipo di droga.
Nella sua autobiografia Who I Am racconta:
“...dopo trenta minuti l'hostess, il cui naso all'insù le dava un aspetto vagamente porcino, si era trasformata in un vero e proprio maiale che correva su e giù per il corridoio, grugnendo. L'aria era piena di una musica vaga e mi chiedevo se non stessi vivendo di nuovo le strane esperienze sonore della mia infanzia. Alla fine mi resi conto che il suono proveniva dal bracciolo del sedile. Dopo aver indossato una cuffia fu come se sentissi allo stesso tempo tutti i generi musicali diffusi sull'aereo: rock, jazz, classica, cabaret, classici di Broadway e country lottavano per impossessarsi del mio cervello. Stavo davvero per perdere la testa, quando mi ritrovai a galleggiare appena sotto il tetto dell'aereo, restando dentro la cabina. Tutto mi sembrava mutato di scala. Sotto di me Karen e Pete se ne stavano stretti con lei che lo credeva addormentato e gli dava dei buffetti leggeri. Dal mio punto di vista il trip con l'LSD era finito. Percepivo ogni cosa chiaramente, la vista non era più offuscata, avevo ripreso possesso dei miei sensi, ma ero del tutto disincarnato. […] In quell'istante sentii la voce di una donna che diceva dolcemente: “Devi tornare al tuo posto, non puoi stare qui”. “Ma io sono terrorizzato, sento che se torno al mio posto, morirò.” “Non morirai. Non puoi stare qui”. Mentre discendevo nel mio corpo, sentivo che gli effetti dell'LSD scemavano. Il peggio sembrava essere passato...”
Questa brutta esperienza segnò Townshend, che decise di rinunciare definitivamente all'uso dell'LSD e di rivolgersi altrove per la ricerca di risposte alle domande che lo assillavano. Fu così che uno dei nuovi amici di Pete, Mike McInnerney, fu complice della più importante svolta spirituale nella vita di Townshend. Mike McInnerney era un illustratore, all'epoca collaborava con il giornale International Times, e successivamente disegnò l'artwork di Tommy.
Mike regalò a Pete un libro intitolato The God-Man, ad opera del giornalista inglese Charles Purdom, che parlava di un tal Meher Baba. Vero nome Merwan Sherian Irani, esso era un leader spirituale indiano definito Avatar, cioè Dio in forma umana. Il nome Meher Baba significa Padre compassionevole. Townshend trovò molte risposte alle sue domande in quel libro, molte delle quali segnate da un ritorno alla semplicità più basilare. Concetti come “fai del tuo meglio, lascia il risultato nelle mani di Dio”, “non, preoccuparti, sii felice” (ebbene si, Don't Worry, Be Happy di Bobby McFerrin fu proprio ispirata da questa frase ricorrente di Meher Baba), uniti alla semplice richiesta di amarlo. Un altro aspetto di Meher Baba che colpì Townshend fu il suo voto del silenzio che mantenne dal 1925 alla sua morte, nel 1969. Secondo lui non c'era bisogno di nuovi messaggi, tutto era già stato detto.
Townshend disse a riguardo:
“Il silenzio di Meher Baba era pieno di immaginazione. Era un monito più forte e rivoluzionario di tante parole e di tanta musica rock. Il suo è stato un grido silenzioso e nitido, una riflessione sul mondo e sull'esistenza molto ampia, universale. È ciò che pensai per Tommy...”
Townshend divenne così un suo seguace e questo influenzò notevolmente molti dei suoi lavori, a cominciare, appunto, da Tommy.
Lì infatti la componente spirituale è di primaria importanza, a partire dal protagonista stesso, come spiega lo stesso Townshend nella sua autobiografia:
“Uno dei documenti più importanti cui ho fatto riferimento durante la scrittura di Tommy era uno schema che avevo abbozzato su inizio e fine dei sette viaggi che costituiscono la rinascita. Stavo tentando un arduo doppio salto mortale: descrivere il rapporto tra discepolo e maestro e, secondo lo stile che Hermann Hesse usa nella saga della reincarnazione, collegare le ultime sette vite di quel discepolo in un dramma lirico che si concludeva con la perfezione spirituale. In Amazing Journey presi in prestito elementi degli insegnamenti di Meher Baba per sostenere le idee con cui mi ero trastullato nell'anno precedente, caratterizzate dalla psichedelia.Ogni volta che il bambino-discepolo Tommy rinasce, ritorna con una nuova saggezza interiore, ma la sua continua ad essere una vita di contrasti. La mancata conoscenza della propria crescita spirituale è come una disabilità per il ragazzo, decisi così che il mio eroe sordo, muto e cieco sarebbe potuto essere autistico. Per questo, per mostrare il momento luminoso in cui diventa siddhi, gli avrei fatto recuperare l'uso dei sensi. L'escamotage funzionava: la deprivazione sensoriale del ragazzo sarebbe stata un simbolo dell'isolamento spirituale della nostra vita quotidiana.”
Come conseguenza di questo tipo di interessi, Townshend scrisse un lungo poema dal titolo Amazing Journey, che non solo servì come punto di partenza per l'intero progetto, ma alcune parti furono proprio utilizzate nell'omonimo brano che ritroveremo nell'album. Questo poema ben illustra il suo punto di vista sulla ricerca spirituale, come dimostrano alcuni passaggi che riporto qui sotto (purtroppo mi è stato impossibile trovarlo intero):
“I am lost. An eternity must have passed since I felt enlightenment.
Eons Must Have Passed since I made any progress towards my Lord.
I am perpetually praying to him for guidance, but he never answers.
I am beginning to believe that he has carried on without me.
One life is all I know. The present life.
And yet becauseof my ignorance of the infinite
I cannot enjoy it. I am sad, poor, wrapped in my indignitiy
And not aware of any of the knowledge I may have
Stumbled upon in the past.
[…]
As time passes boredom forces me to amuse myself.
I marry and justify a lifetime of obsessed moneymaking
In order to keep my family. I justify an eternity of oblivious
Dreaming to counter the strain of all my money making.
And again, like a flash i see the vision of the Master.
Ever patient. Totally forgiving. All knowing, Waiting
At the exact spot I left him. I quickly run towards him.
Bringin my wife and family, bringin my business partners
And odd acquaintainces who had shown interest in my Amazing Journey.
[…]
Each time the thoughts of the Master would enter my mind
And the very knowledge of his presence would save me.
Up, up, in search of the summit we climbed.
Each time a new height was attained a new one became apparent.
Then one morning as the sun's mellow warmth awoke me
I realized my position. Here was the tallest mountain
In the whole universe, and yet when I climbed it
What did I find? Only myself. If I had climbed a mountain
Any higherI would still only find myself. Maybe if I
Searched every jungle in the cosmos I would find the throne of the LORD.
Perhaps if I ransacked the Ocean floors on every planet
In every galaxy, in every universe in the infinite cosmos
I would find him. The Master gravely shook his head and I
Knew that despite his infinite wisdom, infinite power, infinite awareness
That he would not, could not tell me where to look.
Or even what to look for. I had to find the answer myself.”
3 - Lavorazione
Gli Who nel 1968 erano in una situazione di crisi: Sell Out si era rivelato un flop, i singoli, fino a poco tempo prima veicolo primario per la loro musica, faticavano ad entrare in classifica; c'era il bisogno di andare oltre. E fu proprio qui che Townshend, insieme a Kit Lambert, decise di raccogliere le sue idee e di estendere il concetto di rock opera ad un intero album basato su una storia. Le registrazioni iniziarono il 19 Settembre 1968 agli IBC Studios, per un album ancora senza un titolo definitivo. Ci si riferiva ad esso come “Deaf, Dumb and Blind Boy”, “Amazing Journey”, fino a che si decise il nome del protagonista, Tommy. Come al solito Townshend preparò una serie di demo registrati in solitaria per presentare le idee dei brani alla band, di cui parlerò nel dettaglio, insieme alla storia, più avanti. Per la registrazione dell'album furono utilizzate otto tracce, e Kit Lambert si occupò della produzione. Lo stesso Lambert avrebbe ad un certo punto voluto usare arrangiamenti per orchestra sinfonica, ma Townshend non era d'accordo, e credeva che il tutto dovesse essere suonato dagli Who. Il sospetto che Lambert volesse aggiungere inserti orchestrali di nascosto continuò però ad essere presente in Townshend, soprattutto a causa della scelta di tenere alcune delle 8 tracce libere.. Secondo Chris Stamp, il motivo per cui Lambert avrebbe voluto usare un'orchestra era per impressionare o sbeffeggiare gli amici del padre (il quale era un compositore classico) creando una ambiziosa parodia rock delle opere liriche.
Molto del materiale presentato in forma demo da Townshend fu scartato in quanto poco adatto al suono degli Who, spesso troppo focalizzato sulla parte vocale. John Entwistle ad un certo punto venne coinvolto nella scrittura di brani necessari ad illustrare temi difficili per Townshend: l'abuso ed il bullismo. Brani che, nonostante i tentativi di Townshend testimoniati da demo come Cousin Kevin Model Child, sembravano non funzionare. Lo humour nero tipico di Entwistle gli permise di fare un ottimo lavoro. Anche Moon venne coinvolto, ed ebbe l'idea geniale di usare un “holiday camp” come ritrovo per i seguaci di Tommy. Di tutto questo ne parlerò meglio nella sezione dell'articolo dedicata alla tracklist, dove scenderò nel dettaglio.
Un altro aspetto importante per l'intera carriera degli Who fu il ruolo di Roger Daltrey. Fino a quel punto, pur essendo il cantante di ruolo, era stato spesso messo in disparte dagli altri, come testimoniano A Quick One e Sell Out; ma durante le registrazioni di Tommy, lui “divenne” Tommy. Ci fu un momento in particolare in cui Townshend arrivò in studio e gli altri erano già lì, e Kit Lambert si diceva poco convinto di una parte vocale di Daltrey, e voleva che fosse Townshend a occuparsene; quando però Townshend riascoltò quella sezione, l'iconica “See me, Feel me” cantata con un fil di voce da Daltrey, capì che non era possibile fare di meglio.
Fino a quel punto infatti avrebbe dovuto essere Townshend ad occuparsi di molteplici parti vocali, compresa la voce interiore di Tommy, vari personaggi ed il narratore, creando quindi non poca confusione; Daltrey, avendo una voce più matura e potente, avrebbe interpretato Tommy da I'm Free in poi, in età adulta. La sua prova vocale in See Me Feel Me ed il suo desiderio di interpretare Tommy per tutto l'album, unito al suo notevole impegno nell'adattarsi a livello interpretativo, convinse tutti. Questa sua acquisita sicurezza vocale, unita alla sua rinnovata immagine non più con i capelli stirati, ma con una lunga chioma riccia, creò una forte immagine impossibile da ignorare. Gli Who avevano finalmente un frontman di tutto rispetto, e Tommy acquisì un volto ed una voce.
Un'altra grande svolta, che finì per alleggerire i toni di un'opera che rischiava di diventare fin troppo seriosa e pesante, fu la trovata di far diventare Tommy un campione del pinball, come vedremo meglio quando parlerò del brano Pinball Wizard.
Le registrazioni furono interrotte più volte da vari tour, dalla realizzazione del Rock And Roll Circus dei Rolling Stones (in cui gli Who suonarono una delle migliori versioni di A Quick One While He's Away), ed il che allungò di non poco i tempi. Già era la fine del 1968 ed era passato un anno da The Who Sell Out, un tempo molto lungo in quegli anni. La casa discografica insisteva per una pubblicazione in primavera, in vista di un importante tour ad Aprile, ed intanto pubblicava la raccolta Magic Bus.
Curiosamente ciò che aiutò Townshend a organizzare le idee fu un'intervista per Rolling Stone da parte di Jann Wenner, in cui Townshend parlò delle idee che aveva per l'album e Wenner le riportò interamente sul giornale. Rileggere quell'intervista tornò molto utile a Townshend, che probabilmente si inventò alcune cose mentre parlava con il giornalista. Nel frattempo le registrazioni continuarono ed i brani vennero registrati e ri-registrati più volte, il tutto si estese ad un doppio album ma la tracklist continuava a cambiare e c'erano ancora molti dubbi a riguardo. Kit Lambert decise quindi di scrivere un copione, intitolato Tommy (1914-1984), lo stampò, lo diede alla band e ciò li aiutò a focalizzarsi sulla storia. L'album alla fine uscì a Maggio, e del mix finale se ne occuparono il tecnico del suono Lyon-Shaw e l'assistente Ted Sharp, in quanto Kit Lambert decise di andare in vacanza al Cairo, e gli Who erano occupati con la promozione.
Ciò risultò in un mix diverso dalle intenzioni iniziali, con le voci in primissimo piano in modo da rendere ogni singola parola comprensibile all'ascolto.
4 - Storia / Tracklist
01 – Overture
L'album, nella migliore tradizione classica, inizia con l'overture. In sostanza si tratta di una composizione che racchiude al suo interno alcuni dei temi più importanti dell'album, citando in sostanza sezioni di altri brani ed unendole in un unico brano. Spesso questi temi sono leggermente modificati, non riprodotti in modo identico, e nel dettaglio troviamo:
0:00 - 0:34 da "1921"
0:35 - 1:01 da "We're Not Gonna Take It"
1:02 - 1:35 da "Go to the Mirror!"
1:36 - 1:52 da "See Me, Feel Me"
1:53 - 2:20 da "Go to the Mirror!"
2:21 - 2:58 da "Listening to You"
2:59 - 3:22 da "We're Not Gonna Take It"
3:23 - 3:50 da "Pinball Wizard"
3:50 - 5:21 da "Sparks"
Quest'ultima sezione, basata sul brano Sparks, comprende anche l'unica parte cantata di questo brano, dove si parla di “Captain Walker”. Padre del protagonista, risulta disperso in guerra, proprio mentre suo figlio sta nascendo: “his unborn child will never know him”. Una situazione vissuta da molti ragazzi coetanei di Townshend (Roger Waters ne parlerà estensivamente) per colpa della Seconda Guerra Mondiale, qui però il tutto è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale. Come vedremo, nel film del 1975 il tutto è effettivamente spostato in avanti alla Seconda Guerra Mondiale, immagino per spostare poi l'età adulta di Tommy agli anni '60/'70 e rendere il film più attuale anche visivamente. Il padre di Tommy risulta quindi disperso in guerra, non si sa se sia vivo o morto, ma nessuno si aspetta di rivederlo.
02 – It's a Boy
Breve brano acustico collegato all'Overture senza alcuna pausa, ci presenta la moglie del Captain Walker, la quale ha appena partorito un figlio, Tommy. L'entusiasmo con cui il coro esalta la nascita di un figlio maschio, ben rappresenta la mentalità di quei tempi.
Townshend disse:
“In Inghilterra, fino a metà del secolo scorso, il figlio maschio era considerato un segno di fortuna. È strano, se si pensa che la monarchia inglese ha incoronato parecchie regine. Probabilmente è un vecchio retaggio culturale, che vede soprattutto nella figura del maschio caratteristiche importanti come il coraggio. Io, per altre ragioni, non ho mai avuto dubbi sul fatto che Tommy fosse un maschio e non una femmina: ho sempre scritto storie di ragazzi in crisi. È una dimensione che ho conosciuto perfettamente, tanto da sapere come esprimerla in tutte le sue drammatiche sfumature.”
03 – 1921
Mrs. Walker, la madre di Tommy, ora vive insieme ad un amante, ed insieme festeggiano l'arrivo del 1921, che secondo loro sarà un anno positivo. Proprio in quel momento ritorna il vero padre di Tommy, sopravvissuto alla guerra, e preso dalla rabbia causata dall'aver trovato la moglie con un amante, lo uccide. Il piccolo Tommy assiste alla scena tramite un riflesso di uno specchio, e questo, unito all'incitazione al silenzio da parte dei suoi genitori per nascondere l'accaduto (“You didn't hear it, you didn't see it, you won't say nothing to no one, ever in your life, you never heard it, how absurd it all seems without any proof”, a cui Tommy risponde “I heard it, I saw it etc...”), causano a Tommy un blocco che lo rende sordo, muto e cieco.
04 – Amazing Journey
Il brano centrale dell'album, quello che inizialmente dava il titolo all'intero progetto, e che illustra in modo efficace la situazione di Tommy. L'essere sordo, muto e cieco gli apre altre possibilità, altri modi di percepire la realtà, la vita: “sickness will surely take the mind, where minds can't usually go”.
Townshend:
“...Tommy nel suo mondo autistico elaborava, con la sua sensibilità, tutto ciò che vedeva e accadeva a un livello molto più alto degli altri esseri umani. Poichè era più intelligente, il suo spirito era più evoluto. Ciò che lo circondava non era qualcosa di cui aveva bisogno. O meglio, avrebbe voluto essere compreso, ascoltato e visto per ciò che era, ma gli altri erano incapaci, inadeguati.”
Tommy è immobile davanti allo specchio dopo l'accaduto, e lì vede sé stesso, e poi una strana figura, “un uomo alto, avvolto in una veste argentea luminosa, con una barba dorata che scende fino a terra”. È fuori da ogni dubbio che questa figura sia ispirata a Meher Baba, “l'Avatar” a cui è anche dedicato l'intero album, colui che ti guiderà nel “viaggio stupefacente”. “His eyes are the eyes that transmit all they know, sparkle warm crystalline glances to show he is your leader, he is your guide, on the amazing journey together you'll ride”. Il viaggio qui è quello spirituale, ben descritto nell'omonimo poema di cui ho riportato qualche estratto precedentemente. Questo è forse il primo brano in cui Roger Daltrey si appropria prepotentemente dell'identità e della voce di Tommy, con risultati stupefacenti. In questo brano, così come anche in alcuni altri, si possono chiaramente notare le influenze classiche di Townshend in fase di composizione.
05 - Sparks
Il secondo brano strumentale dell'album, che starebbe a rappresentare il viaggio di cui si è parlato poco fa. È interessante notare come si faccia spesso confusione sull'inizio del brano, causando spesso incongruenze nel momento in cui bisogna decidere dove “tagliare” le tracce per il CD. Stando a Wikipedia e alla versione in mio possesso, il brano durerebbe 3:45, mentre in alcuni casi l'inizio viene tenuto attaccato ad Amazing Journey e Sparks consiste solo negli ultimi 2 minuti circa. Questa confusione è causata dal fatto che tra Amazing Journey e Sparks non ci sono pause, e a poco meno della metà di Sparks c'è un cambio, che appunto può trarre in inganno. Il brano infatti ha un inizio di circa 1 minuto e mezzo abbondante basato su un riff ostinato (lo stesso della sezione “Captain Walker” dell'Overture) corredato da vari effetti psichedelici, seguito poi dalla riproposizione del tema strumentale di Rael che, come detto ad inizio articolo, viene ripescato quasi pari pari. Ascoltando i vari demo di Townshend ci si rende conto che la prima sezione di Sparks era decisamente più estesa e più psichedelica, oltre ad essere un brano a parte titolato Dream 1, e forse qui si spiega ulteriormente perché spesso si identifichi Sparks come solamente la seconda sezione. Il tutto si conclude richiamando l'inizio di Amazing Journey, suggerendo quindi che si tratti di un unico brano.
06 – The Hawker – Eyesight To The Blind
Eyesight To The Blind è un riarrangiamento dell'omonimo brano di Sonny Boy Williamson, scelto da Townshend per i riferimenti nel testo a “deaf”, “dumb” e “blind”, sordo, muto e cieco, uno per strofa. Rititolato The Hawker, dovrebbe rappresentare un uomo, secondo alcune fonti una sorta di venditore ambulante, che offre fantomatici aiuti e cure senza in realtà avere la minima conoscenza in materia, una frode insomma. Non è chiarissimo di chi si tratti costui, anche se è fuori da ogni dubbio il suo collegamento con la acid queen che vedremo più avanti. Le incongruenze stanno tutte sull'effettivo legame tra i due: alcune fonti dicono che sono marito e moglie, mentre Townshend nel documentario Sensation dice che lui è il “pappone”. In ogni caso stupisce la scelta di distanziare The Hawker da The Acid Queen nella tracklist definitiva, rendendo meno evidente il collegamento. Il film distanzierà ancora di più il tutto ambientando la sezione di The Hawker in una chiesa, e non è chiarissimo se “l'hawker” sia Eric Clapton o Arthur Brown, accreditati rispettivamente come predicatore e prete.
Un'altra cover fu considerata per Tommy, Young Man Blues di Mose Allison; e nonostante sia stata registrata non fu poi utilizzata, diventando però uno dei loro cavalli di battaglia nei concerti di quel periodo.
07 – Christmas
Un brano atto a rappresentare le difficoltà dei genitori di Tommy, che non sono in grado di amarlo quanto vorrebbero in quanto diverso. Diverso dagli altri bambini che sono felici e aprono i regali il giorno di Natale, mentre Tommy non sa neanche che giorno sia. C'è anche un'altra preoccupazione da parte dei genitori, e riguarda la, secondo loro, impossibilità di Tommy di conoscere la religione, di pregare, e che quindi non potrà essere “salvato dalla tomba eterna”.
Non è difficile notare una critica alla religione organizzata da parte di Townshend, che dice:
“Ho il massimo rispetto per la religione, ma nutro un po' di disillusione e di fastidio nei confronti delle posizioni più rigide, e ho voluto esprimerlo. Ho notato che le persone praticanti, che non sono necessariamente votate a una reale spiritualità e condivisione, tendono ad essere quelle più egoiste, forse perché chiuse in un piccolo mondo che li rappresenta. Tommy “rompe” gli schemi, quindi non è ben accetto, a dispetto di quanto la scena festosa di Natale vorrebbe sembrare fraterna e solidale. È solo apparenza: lo spirito del Natale non c'è affatto, a parte i regali impacchettati e destinati ai bambini. Quei doni non sono che dei mezzi per sedare il senso di colpa degli adulti a causa delle mancanze nei loro confronti.”
Alla reiterata richiesta dei genitori se Tommy sia in grado di sentirli (“Tommy can you hear me?”) Tommy risponde con una spiazzante richiesta espressa dalla sua voce interiore: “see me, feel me, touch me, heal me”; guardami, sentimi, toccami, guariscimi. Uno dei temi portanti dell'album che verrà ripetuto in altri punti chiave, è una richiesta che, secondo Townshend:
“nessuno la intuisce, nessuno la percepisce […]. Nessuno immagina come sia l'animo di Tommy, ciò che prova. Tutti vorrebbero solo cambiare le cose in base alle proprie aspettative e ai luoghi comuni, come se la felicità dipendesse da questi.”
Da notare la presenza nel testo dei primi segni di quella che diventerà una passione molto importante per Tommy più avanti, nella frase “playing poxy pinball”.
08 – Cousin Kevin
Una delle due composizioni ad opera di John Entwistle, è la rappresentazione del bullismo nei confronti di un Tommy ormai adolescente, oltre che un segno di una certa disillusione e disinteresse da parte dei suoi genitori nei suoi confronti, che iniziano a lasciarlo in mano a personaggi non certo virtuosi. Townshend tentò di comporre un brano atto ad affrontare questo aspetto, e tirò fuori Cousin Kevin Model Child, cantata da Keith Moon, ma il risultato non sembrò convincente (questo brano finì poi nella raccolta di outtakes Odds And Sods del 1974). Townshend si riferì quindi ad Entwistle, sicuro che con il suo humour nero avrebbe saputo rappresentare al meglio questo aspetto della vita di Tommy ed un altro a cui arriveremo più avanti. Townshend infatti si sentiva forse troppo coinvolto in un argomento come il bullismo per riuscire a scriverne in modo convincente; anche se, piuttosto inaspettatamente, rivelò di non essere stato bullizzato, quanto piuttosto di aver preso lui stesso parte ad atti di bullismo quando era più giovane, e che gli faceva male ripensarci.
Entwistle non solo riesce a comporre un brano musicalmente oscuro e minaccioso, come già aveva dimostrato di saper fare egregiamente in Boris The Spider anni prima, ma dà anche il suo meglio creando immagini sì disturbanti ed esagerate, ma perfette per rendere l'idea di ciò che si vuole rappresentare.
“Do you know how to play hide and seek? To find me it would take you a week. But tied to that chair you won't go anywhere, there's a lot I can do with a freak.” E via così a raccapriccianti immagini come tentativi di affogamento nella vasca, bruciature di sigaretta sul braccio, una spinta giù dalle scale…
Curiosamente Cousin Kevin è uno dei brani che non fu suonato dal vivo in quegli anni.
09 – The Acid Queen
La “regina dell'acido”, qui interpretata da Pete Townshend, è la rappresentazione di “sesso, droga e qualsiasi altra tentazione. È la società stessa a spingerci” disse Townshend. Si tratta di una prostituta, una zingara, a seconda delle fonti moglie o dipendente dell'hawker (o entrambe le cose, chissà), che mette a disposizione ogni tipo di droga al suo cliente. Non è difficile immaginare questo brano come una critica da parte di Townshend a droghe come l'LSD, che complici il bad trip di cui si è parlato precedentemente e la condanna ad ogni droga da parte di Meher Baba, ora non vedeva certo di buon occhio. Tommy viene affidato a lei dai genitori sperando che sia in grado di “svegliarlo”, ma come ogni servizio a pagamento, seppur definito da lei stessa un successo (“my work is done, now look at him, he's never been more alive”), è sempre qualcosa di effimero ed illusorio. Townshend disse però che:
“ The Acid Queen non voleva essere una lezione morale, sarei stato l'ultima persona a poterla e a volerla fare. È piuttosto il racconto di una situazione vissuta in prima persona, la denuncia del fatto che anche la droga e la prostituzione sono strumenti illusori che fanno comodo ad un certo tipo di società e sfruttano le persone, il loro dolore.”
10 – Underture
Una sorta di reprise del tema di Sparks, qui notevolmente più esteso, usato per descrivere una sequenza onirica. Si tratta di un altro brano non proposto dal vivo ai tempi e anche successivamente, fino al 2017, in cui fece capolino in scaletta in una versione più breve e posizionata dopo Smash The Mirror.
11 – Do You Think It's Alright?
Brevissimo brano in cui si vedono di nuovo i genitori distanziarsi da Tommy. La loro insoddisfazione causata dalla sua situazione, che sembra non avere soluzione, li spinge a voler uscire per distrarsi e ad affidare Tommy allo zio Ernie, padre di Kevin. Si chiedono quindi se sia una scelta giusta, in quanto Ernie “had a few too many tonight”, insomma ha il vizio del bere, e non solo…
12 – Fiddle About
Lo zio Ernie infatti finisce per molestare il giovane Tommy, in un breve brano inquietante di nuovo ad opera di Entwistle. Townshend infatti non voleva e/o non riusciva a scrivere di questo argomento a causa della sua infanzia, in cui pare che sia stato effettivamente molestato, anche se i ricordi sono tutt'altro che nitidi. Tommy, non potendo reagire in alcun modo né raccontare l'accaduto successivamente, si rivela essere la “vittima perfetta”. Townshend disse:
“L'autismo totale che affligge il ragazzo è però la rappresentazione del senso di colpa, del terrore e dell'immobilità che tutte le piccole vittime di abusi sessuali provano.”
Entwislte, come al solito, riesce a descrivere perfettamente la depravazione dello zio Ernie in frasi come “down with the bedclothes, up with the nightshirt”, creando un'immagine raccapricciante molto efficace nella sua semplicità.
13 – Pinball Wizard
Il brano della svolta dell'intero progetto, oltre che il più famoso. Townshend voleva che Tommy diventasse ad un certo punto una sorta di rockstar, in quanto la sua capacità di percepire vibrazioni e di comunicare attraverso esse rendeva la musica un mezzo di fondamentale importanza. Questo fino a che Nik Cohn, un critico che scriveva per il Guardian, non fu invitato ad ascoltare il risultato del loro lavoro fino a quel punto. Cohn apprezzò la musica, ma trovò un po' troppo “pesante” tutta la questione del comunicare attraverso le vibrazioni, che Tommy avrebbe trasformato in una sorta di linguaggio spirituale. Disse che avrebbe comunque dato all'album 4 stelle su 5, perché poteva essere in ogni caso un ottimo album. Townshend sapeva però della passione per il pinball di Nik Cohn, il quale aveva anche scritto un libro intitolato Arfur, Pinball Queen, e conosceva anche colei su cui il libro era basato. Spesso infatti andavano a giocare insieme nelle sale giochi di Soho. Così Townshend ebbe l'idea di far diventare Tommy un campione del pinball, essendo in grado di giocarci percependo le vibrazioni, e che sarebbe diventato famoso per quello. Chiese quindi a Nik Cohn se avrebbe cambiato idea in quel caso e lui rispose di si, che gli avrebbe dato 5 stelle e “an extra ball”.
Così Townshend corse a casa, compose di getto Pinball Wizard e la presentò agli altri il giorno successivo, e anche se non era molto convinto del valore di quel brano, tutti lo apprezzarono e ne capirono il valore, definendolo “una hit”.
L'aggiunta di questo elemento, in un certo senso “leggero”, non solo cambiò il tono dell'intera opera, ma servì anche da veicolo per dimostrare che un ragazzo sordo, muto e cieco può essere in grado di fare qualcosa di straordinario.
Il brano è raccontato dal punto di vista di un campione di pinball spodestato da Tommy, il quale si chiede come faccia ad essere così bravo essendo sordo, muto e cieco.
Nik Cohn fu di parola, e recensì l'album in modo molto positivo, con frasi come “this might just be the first pop masterpiece”.
14 – There's A Doctor
Altro breve brano che introduce il successivo. Questa volta para che si sia trovato un dottore in grado di curarlo e di “portare gioia” alla famiglia
15 – Go To The Mirror
Un altro brano chiave dell'album in cui il dottore, qui interpretato da Daltrey, parla in prima persona riconoscendo i problemi di Tommy ma sostenendo che siano psicosomatici (“All hope lies with him and none with me”). I test mostrano che lui “sente”, ma non può rispondere in alcun modo. Si chiedono cosa stia succedendo nella sua testa, e perché continui a fissare lo specchio, ignorando che per Tommy rappresenta il modo per entrare in contatto con il suo Sé. E mentre cercano di entrare in contatto con lui, ritorna un'altra volta la sua richiesta di “see me, feel me, touch me, heal me”, seguita dalla prima apparizione di un'altra importantissima sezione: “Listening to you I get the music Gazing at you I get the heat Following you I climb the mountain I get excitement at your feet Right behind you I see the millions On you I see the glory From you I get opinions From you I get the story”
Townshend si riferisce ovviamente alla figura di Meher Baba, ma qui è Tommy che si rivolge a sé stesso, a colui che vede nello specchio.
Una sezione di testo non utilizzata, in cui è il padre a parlare, è:
“I've kicked him, licked him, rubbed him, hit him, loved him Everything in vain to let him know I'm here my son, your dad, I wait for your sign And in my heart frustration overflows”
A questo punto nei demo era presente un brevissimo intermezzo chiamato Success, poi eliminato.
16 – Tommy Can You Hear Me?
Altra breve canzone interlocutoria in cui non è chiaro chi si stia rivolgendo a Tommy. Nel film del 1975 è sua madre che, delusa dal fallimento del dottore cerca disperatamente di entrare in contatto con lui.
17 – Smash The Mirror
La madre di Tommy è ormai disperata, lui continua a fissare lo specchio e a non rispondere ad alcun tipo di chiamata, stimolo, segnale. Presa dalla rabbia rompe lo specchio e Tommy viene liberato. È l'ennesimo esempio di come questi brevi brani facciano progredire la storia senza risultare forzati, ed anzi riuscendo ad illustrarla in modo molto efficace.
18 – Sensation
Un brano scritto da Townshend ben prima di Tommy, dedicato ad una ragazza chiamata Rosie, conosciuta nel tour Australiano del 1968. Il testo era un po' diverso, in terza persona:
“She overwhelms as she approaches Makes your lungs hold breath inside Lovers break caresses for her Love enhanced when she's gone by.”
Nell'album il brano viene portato in prima persona e, stando al programma ufficiale del tour di Tommy, è qui che Tommy “realizza i suoi enormi poteri e diviene consapevole del suo destino, quello di diventare un leader religioso”.
Townshend aggiunse:
“Tommy è una sensazione poiché incarna la sensazione dell'essere veramente libero. […] Talmente libero da percepire sé stesso come qualcosa di etereo, non carnale”
19 – Miracle Cure
La notizia della sua guarigione si diffonde, e questo brevissimo brano è la rappresentazione del famelico mondo dei mass media e del loro modo di far notizia.
20 – Sally Simpson
Quasi una parentesi a parte nella storia, Sally Simpson è una ragazza che vuole andare a vedere Tommy, che ha organizzato un incontro pubblico. I genitori cercano di impedirglielo ma lei disobbedisce e ci va di nascosto. Una volta là, all'entrata in scena di Tommy la folla impazzisce, e mentre lui inizia a parlare Sally cerca di salire sul palco per abbracciarlo, salvo poi essere allontanata con violenza dalla security. Qui Tommy si rende conto di quanto ridicola sia questa messinscena.
L'episodio è stato ispirato da un fatto realmente accaduto, ad un concerto de Doors, il 2 Agosto 1968 al Singer Bowl di Flushing Meadows, New York. Gli Who erano di supporto, e come di consueto finirono la loro performance distruggendo gli strumenti, che però questa volta erano dei Doors. Finirono così a litigare con il loro roadie, ritardando l'inizio del concerto dei Doors. Il pubblico si fece sempre più irrequieto, finché i Doors finalmente iniziarono ed una fan tentò di salire sul palco; la security tentò di fermarla e lei riuscì a divincolarsi, facendosi però, pare, piuttosto male. Townshend assistette alla scena e ne rimase colpito, tanto da scriverci poi su una canzone.
Sally non tornerà più nell'album, ma avrà un ruolo più di rilievo nella versione musical del 1992, in quanto lì Tommy la portò a casa con sé.
21 – I'm Free
In questo carico brano, che renderà particolarmente bene nell'energica veste live, Tommy prende finalmente coscienza di sé e e della sua libertà. Parla di come non sia così facile raggiungere “la massima altezza”, e Townshend a questo punto cita la Passione di Cristo facendo notare che, seppur secondo certi seguaci di Tommy “non ci sia nulla di più facile”, “vi è stato detto tante volte prima, i Messia indicarono la porta, e nessuno ebbe il fegato di lasciare il tempio”.
Il brano si conclude con la frase “how can we follow?”, facendo intendere la volontà di un gruppo di persone di diventare seguaci di Tommy.
22 – Welcome
Un gran bel brano pacato purtroppo quasi mai riproposto in concerto, rappresenta l'invito da parte di Tommy ad unirsi a lui, ad andare a casa sua, ad essere uno di loro. L'invito è rivolto letteralmente a chiunque, e di conseguenza il numero di persone continua ad aumentare, tanto da necessitare un'estensione della struttura.
23 – Tommy's Holyday Camp
In questo brevissimo e divertente brano ritorna lo zio Ernie, interpretato qui da Keith Moon, a dare il benvenuto ai nuovi arrivati nell'Holyday Camp di Tommy. Fu infatti proprio di Keith Moon l'idea di usare un holyday camp, una struttura vacanziera ai tempi molto in voga, come ritrovo per i seguaci di Tommy, alleggerendo ulteriormente il tono dell'opera. È anche una dimostrazione di come chiunque, anche chi in passato trattò male Tommy, sia pronto a “salire sul carro” nel momento in cui ci si rende conto che c'è qualcosa da guadagnarci, nutrendosi della fama e del successo degli altri.
24 – We're Not Gonna Take It
In questo lungo brano conclusivo Tommy dà il benvenuto ai seguaci, iniziando però fin da subito a dettare regole. Dice infatti che se vogliono seguirlo dovranno giocare a pinball, mettersi tappi nelle orecchie, scuri occhiali per impedire la vista ed un tappo in bocca. Ovviamente ogni tipo di “devianza” è vietata, quindi non si può bere alcool, non si può “fumare Madre Natura”…
“If you want to follow me You've got to play pinball And put in your earplugs Put on your eye shades You know where to put the cork Hey you getting drunk, so sorry! I've got you sussed Hey you smoking Mother Nature! This is a bust!”
A questo punto tutti si sentono imbrogliati, e reagiscono con violenza, dicendo che non accetteranno tutto questo, e finiscono per abbandonare il campo (“We forsake you, gonna rape you, let's forget you better still”). Tommy si ritrova quindi da solo, e ritornano i temi “see me, feel me” e “listening to you” a portare a conclusione l'opera.
Quest'ultima sezione non è ben spiegata, lasciando intendere che a cantare questa sorta di inno possa essere sia Tommy ritrovatosi di nuovo da solo (e regredendo al suo precedente stato di autismo, come testimonia il ritorno di “see me, feel me”, oppure addirittura raggiungendo il massimo grado di “self awareness” in quanto ora totalmente libero), che ogni singola persona ancora alla ricerca della propria spiritualità, pur avendo abbandonato Tommy, il quale ha finito per abusare del proprio potere sulle persone.
5 - Artwork
Mike McInnerney si occupò dell'artwork di Tommy, oltre ad esser stato di grande aiuto a Townshend con vari consigli per la storia. Townshend stesso gli commissionò il lavoro, e gli fece ascoltare vari demo durante la lavorazione dell'album, spesso prima ancora di portarli alla band, in modo da permettergli di iniziare a lavorare avendo un'idea dei temi dell'album.
Lo stesso Mike disse:
“La copertina rappresentava un'idea simbolica di quello che sentivo essere l'idea dell'album. Cercavo di trasmettere l'idea di come ci si sentirebbe, in un certo senso, ad essere questo personaggio sordo, muto e cieco, in che tipo di mondo potesse essere. Ho dovuto trovare un metodo visivo per farlo. Volevo che fosse visto in un certo modo, con queste sfaccettature nere che fluttuano in un cielo azzurro, ma l'idea di avere la copertina che si apre in tre parti permise di aprire altri due pannelli laterali e di veder avvenire un cambiamento. Solo così si nota infatti che non sono più le sfaccettature nere in cielo, ma è un cielo che è stato perforato, e le sfaccettature nere diventano lo spazio dietro. Cercando di immaginare come possa essere se non puoi vedere, parlare e sentire, in che tipo di mondo ti trovi, quanto infinito, quanto grande possa essere."
Townshend:
“Ci sono poi queste anime che volano via dal globo, e lì dentro i membri della band che toccano una superficie che sembra acqua, o comunque qualcosa di liquido, cercando di passare attraverso come messaggeri. Crea mistero, e c'è coerenza nel modo in cui rappresenta questo mistero. Credo che sia il miglior lavoro di Mike, nonostante ne abbia fatti altri, credo che questo sia lassù con Magritte.”
6 - Tommy Live
Gli Who portarono in tour Tommy per tutto il 1969 ed il 1970, e anche se non ci è dato sapere per certo la prima data in cui i nuovi brani entrarono in scaletta, la prima data di questo tour fu il 17 Gennaio 1969 al Great Hall, King's College London. Però, nel documentario Sensation: The Story Of Tommy, si fa riferimento in particolar modo alle due date consecutive al Ronnie Scott's Jazz Club di Londra, l'1 e il 2 Maggio 1969. Si dice che l'evento fu molto pubblicizzato, ed è quindi facile immaginare che ufficialmente Tommy fece il suo debutto live proprio lì. Si racconta che il pubblico accorso, tra l'altro in un jazz club, scelta particolare, si rivelò piuttosto disinteressato ed ostile (oltre che ubriaco), urlando a Townshend di sfasciare la chitarra come era solito fare. A quel punto gli Who decisero di spingere al massimo il proprio impianto, decisamente troppo potente per un piccolo jazz club, da una parte caratterizzando così l'arrangiamento live di Tommy che rimarrà tale per tutto il tour (più “spinto” e distorto se confrontato alla pulizia e ai toni spesso acustici dell'album), dall'altra assordando letteralmente il pubblico presente, che alla fine regalò loro un'ovazione che fece loro capire di essere sulla strada giusta.
La scaletta tipica dei concerti del 1969 era questa:
Heaven and Hell
I Can't Explain
Fortune Teller
Tattoo
Young Man Blues
Substitute
Happy Jack
I'm a Boy
It's a Boy
1921
Amazing Journey
Sparks
Eyesight to the Blind
Christmas
The Acid Queen
Pinball Wizard
Do You Think It's Alright?
Fiddle About
There's a Doctor
Go to the Mirror!
Smash the Mirror
I'm Free
Tommy's Holiday Camp
We're Not Gonna Take It"/"See Me, Feel Me
Summertime Blues
Shakin' All Over
Magic Bus
La scaletta si evolverà nel tempo, ma come possiamo notare, a parte la curiosa assenza di My Generation, poi aggiunta successivamente con una lunga improvvisazione in coda che citerà anche See Me Feel Me, gran parte di Tommy era già in scaletta. Stupisce l'inizio con It's A Boy, senza Overture, che entrerà in scaletta, insieme a Sally Simpson, da Settembre 1969.
Ovviamente la setlist cambiava di sera in sera, anche a seconda del tempo a loro disposizione, quindi non era rara la scelta di tagliare o aggiungere altri brani come Boris The Spider, una primordiale Naked Eye e A Quick One While He's Away.
Si può subito notare l'assenza in scaletta, che continuerà per l'intero tour, di Cousin Kevin, Underture, Sensation e Welcome.
Esistono varie testimonianze dei loro concerti del 1969, tra cui sicuramente la migliore è quella, anche video, al London Coliseum del 14 Dicembre 1969, la penultima data dell'anno. Il video e l'audio non sono di altissima qualità, ma si tratta senza dubbio della migliore testimonianza di questa fase della band.
Un'altra testimonianza, seppur parziale (da Overture a Sally Simpson) è stata pubblicata nella versione Super Deluxe di Tommy del 2013, e si tratta della data del 15 Ottobre 1969 ad Ottawa, Canada. I brani mancanti (I'm Free, Tommy's Holyday Camp, We're Not Gonna Take It, tranne il finale See Me Feel Me che ritorna alla registrazione ad Ottawa) sono tratti dal concerto a Swansea del 1976. Esiste poi una registrazione bootleg di ottima qualità del concerto di Amsterdam del 29 Settembre, poi una Fortune Teller dalla Grande Ballroom di Detroit del 12 Ottobre è presente nella raccolta live View From A Backstage Pass. Esistono poi video in bianco e nero con camera fissa delle loro apparizioni ai festival di Woodstock il 17 Agosto 1969 (ne ho parlato un po' qui) e dell'Isola di Wight il 30 Agosto (da non confondere con la più famosa edizione dell'anno dopo, con anche di nuovo gli Who presenti). Di Woodstock esistono anche brani ripresi in modo professionale, e si possono trovare sia nel film ufficiale del festival che nel film-documentario sugli Who The Kids Are Alright (Pinball Wizard, Sparks, See Me Feel Me, Summertime Blues, My Generation).
In ultimo, seppure in playback, è degna di nota la loro apparizione al Beat Club il 27 Settembre 1969, con estratti da Tommy ed interessanti interviste sull'album a Pete Townshend.
Nel tour europeo del 1970 la scaletta aumentò in lunghezza, e a grandi linee si presentava così:
Heaven and Hell
I Can't Explain
Fortune Teller
Tattoo
Young Man Blues
Substitute
Happy Jack
I'm a Boy
A Quick One, While He's Away
Overture
It's a Boy
1921
Amazing Journey
Sparks
Eyesight to the Blind
Christmas
The Acid Queen
Pinball Wizard
Do You Think It's Alright?
Fiddle About
Tommy, Can You Hear Me?
There's a Doctor
Go to the Mirror!
Smash the Mirror
Miracle Cure
Sally Simpson
I'm Free
Tommy's Holiday Camp
We're Not Gonna Take It"/"See Me, Feel Me
Summertime Blues
Shakin' All Over
My Generation (spesso includeva "See Me, Feel Me", "Naked Eye (instrumental)", "Coming Out To Get You" and "Sparks".)
Magic Bus (solo a Leeds il 14 Febbraio)
Infine ci furono due ultimi tour, uno americano ed un altro europeo, che continuarono fino alla fine dell'anno, mantenendo Tommy in scaletta ma sostituendo alcuni vecchi brani con le nuove Water, I Don't Even Know Myself e, per un breve periodo, The Seeker.
Di questa fase della band esistono le ottime testimonianze, sostanzialmente integrali, di Leeds del 14 Febbraio e Hull il 15 Febbraio (nonostante vari problemi nella registrazione di quest'ultimo abbiano impedito di registrare il basso nei primi 5 brani, successivamente aggiunto dal multitraccia di Leeds). Si può poi trovare un'altra ottima registrazione, già con i brani nuovi di cui ho parlato prima in scaletta, di Tanglewood del 7 Luglio (ottima qualità audio, completo, e video, incompleto) e della loro seconda apparizione al festival dell'isola di Wight, il 29 Agosto (il film ufficiale rimescola un po' la scaletta mettendo Tommy alla fine, oltre ad avere vari tagli, si presume per mancanza di parti video; l'audio per fortuna è completo e di buona qualità).
6.1 - Tour Successivi
Negli anni successivi, per far spazio prima a brani di Who's Next e poi di Quadrophenia, gli unici brani portati avanti da Tommy furono Pinball Wizard e See me Feel Me. Questo fino al 1975, anno in cui uscì il film su Tommy, di cui parlerò più avanti, e gli Who riportarono in scaletta una selezione di brani tratti dall'album, più breve rispetto al '69/'70.
Per tutto il 1975 ed il 1976 la sezione di Tommy in scaletta si presentava più o meno così:
Amazing Journey/Sparks
The Acid Queen
Fiddle About
Pinball Wizard
I'm Free
Tommy's Holiday Camp
We're Not Gonna Take It/See Me, Feel Me
In Fiddle About e Tommy's Holyday Camp è Keith Moon ad occuparsi della voce, con risultati spesso esilaranti. Nel 1969/'70 la prima era cantata in gruppo e la seconda da Townshend (con Moon che aggiungeva risate maniacali alla fine delle strofe), ma in questa fase, vista la sua interpretazione dello zio Ernie nel film, è lui ad appropriarsi del ruolo anche in sede live.
Altra differenza è in The Acid Queen, in questo periodo interpretata da Daltrey.
Esistono varie testimonianze di questo tour, e le migliori sono senza dubbio Houston il 20 Novembre 1975, ripreso interamente da due telecamere e con un audio di buona qualità, Cleveland il 5 Dicembre, anch'esso sostanzialmente completo salvo un paio di tagli, e Pontiac il 6 Dicembre, anche questo ripreso, ma solamente gli ultimi 40 minuti.
Degna di nota, anche se disponibile solo in versione audio, è la data di Swansea il 12 Giugno 1976 che, seppur con una scaletta più breve rispetto all'anno precedente, presenta ancora l'intera sezione di Tommy ed una buona performance generale, presente in parte anche nella raccolta live View From A Backstage Pass (da Fiddle About in poi).
Il 15 Dicembre 1977, gli Who suonarono una sorta di concerto al Gaumond State Cinema di Kilburn, un distretto di Londra, ripreso da Jeff Stein in vista del film-documentario su cui stava lavorando, che poi si rivelerà essere The Kids Are Alright.
Essendo passato più di un anno dalla loro ultima performance live, erano tutti piuttosto arruggini, ed il video della performance finì per essere pubblicato poi solamente nel 2008. Nel film furono utilizzate altre riprese effettuate negli studi Shepperton qualche mese dopo, nel 1978, l'ultima esibizione live con Keith Moon. A Kilburn però gli Who suonarono, tra le altre cose, Pinball Wizard, una breve I'm Free, che poi è anche il momento in cui Townshend dice apertamente di non essere soddisfatto della performance, ed una improvvisata (ed in tonalità sbagliata) Tommy's Holyday Camp su insistenza di Moon.
Nel 1989 i tre rimanenti membri degli Who presero parte ad un tour celebrativo per il loro venticinquesimo anniversario, con date in America dal 21 Giugno al 3 Settembre, ed una manciata di date inglesi dal 6 Ottobre al 2 Novembre.
In questo tour alla band si aggiunse la presenza di numerosi musicisti, tra cui Simon Phillips alla batteria, Steve Bolton alla chitarra solista (Townshend a causa dei suoi problemi all'udito si limitò a suonare la chitarra acustica per gran parte dei concerti), un'intera sezione fiati, coristi ed una percussionista. Questo ovviamente cambiò notevolmente il suono della band, attirando anche critiche da parte di alcuni fan, nonostante il fatto che in alcuni brani queste aggiunte funzionarono molto bene, come Overture.
Le scalette erano molto lunghe, comprendendo brani raramente suonati come Mary Anne With Her Shaky Hand, Trick Of The Light, oltre ad una selezione di brani solisti di Townshend (specialmente dall'allora nuovo The Iron Man), Too Late The Hero di Entwistle ed una manciata di cover come I'm A Man e Love Hurts.
L'apertura era affidata proprio a Tommy, con una selezione iniziale di 12 brani, poi ridimensionata durante il tour:
Overture
It's a Boy
1921
Amazing Journey
Sparks
The Acid Queen
Pinball Wizard
Do You Think It's Alright?
Fiddle About
I'm Free
Tommy's Holiday Camp
We're Not Gonna Take It/See Me, Feel Me
Caso eccezionale fu la data del 24 Agosto a Los Angeles, in cui fu suonato l'intero Tommy (salvo Underture e Welcome) con la presenza di vari ospiti:
Steve Winwood in The Hawker/Eyesight To The Blind
Billy Idol in Cousin Kevin
Patti LaBelle in The Acid Queen
Elton John in Pinball Wizard
Phil Collins in Fiddle About e Tommy's Holyday Camp, interpretando un esilarante zio Ernie.
Curiosa la scelta, fin dai tempi del film nel 1975 e poi portata avanti in ogni versione successiva, di posizionare I'm Free dopo Smash The Mirror invece che dopo Sally Simpson.
Dal tour è stato pubblicato l'album Join Together, ed in video esistono molteplici date, mentre quella del 24 Agosto è stata pubblicata ufficialmente.
Si dovrà attendere fino al 2012 per riascoltare Tommy dal vivo nella sua interezza, in un tour del solo Roger Daltrey di 15 date (di cui ben 8 solo in Italia).
Per poterlo finalmente riascoltare di nuovo a nome Who si arriva al 2017, quando Townshend e Daltrey decidono, supportati dalla consueta “touring band”, di suonare Tommy per intero in due serate alla Royal Albert Hall per il Teenage Cancer Trust, il 30 Marzo e l'1 Aprile. Quest'ultima serata è stata pubblicata ufficialmente e, nonostante la sensazione che la performance sia poco rodata (avrebbe dovuto essere un concerto acustico, poi trasformato in elettrico proprio per mancanza di tempo da dedicare ai riarrangiamenti acustici), rimane l'unica occasione in cui si possono ascoltare una breve Underture e Welcome dal vivo, dopo esser sempre state assenti in scaletta.
Nel 1970 Les Grand Ballets Canadiens di Ferdinand Nault realizzarono il primo adattamento di Tommy basato sulla danza. Ci fu un tour di New York nell'Aprile 1971.
Nel 1971 Richard Pearlman realizzò la prima versione teatrale di Tommy al Seattle's Moore Theatre, comprendente, tra gli altri Bette Midler nei panni di Mrs. Walker e della Acid Queen.
6.2 - Tommy (London Symphony Orchestra) 1972
Lou Reizner, produttore discografico all'epoca dirigente della A&R e capo della Mercury Records, ebbe l'idea di realizzare una versione orchestrale di Tommy, condotta da David Measham su arrangiamenti di Wil Malone. Nelle intenzioni iniziali Rod Stewart avrebbe dovuto esserne il protagonista, ma dopo un coinvolgimento di Pete Townshend e Roger Daltrey, Stewart finì per cantare solamente Pinball Wizard. La scaletta, con relativi interpreti, è la seguente:
Overture - The Chamber Choir, Pete Townshend, London Symphony Orchestra
It's a Boy - The Chamber Choir, Sandy Denny
1921 - Graham Bell, Maggie Bell, The Chamber Choir, Roger Daltrey, Steve Winwood
Amazing Journey - The Chamber Choir, Pete Townshend
Sparks - The Chamber Choir
Eyesight to the Blind - The Chamber Choir, Richie Havens
Christmas - Pete Townshend, London Symphony Orchestra and Chamber Choir, Roger Daltrey, Steve Winwood
Cousin Kevin - The Chamber Choir John Entwistle
The Acid Queen - The Chamber Choir, Merry Clayton
Underture - The Chamber Choir
Do You Think It's Alright? - Maggie Bell, Chamber Choir, Steve Winwood
Fiddle About - Chamber Choir, Ringo Starr
Pinball Wizard - Chamber Choir, Rod Stewart
There's a Doctor I've Found - Chamber Choir, Steve Winwood
Go To The Mirror Boy - Richard Harris, Chamber Choir, Roger Daltrey, Steve Winwood, Wil Malone
Tommy Can You Hear Me? - Maggie Bell, Chamber Choir
Smash the Mirror - Maggie Bell, Chamber Choir
I'm Free - Chamber Choir Roger Daltrey
Miracle Cure - Chamber Choir
Sensation - Chamber Choir Roger Daltrey
Sally Simpson - Chamber Choir, Pete Townshend
Welcome Chamber Choir, Roger Daltrey
Tommy's Holiday Camp - Chamber Choir, Ringo Starr
We're Not Gonna Take It - Chamber Choir, Roger Daltrey
See Me, Feel Me - Chamber Choir, Roger Daltrey
L'album uscì ad Ottobre 1972, e fu presentato dal vivo al Rainbow Theatre il 9 Dicembre 1972 con Peter Sellers a sostituire Richard Harris.
Una replica dello spettacolo fu fatta il 13 ed il 14 Dicembre 1973 con però un cast diverso, comprendente David Essex, Elkie Brooks, Marsha Hunt, Vivian Stanshall, Roy Wood, e Jon Pertwee.
Altre performance ebbero luogo in Australia, al Myer Music Bowl di Melbourne il 31 Marzo 1973 e al Randwick Racecourse di Sydney l'1 Aprile. A Melbourne ci fu la presenza straordinaria di Keith Moon nei panni di Uncle Ernie, mentre il resto del cast era composto da noti personaggi locali: Daryl Braithwaite, Billy Thorpe, Doug Parkinson, Wendy Saddington, Jim Keays, Broderick Smith, Colleen Hewett, Linda George, Ross Wilson, Bobby Bright e Ian Meldrum. Del concerto di Melbourne esiste anche un video ripreso dalla TV locale.
7 - Tommy- The Movie (1975)
Nel 1975 uscì il film di Tommy, diretto da Ken Russel e prodotto da Robert Stigwood. Roger Daltrey ricoprì il ruolo del protagonista (consolidando la sua carriera cinematografica già iniziata poco prima con Lisztomania), Ann-Margaret di Mrs. Walker (nel film chiamata Nora), Robert Powell di Captain Walker, Oliver Reed dell'amante Frank, Eric Clapton e Arthur Brown del predicatore e prete in Eyesight To The Blind, Tina Turner della Acid Queen, Paul Nicholas del cugino Kevin, Keith Moon dello zio Ernie, Elton John del campione del pinball spodestato, Jack Nicholson del dottore e Victoria Russel di Sally Simpson. Gli stessi Who sono presenti nei panni di loro stessi.
La storia segue a grandi linee quella dell'album, ma ci sono alcune importanti differenze:
La guerra in cui Captain Walker finisce disperso qui è la Seconda Guerra Mondiale, non la Prima, spostando di conseguenza tutta l'ambientazione della storia avanti di più di vent'anni.
Mrs. Walker conosce l'amante Frank nel Bernie's Holyday Camp, sezione e luogo totalmente assente nell'album.
L'evento traumatico che “blocca” Tommy è presente ma rovesciato: qui è suo padre, il Captain Walker, ad essere ucciso, non l'amante Frank, che invece rimane presente per il resto della storia.
La figura dell'Hawker qui è ampliata e modificata e comprende un predicatore ed un prete in una sorta di chiesa che venera la figura di Marilyn Monroe. Questa sezione fu un modo di implementare un'idea di Ken Russel per un film sulle persone che venerano false religioni, un progetto che però non riuscì mai a portare a termine per mancanza di fondi.
Il brano I'm Free, con l'iconica scena di Daltrey che corre liberamente, è qui posizionato subito dopo la rottura dello specchio, piazzando quindi gli avvenimenti riguardanti Sally Simpson dopo, non prima come nell'album.
La rivolta dei seguaci di Tommy alla fine del film finisce per distruggere l'holyday camp e uccidere i suoi genitori. Tommy quindi, ferito dall'accaduto, fugge sulle montagne che si sono viste ad inizio film e celebra l'alba all'inno di Listening To You.
Nel film sono gli attori a cantare, e tutta la musica è stata ri-registrata, spesso con arrangiamenti e testi diversi. Alcuni cambiamenti si rivelano necessari a causa delle differenze nella storia, come 1921 che diventa 1951 e molti altri casi in cui l'ordine delle canzoni è diverso (la già citata I'm Free, Christmas e The Hawker sono invertite, così come The Acid Queen e Cousin Kevin). Ci sono nuove sezioni come Extra, Extra, Extra, Champagne e T.V. Studio che servono a collegare i brani principali tra loro, in luce di parti della storia che si rivelano necessarie in un tipo di narrazione cinematografica anche se non presenti, o implicite, nell'album.
La versione di Pinball Wizard di Elton John si rivelò essere un successo, tanto da rimanere in scaletta nei concerti di Elton per molto tempo. Questo riarrangiamento, che tra l'altro comprende il pianoforte in primissimo piano fin dal riff principale, include anche una citazione al riff di I Can't Explain verso la fine, oltre ad essere più lunga e con un testo ampliato.
In generale si nota una importante presenza dei sintetizzatori in queste nuove versioni dei brani di Tommy, e si dice che questi nuovi arrangiamenti riadattino alcune delle idee orchestrali che ebbe Kit Lambert per l'album originale e che non furono implementate ai tempi.
Alla registrazione della colonna sonora parteciparono Caleb Quaye, Ronnie Wood, Nicky Hopkins, Chris Stainton, John "Rabbit" Bundrick e, a causa di altri impegni di Keith Moon, Kenney Jones alla batteria, che ironicamente finirà per sostituirlo anche dopo la sua morte nei tour e album dal 1979 al 1982.
8 - The Who's Tommy: il Musical
Nel 1991 Townshend si ruppe il polso in un incidente ciclistico, e nel periodo in cui non poté suonare la chitarra cercò altre cose di cui occuparsi. Fu proprio in quel periodo che la compagnia teatrale PACE lo contattò per ottenere i diritti per la realizzazione di un musical su Tommy. Townshend non solo accettò, ma venne messo in contato con il direttore del teatro La Jolla Playhouse, Des McAnuf, ed insieme iniziarono a lavorarci.
Il lavoro cercò di rimanere fedele all'album, pur con alcune ovvie differenze sia da esso che dal film (ad esempio il musical, come il film, è ambientato dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma a differenza del film è l'amante ad essere ucciso e non il padre). Forse la più grande differenza nella storia si ha verso la fine, momento in cui nell'album Tommy obbliga i suoi fedeli a diventare, in sostanza, sordi, muti e ciechi per emulare la sua situazione, causando la loro rivolta; mentre nel musical è l'opposto: Tommy dice loro di non emularlo, di trovare la loro strada, e la rivolta è causata dal loro desiderio di risposte più concrete.
Townshend scrisse anche un nuovo brano titolato I Believe In My Own Eyes, atto a rappresentare il rapporto tra i genitori di Tommy.
Il musical fu prodotto da George Martin e diretto da Des McAnuff, con il coreografo Wayne Cilento. Il cast originale comprendeva Michael Cerveris nei panni di Tommy, Marzia Miltzman come Mrs. Walker, Jonathan Dokuchitz come Captain Walker, e Cheryl Freeman nei panni della Acid Queen.
La tracklist, con suddivisione in atti ed indicazioni sugli interpreti, è la seguente:
Act One
"Overture" – Company
"Captain Walker" – Officers
"It's a Boy" / "We've Won" – Nurses and Mrs. Walker / Captain Walker and Allied Soldiers
"Twenty-One" / "What About the Boy?" – Mrs. Walker and Boyfriend / Captain Walker and Mrs. Walker
"Amazing Journey" – Tommy
"Courtroom Scene" – Judge
"Sparks" – Instrumental
"Amazing Journey" (Reprise) – Tommy
"Christmas" / "See Me, Feel Me" – Captain Walker, Mrs. Walker, Minister, Minister's Wife and Ensemble / Tommy
"Do You Think It's Alright?" – Captain Walker and Mrs. Walker
"Fiddle About" (music and lyrics by John Entwistle) – Uncle Ernie and Ensemble
"See Me, Feel Me" (Reprise) – Tommy
"Cousin Kevin" (music and lyrics by John Entwistle) – Cousin Kevin and Ensemble
"Sensation" – Tommy and Ensemble
"Sparks (Reprise)"
"Eyesight to the Blind" (lyrics by Sonny Boy Williamson II, music and additional lyrics by Pete Townshend) – Hawker, Harmonica Player and Ensemble
"The Acid Queen" – The Gypsy
"Pinball Wizard" – Local Lads, Cousin Kevin and Ensemble
Act Two
"Underture (Entr'acte)" – Ensemble
"It's a Boy (Reprise)" / "There's a Doctor" – Captain Walker and Mrs. Walker
"Go to the Mirror!" / "Listening to You" – Specialist, Specialist's Assistant, Captain Walker and Mrs. Walker / Tommy, Tommy (Age 10) and Tommy (Age 4)
"Tommy, Can You Hear Me?" – Local Lads
"I Believe My Own Eyes" – Captain Walker and Mrs. Walker
"Smash the Mirror" – Mrs. Walker
"I'm Free" – Tommy
"Streets of London 1961–3 (Miracle Cure)" – News Vendor and Local Lads
"Sensation (Reprise)" – Tommy and Ensemble
"I'm Free" (Reprise) / "Pinball Wizard" (Reprise) – Tommy and Company
"Tommy's Holiday Camp" (music and lyrics by Keith Moon) – Uncle Ernie
"Sally Simpson" – Cousin Kevin, Security Guards, Sally Simpson, Mr. Simpson and Mrs. Simpson
"Welcome" – Tommy and Ensemble
"Sally Simpson's Question" – Sally Simpson, Tommy
"We're Not Gonna Take It" – Tommy and Ensemble
"See Me, Feel Me" (Final Reprise) / "Listening to You" (Reprise) – Tommy and Company
Per pura curiosità riporto qui un elenco dei personaggi e, per alcuni di loro, del tipo di voce richiesta agli attori per interpretarli:
Principali
Tommy, 16-25 anni, un giovane genio del flipper. Tenore.
Capitain Walker, età: 25-35, il padre colpevole di Tommy. Tenore.
Mrs. Walker, età: 18-30, la mamma stanca di Tommy. Mezzo-soprano pop.
Altri Tommy
Tommy, 3-7 anni: Tommy bambino
Tommy, 8-12 anni: Tommy preadolescente
Ruoli di supporto
Cugino Kevin, età: 15-20, il cugino cattivo di Tommy. Una giovane e rozza seccatura. Baritono.
Zio Ernie, età: 30-45 anni, lo zio pervertito di Tommy. Uno scapolo lascivo. Tenore.
The Lover, età: 25-30, l'amante della signora Walker, ucciso dal capitano Walker
The Hawker, età: 20-50, un uomo di strada sgradevole. Baritono
The Acid Queen, età: 20-35, una spacciatrice di droga e prostituta.
The Specialist, età: 30-50, Un medico molto moderno che ha nuove teorie su come curare Tommy. Baritono.
Sally Simpson, età: 13-20 anni, una tipica teenybopper. Soprano.
Il musical debuttò l'1 Luglio 1992 al teatro La Jolla di San Diego, mentre il debutto a Broadway fu il 29 Marzo 1993 al St. James Theatre con 27 “preview”, aprì ufficialmente il 22 Aprile e chiuse il 17 Giugno 1995 dopo 899 performance. Altre produzioni seguirono a Toronto nel 1995, West End nel 1996, Stratford nel 2013, West End revival nel 2015 e Denver Center nel 2018.
In ultimo, se volete leggere un altro lungo articolo sul successivo progetto di Townshend, Lifehouse, potete andare qui.