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venerdì 19 gennaio 2018

Jonh Miles - The Decca Albums (vol. 5) - BBC In Concert (March 1978) (recensione)

Ci siamo! Finalmente siamo arrivati all'ultimo capitolo della "serie" dedicata a John Miles, in cui ho recensito il contenuto del cofanetto "The Decca Albums"! Sono finiti gli album in studio nella scorsa recensione, quindi quest'oggi parlo dell'ultimo CD, quello che forse più di tutti giustifica l'acquisto di questo cofanetto vista la sua irreperibilità altrove: BBC In Concert (March 1978). Già nei primi anni '90 fu pubblicata una registrazione live registrata a cavallo tra il 1976 e il 1977, molto interessante e tristemente rara oggi. Ma qui abbiamo un'ora di live, registrato al Queen Mary College nel Marzo 1978 e trasmesso dalla BBC, in cui Miles si trova a promuovere Zaragon. Ecco che quindi si può facilmente intuire il valore di questo CD, e cioè la presenza di versioni live di pezzi dal suddetto album. Ed infatti nientemeno che Nice Man Jack introduce il tutto, purtroppo con la prima parte in playback a mo di "introduzione"; infatti l'intero gruppo entra nella parte successiva del brano. La qualità audio non è certo altissima, diciamo che si può definire un po' sporca ma tutto sommato godibile, anche se in mono. A livello di un ottimo bootleg insomma. Le performance sono tutte di altissimo livello da parte di tutto il gruppo. Spettacolare Music Man, ben suonata Plain Jane, davvero bello sentire dal vivo Overture, Zaragon ed una onesta e precisa versione di No Hard Feelings. Ultima parte dedicata ad una serie di brani più "spinti" per far felice il pubblico presente, come Stand Up (And Give Me A Reason), Stranger In The City e la allora nuova Borderline, per poi arrivare ad una performance carichissima di Slow Down. Davvero un concerto denso e coinvolgente nonostante la qualità sonora non perfetta. Come detto sopra, purtroppo questo album non si trova da altre parti, e a quanto pare è talmente raro che la copertina da mettere in cima all'articolo me la sono dovuta scannerizzare io, che su internet è introvabile (e ciò giustifica l'assenza di foto e video a corredare l'articolo come di solito)! Insomma, un bel bonus per un cofanetto di buona qualità, ottimo per chi (come me) non ha (aveva) nulla di John Miles. Sarebbe stato ancora meglio avere Zaragon e MMPH rimasterizzati nel vero senso della parola, magari un cd live doppio con anche quello 1976/77, e poi si sarebbe raggiunta la perfezione. Certo, c'è chi storcerà il naso di fronte al cartoncino in cui sono alloggiati i CD, o di fronte al libretto contenente si la storia di Miles ma con la grave mancanza dei crediti degli album.
Dunque, BBC In Concert a mio parere si merita un bell'8 di voto: ottima performance appena un po' penalizzata dalla qualità audio. E per quanto riguarda l'intero cofanetto "The Decca Albums", non è la perfezione, anzi, ma un bell'8,5 se lo merita, arrotondato a 9 per l'effettiva rarità di alcuni album che contiene. Anche perchè diciamocelo, con tutto il bene che voglio a Miles, dopo questi album non è che abbia partorito lavori imprescindibili, quindi avere almeno questi 4 album e un live bonus è veramente un'ottima cosa!
Alla prossima con...

giovedì 18 gennaio 2018

John Miles - The Decca Albums (vol. 4) - MMPH More Miles Per Hour (recensione)

Quarto e penultimo "episodio" dedicato a The Decca Years di John Miles. Ultimo album in studio in questo cofanetto, oggi tocca a More Miles Per Hour. Un album "minore" sotto certi aspetti, e sicuramente con meno da offrire rispetto alle vette precedenti, ma non certo un album da buttare! Come anticipato nella scorsa recensione, MMPH segna il ritorno di Alan Parsons alla produzione e Andrew Powell agli arrangiamenti orchestrali; quindi si preannuncia un ritorno verso Rebel sotto questi aspetti, ed effettivamente a tratti lo è.
L'album si apre con Satisfied, e subito si sente l'input di Parsons, specialmente all'inizio. Dopo un'introduzione promettente (ripresa più volte durante il pezzo) il tutto vira su territori fin troppo familiari tinti di rock and roll. Un pezzo piacevole ma che, forse anche tenendo conto dei lavori precedenti, lascia un po' il tempo che trova a mio parere. It's Not Called Angel è anch'essa piuttosto familiare, non lontana da I Have Never Been In Love Before, ma un gradino sotto. Comunque un pezzo molto bello e ben arrangiato, qualcosa che potrebbe stare anche su un album degli Eagles.
 In Bad Blood ritroviamo il Miles di Stranger In The City, un po' in bilico tra rock, funk e disco. Insomma, di nuovo niente di veramente nuovo, però un pezzo che personalmente trovo piacevole. Arrivati a questo punto si inizia a pensare di avere di fronte un album un po' sottotono forse. Insomma, visti i toni entusiastici che ho usato per i lavori precedenti, qui sembra quasi semplicemente "un altro album di John Miles". Ma è proprio a questo punto che arriviamo a Fella In The Cellar. Insomma prendete tutto ciò di più epico, esagerato, ridondante e grandioso che potete trovare in Rebel o alcune cose dell'Alan Parsons Project (penso a Silence And I) e riversatele in un solo brano. Ovviamente i termini usati sopra io li uso in modo totalmente positivo e con un pizzico di ironia immaginando i punti di vista dei "critici". Fatto sta che dopo un inizio piano e voce con giusto un tocco di archi, ecco che entra la batteria e il tutto si fa più frenetico, impetuoso, fino a che la voce lascia spazio all'intera orchestra in uno de momenti più spettacolari della discografia di Miles. Il tutto ripetuto in modo, se possibile, ancora più intenso dopo una ripresa della parte cantata; fino a portarci ad un finale letteralmente impressionante con il crescendo orchestrale trapassato dalla potente voce di Miles. Da standing ovation. Un brano in grado di giustificare un intero album. Chapeau. Can't Keep A Good Man Down ci riporta il Miles più convenzionale e rock, un pezzo quasi sullo stile dei primissimi Whitesnake nella loro fase rock-blues ( qualcosa tipo Fool For Your Loving o Walkin In The Shadow Of The Blues per intenderci). Non male, anche se dopo il pezzo precedente qualunque cosa passerebbe in secondo piano.
Oh Dear è un altro gran bel pezzo melodico con un che di ELO epoca Out Of The Blue che, per quanto mi riguarda, non guasta affatto, anzi! Una piccola perla che fa della sua semplicità un gran punto di forza. C'est La Vie è un bellissimo pezzo di puro pop di una contagiosità che ancora non si era presentata in questo album, uno dei miei preferiti di MMPH. Insomma pare evidente che il secondo lato sia decisamente più consistente del primo (Fella In The Cellar a parte), e non per nulla si conclude con We All Fall Down: altro brano esteso formato da più sezioni, non grandioso quanto Fella In The Cellar, ma sicuramente degno di fargli compagnia. Davvero un brano ben concepito e costruito, con tanti saliscendi, belle parti di chitarra sparse qua e là, insomma ne consiglio l'ascolto.
E come al solito ci sono anche una manciata di tracce bonus di varia provenienza, principalmente singoli. La prima Sweet Lorraine è il classico pezzo rock "alla Miles" che però, non so bene perchè, mi ricorda qualcosa di Roy Wood, o dai Move o dai Wizzard... Mah, mistero. Tra l'altro Sweet Lorraine se non sbaglio risale alle session di Rebel. Si prosegue con Don't Give Me Your Sympathy, brano che già tende l'occhio agli ormai prossimi anni '80 con l'uso spropositato di synth vari. Un brano apprezzabile, qui purtroppo in una qualità non eccelsa essendo preso, immagino, direttamente da vinile (come anche tutto l'album, anche se da fonte sicuramente migliore, "problema" di cui ho parlato già in Zaragon).
If You Don't Need Lovin' è un brano senza infamia e senza lode, apprezzabile ma tutto sommato comprensibile l'esclusione dall'album. Seguono poi 2 pressochè inutili versioni singolo di Can't Keep A Good Man Down e Oh Dear.
Insomma un album forse non al livello dei precedenti, ma che grazie a brani come Fella In The Cellar, Oh Dear, C'est La Vie e We All Fall Down riesce comunque a suscitare interesse e a rimanere una ascolto più che piacevole. Ci sono alti (e che alti) e bassi, quindi come voto secondo me si aggira intorno al 7 - 7,5. Sarebbe davvero bello avere questi album rimasterizzati decentemente.
Alla prossima con l'ultimo "capitolo" della serie dedicato al live alla BBC del 1978, disponibile solo in questo cofanetto!




martedì 16 gennaio 2018

John Miles - The Decca Albums (vol.3) - Zaragon (recensione)

Terza parte della serie dedicata a John Miles che esplora il contenuto del cofanetto The Decca Years. Arriviamo a Zaragon. Una sorta di ulteriore cambio di direzione, questa volta ancora più evidente. Si perchè se il precedente Stranger In The City segnava una generale semplicità nelle composizioni se confrontato con Rebel, qui invece si decide di eliminare totalmente gli arrangiamenti orchestrali. Insomma un album più strettamente "rock", in cui tra l'altro Miles suona tutte le tastiere e le chitarre, aiutato solamente da Bob Marshall al basso e Barry Black alla batteria. In quanto alla complessità delle composizioni invece sembra si prenda una direzione "di mezzo", meno pomposa grazie all'assenza dell'orchestra, ma senza derive disco e funk. Ma andiamo a vedere le singole tracce per capire meglio.
Il tutto inizia con Overture, che farebbe pensare ad un concept album, ma non è così. Trattasi infatti di un brano a sé stante dall'inizio tranquillo, prima di un cambio brusco che ci porta in territori più ritmati non certo estranei a Miles. Ma quello che non ci si aspetta è il lungo assolo di chitarra che si fa spazio poco dopo. Forse per la prima volta si può notare l'effettiva tecnica chitarristica di John Miles, finora usata al servizio dei brani e mai in un vero e proprio assolo "libero", se non sporadicamente e molto brevemente. E che assolo! In perfetto equilibrio tra buon gusto, sfoggio mai esagerato di tecnica, e pathos crescente fino alla ripresa del cantato che ci porta, in una sorta di percorso circolare, alla fine più sommessa del brano. Un capolavoro a mio parere. A farci riprender fiato ci pensa Borderline, riuscito brano rock più convenzionale di quelli che non mancano mai nei suoi album. Nulla per cui gridare al miracolo, certo, ma nulla lo sarebbe stato dopo il brano precedente. Un brano azzeccato dopotutto. I Have Never Been In Love Before è interessante, perchè dopo un inizio non lontanissimo da certe cose dell'Alan Parsons Project, si rivela essere una delle migliori e più "sentite" ballate di Miles. Uno dei suoi brani che preferisco in assoluto.
Discorso simile per l'altra ballata che segue, No Hard Feelings, dal ritmo più lento e il classico argomento "fine relazione". Brano che mantiene alta la qualità dell'album a mio parere. Difficile non commuoversi con brani simili. Sempre che si abbia una cuore da qualche parte, ovviamente... Con Plain Jane torniamo alla tradizione di brani lunghi che ogni tanto affiorano fin da Rebel. Anche se, come detto, qui l'assenza di orchestra (sostituita da vari synth) toglie un po' di epicità al tutto, siamo comunque di fronte ad un brano di altissimo livello; la sua lunghezza, nonostante la struttura piuttosto canonica, è giustificata da una bellissima sezione "sognante" che affiora ogni tanto, in contrasto con la natura più ritmata del brano. Altro gran bel pezzo. Nice Man Jack è un altro lungo brano che parla nientemeno che di Jack lo squartatore. Diviso in 3 parti, adoro personalmente l'inizio (una delle cose migliori di Miles a mio parere) e segnalo un altro bell'assolo di chitarra nella sezione centrale, molto più "rock". Il finale riprende l'inizio portando quindi il pezzo in un percorso circolare non così distante da Overture, ma non per questo secondario ad essa o complementare. Un lungo suono di synth ci porta alla title track conclusiva. E dopo cotanta bellezza uno si aspetta di aver ormai sentito il meglio, no? Ecco appunto, no. Perchè Zaragon è un brano dal fascino unico, misterioso, imprevedibile nella struttura (quel cambio con quella sorta di batteria sintetizzata che porta alla sezione "Do you remember?" fa prendere un colpo ogni volta). La ripresa del tema principale in modo più grandioso ci porta alla fine di questo capolavoro di album.
So di aver usato termini forse fin troppo entusiastici, e a volte ripetitivi, per tutto l'album; ma credetemi, se li merita tutti e anche di più! Se nei primi due album Miles va in direzioni diverse, varie, spesso supportato da altri ad arrangiare i brani, qui sembra trovare una dimensione più a sua misura, più personale e compiuta. Ed irripetibile anche perchè a causa di un (tristemente comprensibile e prevedibile) fallimento a livello di vendite, il successivo More Miles Per Hour vede il ritorno di Parsons e Powell, portando quindi una sorta di, seppur valido, "passo indietro" artistico. Ed è ascoltando sopratutto quest'album (ma anche gli altri eh) che mi viene da dire, come canta in Nice Man Jack: "It's a pity there aren't more like him".
Non parlo di tracce bonus qui perchè l'unica presente è la versione singolo di Nice Man Jack. Curioso però notare che il cd è in sostanza "preso" da un vinile invece che dai nastri originali, suppongo tristemente smarriti. Non che si senta male, anzi, però una rimasterizzazione nel vero senso della parola la meriterebbe...
Comunque, credo si sia capito che questo è il suo album che preferisco, e se dovessi dargli un voto credo che andrei senza troppi problemi verso un 9.

Alla prossima con More Miles Per Hour!

sabato 13 gennaio 2018

John Miles - The Decca Albums (vol.1) - Rebel (recensione)


Ho ricevuto come regalo di Natale questo bel cofanetto comprendente i primi 4 album di John Miles e, come bonus, un finora inedito CD live alla BBC nel 1978. Ho pensato quindi di iniziare una "serie" di recensioni dedicando ogni "episodio" ad un album qui contenuto, nella versione di questo cofanetto (perchè si sa, con la miriade di riedizioni tanto di moda oggi è facile trovare differenze da un'edizione all'altra).

Quindi, John Miles. Lo conobbi ovviamente grazie a Music, brano che tutti conoscono ma pochi sono spinti ad andare ad esplorare altre cose della sua discografia. Molti neanche sanno che ha effettivamente fatto altro. Subito mi colpì la sua incredibile voce, ma mai avrei pensato di trovarmi di fronte ad un compositore ed un polistrumentista di tutto rispetto.
Dunque, dopo vari tentativi falliti di arrivare al pubblico tramite singoli fin dal 1971, finalmente nel 1975 Miles firma un contratto con la Decca, si affianca ad Alan Parsons in veste di produttore che si porta dietro anche Andrew Powell agli arrangiamenti orchestrali (presente anche in praticamente tutti i lavori dell'Alan Parsons Project) e, introdotto dal singolo Highfly, sforna questo Rebel nel 1976. Con la sua copertina (e titolo) palesemente ispirati all'immagine di
James Dean, Rebel è un album eclettico, splendidamente prodotto ed arrangiato, e un po' l'esempio di quello che sarà, con alcune differenze che analizzeremo nelle prossime recensioni, lo stile di Miles anche in lavori successivi. Music apre l'album. C'è poco da dire su questo brano, tutti lo conoscono, io personalmente credo che sia uno dei pochissimi brani che possono quasi rientrare nello stesso territorio di Bohemian Rhapsody, seppur con ovvie differenze stilistiche. Un brano semplice sulla carta, poche parole nel testo, ma un lavoro orchestrale magistrale. Insomma l'esempio perfetto di ciò a cui il pop può ambire ma ormai si guarda bene dal fare. Difficile proseguire dopo una botta simile, ma Everybody Want Some More ci prova andando in direzione diversa, quasi Beatlesiana, con stop, cambi e quei magnifici violoncelli che potano alla mente cose come Eleanor Rigby. Un gioiellino pop di quelli che adoro letteralmente. Highfly fu scelto come singolo apripista, ma secondo me è un brano leggermente meno interessante del resto; non per mancanza di qualità, ma a causa dell'abbondanza di essa altrove. Un pop piacevole insomma. Con You Have I All si tocca il secondo ed irripetibile picco dell'album. Un pezzo lungo, potente, con un bel tiro, belle melodie e un arrangiamento che si cuce a pennello sul brano. Uno dei pezzi di Miles che preferisco in assoluto; si, più di Music. Il lungo finale, introdotto da una nota di synth a salire dopo l'intermezzo percussivo, è qualcosa di sublime. La title track è un altro pezzo di onesto pop\rock come ne troveremo sparsi un po' ovunque nei suoi album; ma dopo la cavalcata precedente è una "pausa" necessaria e comunque riuscita. When You Lose Someone So Young è una ballata di gran classe che fa mantenere alto il livello prima di quello che, per me, è il pezzo peggiore dell'album. Lady Of My Life proprio non riesco a digerirla, è un secco stop allo scorrimento dell'album. Ben suonata, ben cantata sicuramente, ma questo pezzo dalla mosciaggine impomatata proprio non mi va giù. Meno male che arriva Pull The Damn Thing Down a risollevare il tutto: un altro lungo pezzo formato da più sezioni che forse "arriva" meno di You Have It All, ma è un discreto colpo di coda che ci porta alla reprise di Music che chiude l'album.
Insomma un ottimo esordio, non il mio album preferito tra i suoi (scopriremo qual è nelle prossime recensioni), ma quello forse più rappresentativo. Se non fosse per la "caduta" (opinione personalissima, ribadisco) di Lady Of My Life sarebbe un disco quasi perfetto. Ma non è finita qui! Si perchè nell'edizione del cofanetto "The Decca Albums" ci sono ben 4 pezzi bonus! Segnalo in particolare le prime 2, Jose e You Make It So Hard, lato a e b di un singolo del 1971. Entrambi i pezzi sembrano usciti dagli anni '60, sia come brani in sé che come arrangiamento. Il che per quanto mi riguarda è un'ottima cosa (adoro quell'epoca), ma fa capire perchè passarono inosservati nel '71. Seguono There's A Man Behind The Guitar e Putting My New Song Together, lati b rispettivamente dei singoli Highfly e Music. Brani più in linea con lo stile dell'album, molto bello il primo dalle tinte più spiccatamente "rock", non avrebbe sfigurato nell'album. Il secondo è un pezzo un po' più convenzionale, ma non per questo meno valido. Insomma 4 ottimi brani che rendono questa edizione di Rebel molto interessante.
Come già detto, non è il suo album che preferisco, ma in una ipotetica classifica starebbe quasi sicuramente al secondo posto. Come voto si merita un 8 abbondante.
Alla prossima con Stranger In The City!