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martedì 27 marzo 2018

Genesis - Six Of The Best - Milton Keynes 02/10/1982

Reunion dei Genesis. Quanto se ne parla ancora oggi? Un articolo su due riguardante questa band ha la parola "reunion" nel titolo, spesso per negarne le possibilità di realizzazione. Piccola premessa/riflessione: io, personalmente, raramente riesco a cogliere il fascino delle reunion, esclusi i casi in cui esse portano musica nuova (VDGG, Deep Purple, pure i Beach Boys nella reunion del 2012 hanno tirato fuori un bell'album). In tutti, o quasi, gli altri casi ci si ritrova con orchestrine itineranti, meno performanti per comprensibili motivi di età , che ripropongono scalette di "greatest hits" con biglietti a prezzi spesso inarrivabili per poveracci come il sottoscritto. Diciamo che preferisco di gran lunga "sfruttare" le innumerevoli testimonianze disponibili, sia audio che video, per ricordare un passato che di fatto è, appunto, passato. E se da una parte è giusto celebrare il passato, credo sia sbagliato che esso sostituisca il presente.
Motivo per cui, ad esempio, preferisco di gran lunga un Hackett che fa album nuovi piuttosto di uno che ripropone i Genesis dal vivo (ricorderò sempre con nostalgia la scaletta di quando lo vidi nel 2009, prima del tour senza fine di Genesis Revisited: Darktown, Mechanical Bride, Fire On The Moon, Please Don't Touch, Clocks, solo 4 brani dei Genesis... bei tempi). Ma sono opinioni personali, ovviamente.
In ogni caso, pochi sanno o ricordano che una reunion dei Genesis "quelli veri" (ironia mode:on) in pratica già ci fu nel lontano 1982.
Ma partiamo dall'inizio: quell'anno Peter Gabriel organizzò il primo festival WOMAD, creato per diffondere la nascente world music ed in generale musica proveniente da culture ben diverse dalla nostra; ma essendo un progetto forse troppo immaturo (o forse erano i tempi a non essere ancora maturi per tutto ciò) finì per far perdere a Gabriel una montagna di soldi; soldi che causarono debiti difficilmente sanabili per Peter. Ed è qui che i suoi vecchi compagni di band corrono al soccorso, organizzando nientemeno che una sorta di reunion.
Gabriel, nonostante avesse passato gli ultimi anni cercando di allontanarsi il più possibile dal suo passato, si trovò di fatto costretto ad accettare, in mancanza di alternative. Questa reunion, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto essere composta dalla formazione dei Genesis live anni ‘80 (Collins, Banks, Rutherford, Thompson e Stuermer) con l'aggiunta di Gabriel, i quali avrebbero suonato una scaletta caratterizzata dai loro pezzi classici anni '70 più Turn It On Again per rappresentare gli attuali (all'epoca) Genesis (con Collins che passò temporaneamente alla voce solista cedendo il posto alla batteria a Gabriel, ebbene si) e Solsbury Hill a rappresentare Gabriel solista. Furono ricreate varie maschere e costumi per Peter (Rael, il fiore per Supper's Ready, il vecchio per The Musical Box) non avendo più le originali. Quindi, il 2 Ottobre 1982 (giorno del compleanno di Mike Rutherford tra l'altro) a Milton Keynes davanti a circa 50000 persone sotto la pioggia, Jonathan King (lo ricordate? Colui che scoprì i giovanissimi ragazzi alla Charterhouse e produsse il loro primo, in gran parte dimenticato, album From Genesis To Revelation e singoli vari) presentò questi "six of the best" (come recitava la discutibile locandina) ed il concerto iniziò con Gabriel portato sul palco all'interno di una bara bianca, per poi uscirne nelle vesti di Rael e dar via a Back In NYC. La scaletta fu questa: 

- Back In NYC
- Dancing With The Moonlit Knight (parziale)
- The Carpet Crawlers
- Firth Of Fifth
- The Musical Box
- Solsbury Hill
- Turn It On Again
- The Lamb Lies Down On Broadway
- Fly On A Windshield \ Broadway Melody Of 1974
- In The Cage
- Supper’s Ready
- I Know What I Like
- The Knife

Ma non si stavano forse dimenticando di qualcuno? Ebbene si, Steve Hackett, a quanto si dice, non fu chiamato, ma appena venne a sapere di questa reunion prese il primo aereo disponibile dal Sud America e arrivò sul posto in tempo per partecipare ai due bis (I Know What I Like e The Knife). Certo, si potrebbe teorizzare all'infinito sui motivi della mancata chiamata di Hackett, ma si tratterebbe, appunto, solo di teorie. E se invece Hackett fu effettivamente chiamato ma ritardò ad arrivare essendo all'epoca, appunto, in Sud America presumibilmente in tour? Magari fin da subito era incerta la sua presenza, il che spiegherebbe la mancanza del suo nome nella locandina ed il misterioso "plus Special Guests", che in questo caso poteva avere il doppio compito di creare curiosità e di salvarsi la faccia senza spararla troppo grossa. Dove sta la verità e dove la leggenda? Sarebbe da chiederlo ai diretti interessati...
L'esecuzione dei pezzi è caratterizzata da una generale alta velocità tipica dei Genesis live anni '80 (la versione di In The Cage in Three Sides Live ne è un perfetto esempio), e quindi Peter Gabriel a volte è in evidente difficoltà con brani che, oltre a non essere stati suonati/cantati da tempo, vengono riproposti in versioni a lui non molto familiari. In generale non si tratta di uno dei concerti migliori dei Genesis (complice anche la pioggia torrenziale di quella sera ed il fatto che fosse uno show isolato e non parte di un tour), specialmente se confrontati con gli standard dei primi anni '80, periodo in cui diventarono una band live devastante; ma è assolutamente da ricordare come un evento unico e di grande interesse per i fan. Di questo concerto esiste una registrazione amatoriale proveniente dal pubblico, purtroppo di bassa qualità (sempre a riprova dell'importanza di poter testimoniare certi avvenimenti, nonostante anche ai tempi tecnicamente fosse vietato stando alla locandina dell'evento. Poi però oggi ringraziamo questi strappi alle regole perchè ci permettono di rivivere momenti importanti; d'altronde anche chi tutt'ora difende le suddette regole poi finisce per pubblicare a sua volta dei bootleg, vero signor Fripp?) e recentemente è spuntata una registrazione di buona qualità delle prove! Qui sotto trovate entrambe le registrazioni intere, oltre ad altre foto interessanti.


 

 

 

 

 


martedì 30 gennaio 2018

Phil Collins - ...But Seriously (recensione - speciale compleanno)

Ho pensato di spendere qualche parola oggi su uno degli album che preferisco della carriera solista di Phil Collins, in occasione del suo compleanno. Ricordo ancora quando ero nel pieno degli anni '90 e ancora, almeno per quanto mi riguarda, nel periodo dominato dalle musicassette. Passai poi ai CD intorno agli 8 anni, in modo graduale. Prima di allora i miei ascolti erano al 90% i Queen, band che non ringrazierò mai abbastanza per aver formato i miei gusti musicali ed aver impedito la formazione di barriere tra generi nella mia testa; ma non c'erano solo loro. I miei genitori avevano ovviamente varie cassette, e tra una raccolta degli Eagles e una dei Supertramp c'era questo ...But Seriously, comprato ai tempi pensando fosse una raccolta, visto l'alto numero di brani famosi lì contenuti (e l'effettiva mancanza di informazioni rispetto alla sovrabbondanza di oggi, sempre se si è disposti a cercarle, e mi riferisco soprattutto a quelli che ancora dicono "Phil Collins ha rovinato i Genesis gne gne" senza sapere un cazzo delle dinamiche del gruppo e dei crediti nei brani). 
...But Seriously arriva sul finire degli anni '80 e sotto certi aspetti è forse l'ultimo album di enorme successo legato alla figura di Collins solista. I successivi Both Sides, Dance Into The Light e Testify, seppur oscillanti tra l'ottimo e il discreto, hanno si raggiunto grandi numeri, così come i tour seguenti, però è ovvio che il periodo "Re Mida" è in gran parte confinato agli anni '80. Periodo che è culminato con la doppietta No Jacket Required - Invisible Touch, con apparizioni in Miami Vice, enormi tour, la famosa vicenda del Live Aid... Dopo tutto questo frastuono esce ...But Seriously: un album sempre di ottimo pop e con una manciata di tracce che ancora oggi sono tra le più ricordate di Collins, ma a tratti decisamente più raffinato dei lavori immediatamente precedenti. Insomma, vero che mancano i picchi di Face Value e alcune cose di Hello I Must Be Going, ma quello che abbiamo qui è un album di pop maturo e ben fatto, dall'inizio alla fine.
E se l'inizio sembra sbatterci in faccia un'ondata di anni '80, in realtà Hang In Long Enough riesce a portare le caratteristiche di una Sussudio fuori dall'irritabilità. Ritmo contagioso, fiati strabordanti, ma sarà l'uso di una batteria acustica (finalmente) o altro, secondo me funziona decisamente meglio. Le successive That's Just The Way It Is e Do You Remember? ci riportano il Phil delle ballate: e se la seconda è, seppur apprezzabile, tipica del suo stile; la prima, pur restando in territori simili conditi di drum machine, è il primo segno di un pizzico di serietà presente in questo album (riferendosi al conflitto nordirlandese in atto in quegli anni), quasi a volersi un po' distaccare dal gioioso folletto che pochi anni prima rimbalzava tra Londra e Philadelphia in poche ore. Bellissime anche le armonie di David Crosby. Something Happened On The Way To Heaven è un altro classico pezzone "alla Phil" con tanto di fiati e ritornello da stadio, non per niente è ancora in scaletta oggi. Non mi ha mai fatto troppo impazzire, ma in fondo niente male. Con Colours le cose si fanno un pochino più interessanti. Il brano infatti è suddiviso in 2 sezioni sostanzialmente, quasi a formare una mini-suite pop inedita per Phil solista. Il testo è un'altra invettiva in difesa dei più deboli (in questo caso contro la segregazione razziale in Sudafrica), tema che a grandi linee pare essere ricorrente in questo album. Ovviamente all'epoca si è preso non poche critiche sull'apparente ipocrisia della cosa: "una ricca popstar che ci fa la predica sui più deboli", ignorando il fatto che Phil era ed è tutt'ora coinvolto e supporta varie associazioni di beneficenza. Insomma, personalmente mi fido più di lui che di un Bono a caso. Colours è uno dei picchi dell'album senza dubbio, che dimostra un Collins decisamente più maturo come compositore rispetto agli album precedenti. I Wish It Would Rain Down è una delle ballate più "canoniche" arricchita (a seconda dei punti di vista) dalla presenza di Clapton alla chitarra; e tra cori che sfiorano il gospel ed un Phil che si spinge al massimo della sua estensione vocale, ammetto che si tratta comunque, nella sua canonicità, di un gran bel pezzo pop.
All'epoca giravo la cassetta e trovavo Another Day In Paradise. Serve dire qualcosa a riguardo? Altro pezzo in difesa dei più deboli, i senzatetto in questo caso, e probabilmente un valido candidato al titolo di "pezzo pop anni '80 perfetto" a mio parere. Heat On The Street è un altro brano discreto, niente di miracoloso, ma ha la sua funzione tra Another Day In Paradise e la successiva All Of My Life. Altro capolavoro di questo album a mio parere, All Of My Life parte con una languida parte di sax per poi diventare un'altra gran bella ballata (meglio di I Wish It Would Rain Down a mio modesto parere) arricchita oltretutto dall'hammond di Steve Winwood. Bellissima. Saturday Night And Sunday Morning è un breve intermezzo strumentale che sembra messo lì un po' a caso, ma rappresenta chiaramente l'altra grande passione di Collins per il jazz da big band, cosa che esplorerà ampiamente nel decennio successivo.
Father To Son segue, ed è uno dei brani più sinceri e toccanti dell'album. Per una volta Phil non si strugge per qualche divorzio, ma canta quasi una sorta di lettera ad un figlio da parte di un padre: davvero bella nella sua semplicità. Chiude l'album Find A Way To My Heart, a mio parere una hit mancata. Un brano tipico nel suo stile, fiati compresi; una sorta di "nuova" Take Me Home, e forse penalizzata da questa leggera somiglianza strutturale, però a mio parere non meno valida, anzi! Se comprate la nuova versione dell'album, uscita nel 2016, troverete un secondo CD infarcito di demo e versioni live di brani dell'album; ma tra le altre cose ci sono anche That's How I Feel e You've Been In Love (That Little Bit Too Long), interessanti aggiunte in linea con l'album, che all'epoca credo fossero lati B di qualche singolo: Oltre alla sempre toccante versione live di Always.
Insomma, un album che, credeteci o meno, ho imparato ad apprezzare nel tempo. Si, perchè da bambino questa cassetta mica mi piaceva tanto, volevo sempre i Queen! Però da qui sono arrivato ai Genesis, considerandoli come una valida aggiunta e un'ottima occasione per sentire nuove canzoni con Phil Collins alla voce. Solo dopo ho scoperto i primi album, e da lì il progressive. Insomma, ho scoperto il prog grazie a Phil Collins e a ...But Seriously. Per alcuni sarà stato la rovina del prog, per me è stato l'inizio di grandi scoperte. E se a questo aggiungiamo il mio rifiuto verso la chiusura mentale causata dai generi e la presunta superiorità oggettiva di alcuni nei confronti di altri (perchè di gusti si tratta e non vedo perchè uno debba escluderne un altro), si può capire i motivi per cui sono e sarò sempre un fan di Phil Collins.  
Un album che ora riascolto con molto piacere, e che in ambito pop si dimostra come giusto equilibrio tra formule rodate e semplici belle canzoni. Un 8 per me. 
Ah dimenticavo, buon compleanno Phil!!!
P.S. Se non avete ancora letto la sua autobiografia, fatelo. Oltre ad essere una bella lettura scorrevole, potrebbe farvi cambiare punto di vista su di lui, specialmente se ancora lo accusate di "tradimento al prog" o amenità simili. 

mercoledì 23 agosto 2017

Quando sono "finiti" i Genesis?

Sempre i soliti discorsi, sempre i soliti esiti. Chi "sono finiti con The Lamb", chi "sono finiti con Wind And Wuthering", "eh ma senza Gabriel", "eh ma senza Hackett". Per favore, basta!
Sapete quando sono finiti i Genesis? Nel preciso momento in cui, salvo reunion, hanno effettivamente smesso di far musica, quindi nel 1998, NON PRIMA. E volete sapere perchè?
Beh è semplice, basta vedere chi sono stati, nell'arco della storia dei Genesis, i principali compositori. All'inizio Anthony Phillips aveva un ruolo vitale, pure più di Tony Banks; sono finiti i Genesis dopo il suo abbandono? Dopo Trespass? Ci sono andati vicino, ma no. Hanno preso Hackett e Collins, entrambi per molti anni hanno contribuito marginalmente alla composizione, che invece è passata in mano quasi esclusiva di Banks e Rutherford. Ovviamente anche gli altri contribuivano, ma una Supper's Ready musicalmente ha scritto "Tony Banks" su quasi ogni singola nota. The Lamb è letteralmente cosparso del suo marchio stilistico. Gabriel lascia, perdono un grande paroliere ed un'insostituibile figura carismatica, oltre che una magnifica voce. Finiscono i Genesis dopo The Lamb? No. Perchè esce Trick Of The Tail, Collins canta, non compone, ma non compone neanche Hackett, o perlomeno molto poco. Questo perchè è appena reduce dal suo album solista. Quindi Trick è sostanzialmente un album di Banks e Rutherford, come quelli dopo. Qualcuno se ne è lamentato? Ah no, Hackett era in formazione ancora, anche se suonava e basta lì, quindi va bene. In Wind And Wuthering c'è effettivamente un aumento del contributo di Hackett, come in Blood on The Rooftops, ma i brani forse più celebrati dell'album sono One For The Vine e Afterglow. Uhm, chi li avrà mai scritti? Tony Banks? Esatto. Tutto questo per dire che, una volta che Hackett ha abbandonato, il nucleo compositivo principale è rimasto. E lo testimoniano alcune composizioni di And Then There Were Three, come Down and Out, Burning Rope, che probabilmente non vengono troppo considerate perchè "no Hackett no party" o perchè sono troppo brevi per essere prog. I Genesis sono finiti qui? No! E vi spiego anche il perchè. Sapete quali band sono effettivamente "finite" in quel periodo? Quelle che sono rimaste chiuse nel guscio del prog: i vari Gentle Giant, ELP, Van Der Graaf... I Genesis, anche con un po' di fortuna certo, hanno saputo sopravvivere dimostrando quindi una capacità non comune (certo, hanno semplificato le composizioni, ma ancora c'è gente che crede che scrivere dei pezzi pop che funzionano sia più facile che scrivere una suite prog? Dai, provateci!) E a chi dobbiamo questo? A Collins? Si e no, perchè se è vero che dall'81 ha avuto una carriera solista incredibile, in quanto a composizione nei Genesis nella migliore delle ipotesi c'era equilibrio, quando non svettavano i soliti Banks e Rutherford (come testimoniano i loro album solisti, non certo prog a partire dagli anni '80). Ma quindi se Hackett e Gabriel fossero rimasti? Beh, basterebbe ascoltare Cured o il progetto GTR di Hackett, oppure So di Gabriel. Non mi pare di vedere molto prog in questi album, e lo dico da fan di entrambi gli artisti e adorando So. Avremmo avuto altre Supper's Ready? Un altro The Lamb? Nah, credo piuttosto un misto tra Invisible Touch, Sledgehammer e When The Heart Rules The Mind. Mentre colui che veramente ha continuato a sfornare album interessanti e mai banali è il troppo spesso dimenticato Anthony Phillips. Poi certo, non è lui ad andare in tour da anni con il nome Genesis Revisited, quindi di certo non può esser ugualmente celebrato come salvatore dell'eredità del gruppo.
Concludendo, perchè certi discorsi del tipo "tale band finisce qui" non li si fanno per gli Yes o per i King Crimson, che hanno cambiato formazione e suono ben più volte dei tanto criticati Genesis? Probabilmente perchè siamo ancora qui a dare contro al povero Phil perchè "ha sostituito Peter Gabriel". Oppure perchè ci stanno antipatiche le persone che diventano famose e "fanno i soldi". Come se fosse facile poi... Dai, tutti insieme scriviamo un pezzo pop che diventiamo famosi, è facile no? Perchè non lo fate? Integrità morale? Ma fatemi il piacere...
Fate un favore a voi stessi e leggete l'autobiografia di Phil Collins, potrete capire un paio di cose in più forse.