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lunedì 4 febbraio 2019

Genesis - Selling England By The Pound (1973) Recensione

Premetto che sarà una recensione controversa, siete avvisati.
Normalmente Selling England By The Pound finisce in cima a molte classifiche, sia riguardanti strettamente i Genesis, sia più in generale il progressive rock. Personalmente, credo che Selling sia l'album meno riuscito della prima fase della loro carriera. Sì, lo so, sono pazzo, ma almeno vediamo i motivi.
I Genesis arrivavano da una serie di album in costante crescita sotto vari aspetti, oltre che parte di una evidente evoluzione: l'esordio intriso di pop anni '60 di From Genesis To Revelation, l'affascinante e primordiale progressive bucolico e pastorale di Trespass, l'aria barocca e fiabesca di Nursery Cryme, e la indiscutibile perfezione di Foxtrot, in cui tutti gli elementi degli album precedenti si incastrarono fra loro nel creare un lavoro estremamente solido.
E poi uscì Selling England By The Pound, ed il primissimo "problema" fu in un certo senso il cambio di approccio alla scrittura rispetto ai lavori precedenti. Prima infatti molti brani venivano suonati dal vivo prima di essere registrati, avendo così modo di evolversi e trovare la loro via anche basandosi sulle reazioni del pubblico; questa cosa non accadde con Selling. Svariati brani o frammenti nacquero infatti da improvvisazioni in studio, che portarono ad alcuni ottimi risultati, e ad altri un po' meno riusciti. Dancing With The Moonlit Knight è forse uno dei migliori esempi di come questo approccio potesse portare a buoni risultati: il contrasto fra la prima sezione, in gran parte ad opera di Gabriel, i crescendi e le frenetiche corse strumentali con tanto di tapping di Hackett sono magistrali, ed hanno finito per far scuola ed ispirare molto del progressive che seguirà. Il testo poi è forse uno dei migliori partoriti da Gabriel, con  riferimenti alla cultura inglese e neologismi molto intelligenti. Discorso simile si può fare per The Cinema Show, dove un altro forte contrasto, qui più netto, caratterizza un altro dei brani migliori dei Genesis. La prima metà quasi acustica e molto melodica, quasi pop oserei dire, accompagna l'ascoltatore ad una delle migliori esibizioni virtuosistiche tanto di Banks (che qui si diverte con il suo primo, relativamente economico, sintetizzatore) quanto di Collins e Rutherford, unici artefici di questa ultima sezione, ed ironicamente proprio il trio che porterà avanti il nome Genesis di lì a pochi anni. Nel mezzo poi troviamo Firth Of Fifth, che mostra un approccio decisamente più ordinato ed organizzato, uno svolgimento incredibilmente scorrevole che passa dalla complessa introduzione al piano d'impostazione classica, alla potente parte cantata seppur con un testo non particolarmente riuscito, ad una sezione strumentale centrale che dapprima riprende l'introduzione e poi lancia la celebrazione massima di Steve Hackett come chitarrista solista; ancora oggi gran parte del suo stile gira intorno a questo assolo.
Un brano che un certo tipo di ascoltatori può trovare discutibile è I Know What I Like (In Your Wardrobe), in quanto più semplice dell'idea che normalmente ci si fa dei Genesis di quest'epoca, oltre che "orribile presagio" di ciò che verrà. Personalmente la penso in modo un po' diverso: a parte il fatto che non ci ho mai visto nulla di male nel pop, e che anzi apprezzi praticamente tutti gli album a nome Genesis pur riconoscendone le differenze (anche se non così nette come si vuole spesso credere), io credo che l'elemento pop sia stato sempre presente nella loro musica. Il loro primo album era sostanzialmente pop, e se confrontiamo la loro musica con altre band contemporanee definibili come progressive, tipo Yes e King Crimson (anche se comprensibilmente Fripp stesso sembra voler rifiutare la definizione e fuggire da questo "genere-gabbia"), non si può negare il fatto che i Genesis siano quelli più affini ad un tipo di musica più "popolare".  Da questo punto di vista quindi I Know What I Like è un bel brano che alleggerisce il tono altrimenti piuttosto pesante dell'album. Un discorso simile lo si potrebbe fare per More Fool Me, ma personalmente reputo questo brano come molto meno riuscito, e non per la presenza del Collins cantante, anzi, ma anche solo se confrontata alla in un certo senso analoga For Absent Friends da Nursery Cryme, secondo me mostra una certa debolezza, non aiutata da un arrangiamento molto scarno.
Ed ora arriviamo alla nota dolente: The Battle Of Epping Forest. Musicalmente è un brano estremamente complesso, forse tra i più complicati della loro discografia, ed in 11 minuti sembra andare ovunque e da nessuna parte, pur essendo apprezzabile dal punto di vista strumentale. Il problema si ha quando un brano già di per sé complesso deve poi anche contenere una ugualmente complessa componente lirica. Non è la prima volta che Gabriel decide di cantare sopra letteralmente ogni cosa: già lo fece sul finale di Apocalypse in 9/8 da Supper's Ready, inizialmente irritando Banks che poi accettò, e lo farà ancora in un modo analogo nel successivo The Lamb Lies Down On Broadway in The Colony Of Slippermen. In questi casi la complessità della musica e l'evidente difficoltà di Gabriel nell'incastrarsi e nell'inventare una qualche melodia, per qualche strano motivo pare funzionare, dando anche un certo peso all'interpretazione teatrale di Peter. In Epping Forest però le cose a mio parere non si incastrano come dovrebbero. La musica è ottima, il testo anche, l'interpretazione è Gabriel al suo meglio, ma una volta messo tutto insieme viene fuori una "mappazza" (termine tecnico) da 11 minuti abbondanti la cui unica attrattiva risiede nella sua "stranezza". Non per niente il carino ma piuttosto innocuo brano strumentale che segue si intitola After The Ordeal, che si può tradurre come "dopo la dura prova" o "dopo il Calvario". Se penso ad un analogo caso di brano teatrale, dove Gabriel interpreta vari personaggi, mi viene in mente ad esempio Harold The Barrel, decisamente più "musicale" nella resa, o Get 'Em Out By Friday, già più ostica ma comunque dalla risultato a mio parere migliore.
La reprise finale di Dancing With The Moonlit Knight, Aisle Of Plenty, è invece una felice intuizione, con il suo andamento decisamente più calmo dopo l'apoteosi di The Cinema Show, a cui è collegata, porta l'album a sfumare sfoderando un'altra serie di intelligenti giochi di parole.
Un'altra cosa che mi ha sempre poco convinto qui è la produzione. Non che il tutto suoni male, anzi, il problema è proprio l'opposto. Il suono l'ho sempre percepito come fin tropo pulito, brillante, privo della corposità degli album precedenti ed ancora lontano dall'abrasività del ben diverso successore.
Detto questo, se vediamo I Know What I Like come un semplice pezzo discreto, alla fine l'album è "salvato" dai tre capolavori Dancing With The Moonlit Knight, Firth Of Fifth e The Cinema Show, che di certo sarebbero in grado di salvare anche un'intera discografia, ma che dimostrano una disparità tra questi e gli altri brani non presente nei precedenti lavori, che ho sempre percepito come più compatti e, soprattutto, scorrevoli. Certamente il successivo The Lamb non sarà né compatto e né scorrevole, ma sfoggerà ben altre caratteristiche a suo favore, su tutte la lungimiranza.
Insomma ogni volta che vedo Selling scalare ogni qualsivoglia classifica non posso che sentirmi, tanto per cambiare, una sorta di mosca bianca, preferendogli non solo gli altri lavori dell'epoca Gabriel, ma anche alcuni dei successivi. Certo, i successivi non hanno i tre brani di cui sopra, ma se si considera la somma e non le singole parti...
Se non altro Selling ha in qualche modo proiettato i Genesis verso il loro primo importante cambio stilistico, quello di The Lamb, che purtroppo non ebbe però seguito, in quanto già nei successivi A Trick Of The Tail e Wind And Wuthering, nonostante il tanto vituperato cambio di frontman, parvero tornare verso territori più conosciuti e confortevoli, rimandando l'inevitabile evoluzione di un paio di anni.
Selling England By The Pound a mio parere si merita un 7,5 perchè mi sento generoso. 


martedì 21 agosto 2018

Genesis - Invisible Touch (1986) Recensione

Un album spesso preso come esempio della decadenza di questa band. Una band il cui graduale cambio stilistico è spesso denigrato e definito come un semplice risultato dell'abbandono prima di Gabriel e poi di Hackett, evidentemente conoscendo poco delle carriere soliste dei suddetti negli anni '80 e dimenticandosi totalmente che la principale unità compositiva della band (Banks e Rutherford), dopo l'abbandono di Phillips, è sempre stata presente. Poi certo, "si sono svenduti", come se fosse semplice farlo, come se bastasse volerlo e "puff", soldi a palate. Però tanti musicisti ironicamente fanno la fame, curioso... Forse non è così semplice. Liberissimi di chiamarli "i Genesis quelli falsi", o la "Phil Collins Band" o "genesis" in minuscolo facendo i simpatici, ma Invisible Touch per me è il loro miglior album anni '80 dopo Duke, uno dei più solidi. Certo, è un album sostanzialmente pop, ma che c'è di male? Indubbiamente può non piacere, ma non per questo va sminuito a prescindere. La title track è un piccolo e semplice gioiellino pop che non viene certamente fuori mettendo insieme note a caso, ed è l'esempio di come il tanto vituperato Phil Collins qui non sia alla guida della band come molti tutt'ora credono. Tant'è che non solo i brani sono accreditati all'intera band, ma non è neanche difficile notare il pesante zampino di Banks in questo brano, tanto quanto quello di Rutherford nell'ugualmente famosa Land Of Confusion. Tonight Tonight Tonight invece dimostra perfettamente come comunque i Genesis non fossero certo nello stesso calderone dei vari Duran Duran o Spandau Ballet, tirando fuori un pezzo che eleva la sua natura pop estendendosi con un azzeccato intermezzo strumentale. Certamente uno dei brani più riusciti dell'album, vittima purtroppo di sciagurati tagli sia nella versione singolo che nei live dal '92 in poi che trasformano il brano, stavolta si, in una "semplice" canzone pop. E poi la già citata Land Of Confusion, "nobilitata" e legittimata nel mondo dei più giovani alternativi dall'inutile cover dei Disturbed, è un esempio di perfetta scrittura pop di quelle fatte apposta per far cantare la gente. Che ripeto, sembra facile, ma farlo scrivendoci intorno anche una bella canzone è alquanto arduo. Poi certo, le melense In Too Deep e Throwing It All Away non sono perle indimenticabili, ma quelli erano gli anni, e poi sono tutt'ora convinto che almeno la prima sia pesantemente penalizzata dai suoni tipici di quel decennio, risultando altrimenti un brano comunque piacevole e ben scritto.
E se indubbiamente la divertente Anything She Does non può che rinforzare il rifiuto da parte dei vecchi fan (che in quanto proggettari a volte cedono il senso dell'umorismo in cambio di un bel paio di paraocchi, e lo dico da proggettaro al 65% circa), Domino potrebbe cambiare le cose. Infatti con i suoi quasi 11 minuti ed i molteplici movimenti al suo interno potrebbe tranquillamente essere definita una suite prog! Perchè per molti non è così? Semplice: i suoni anni '80, la mancanza di "mellotron moog hammond" ed il fatto che sia in 4/4. Al di là del genere, a me Domino è sempre piaciuta, essendo indubbiamente il miglior brano dell'album oltre che gran bel pezzo in sede live, dove guadagna molto in resa. The Brazilian chiude l'album ricordandoci che sono pur sempre una band di tre musicisti, e quindi quale miglior modo se non con uno strumentale a firma Banksiana?
Insomma i punti deboli qui sono ben pochi, certamente meno che nei pur buoni precedenti Abacab e Genesis, che sembrano perdere un po' nella seconda metà. Personalmente ho sempre amato questo album, le sonorità anni '80 non mi disturbano, per tanto datate che possano suonare oggi hanno comunque una loro personalità. Non ho mai avuto nulla contro il pop, contro Collins (che anzi è la ragione per cui mi sono interessato ai Genesis, arrivando successivamente ai primi album) e contro gli anni '80, che si dimostrano essere un decennio a mio parere comunque nettamente superiore al periodo che stiamo vivendo, musicalmente parlando. Invisible Touch non è un capolavoro, ma un onesto album ben scritto e ben suonato, perfettamente in linea con i tempi in cui uscì, esattamente come lo erano a loro volta i loro album anni '70. Un 7,5 per me.

...poi ce la si potrebbe anche fare una risata ogni tanto guardando i videoclip eh, che anche Peter Gabriel non è che quando si è messo la testa di volpe e il vestito da donna o si vestiva da malattia venerea con testicoli gonfiabili era mister serietà dopotutto...
Ed il video di Land Of Confusion è una piccola opera d'arte, piena di riferimenti che, ahimè, chi non c'era negli anni '80 magari faticherà a capire...
E se ve lo dice uno del '92 potete fidarvi.


martedì 7 agosto 2018

Genesis - Live (1973) Recensione

Il primo live ufficiale dei Genesis è stato registrato nel bel mezzo del tour di Foxtrot, e si tratta senza dubbio di uno dei più veritieri documenti di questa band dal vivo. Sì, perchè tutti i successivi live, seppur validi quando non ottimi, sono indubbiamente stati rimaneggiati in qualche modo, come era ed è tutt'ora usanza molto diffusa nelle pubblicazioni dal vivo. Già Seconds Out ad esempio combina serate diverse, e non escludo qualche "correzione" in studio, mentre altri casi come Rainbow '73 o The Lamb dal vivo pubblicati nell'Archive 1967-1975 sono forse una delle più grandi tragedie che io abbia mai ascoltato: con tracce ri-registrate addirittura venticinque anni dopo (con un Gabriel dalla voce che all'improvviso diventa più "matura", un Hackett che in Firth Of Fifth ha un suono che non ha nulla degli anni '70, e storie di un Tony Banks che ri-registra l'assolo di The Cinema Show in studio negli anni '90 a velocità dimezzata per poi essere raddoppiata dopo). Sarà che sono un fanatico dei bootleg (ed in tal senso consiglio qualche ricerca a riguardo se si vogliono ascoltare concerti come effettivamente furono suonati), ma di un live perfetto ed aggiustato non so proprio che farmene... Soprattutto quando poi, parlando della versione live di The Lamb, ascoltando l'ottimo bootleg allo Shrine Auditorium (da cui è stato tratto il live ufficiale), proprio non si capisce la necessità di aggiunte e correzioni, oltre a poter constatare l'effettiva esistenza di It, che stando ai Genesis non era invece stata registrata ed è quindi sostituita da un inutile remix in studio nella release ufficiale (oltre che dei bis, direttamente eliminati dall'album con la medesima scusa).

Ma torniamo all'album in questione. Gran parte delle tracce furono registrate alla De Montford Hall di Leicester da Alan Perkins usando lo studio mobile Pye Mobile Recording Unit, ad eccezione di The Return Of The Giant Hogweed, registrata il giorno prima alla Free Trade Hall di Manchester.  Effettivamente questo live, se non fosse stato pubblicato ufficialmente, sarebbe molto probabilmente diventato un bootleg. Sì, perchè esso fu registrato per la trasmissione radiofonica King Bisquit Flower Hour (anche se non fu mai trasmesso), ed i bootleg di altre band tratti da analoghe registrazioni non si contano... Certo, la qualità audio ed il mix non sono dei migliori, ma non siamo neanche al livello di Earthbound dei King Crimson, ad esempio. Indubbiamente il difetto più grande è però l'assenza di Supper's Ready, brano certamente suonato ma scartato per motivi di spazio. In realtà alcune copie promozionali con Supper's Ready inclusa furono stampate in formato a doppio disco, ed immagino siano ormai praticamente introvabili o comunque pezzi dal valore inestimabile. Ciò che abbiamo è una scaletta comunque molto equilibrata, che ben rappresenta il lavoro dei Genesis fino a Foxtrot. Ed infatti fin dall'inizio viene dato spazio all'allora ultimo album con la doppietta Watcher Of The Skies e Get 'Em Out By Friday. Versioni molto fedeli alle originali, dove forse le uniche differenze riscontrabili sono nel ritmo rallentato di Watcher (immagino per facilitare Gabriel vista la velocità del cantato), e qualche piccola differenza nell'interpretazione da parte di Gabriel dei vari personaggi in Get 'Em Out, enfatizzando ulteriormente la sua natura teatrale. Tutti gli altri fanno il loro molto diligentemente, anche se mi sento di citare in particolare un Phil Collins innegabilmente più libero che in studio, che non si fa mancare passaggi improvvisati mai fuori posto.
The Return Of The Giant Hogweed invece ci mostra per la prima volta i Genesis con un marcia in più, specialmente nell'epico finale, qui ancora più devastante che in Nursery Cryme. Un discorso simile si può fare per The Musical Box, dove la sua natura fatta di contrasti è qui ancora più evidente grazie alla gran carica con cui vengono affrontate le parti più "ritmate". Dove però i Genesis superano sé stessi, a mio parere, è nella conclusiva The Knife. Già l'originale spiccava all'interno di Trespass, ma qui, complice sicuramente l'esperienza accumulata dopo averla suonata per praticamente tre anni, si raggiunge un livello ancora più alto. E gran parte del merito va senza dubbio a Steve Hackett che, senza nulla togliere al mai abbastanza celebrato Anthony Phillips, si lascia andare in un assolo lancinante che sembra quasi essere stato partorito da un Jimmy Page pre-eroina particolarmente ispirato.
Se devo essere sincero, questo è uno dei casi in cui i tanto criticati remix del 2007 migliorano non di poco la resa. Certo, bisognerà mandare giù l'inutile presenza di una manciata di tracce bonus dal vivo dal The Lamb rimaneggiato di cui sopra inserite a forza (soprattutto vista l'occasione mancata di aggiungere la tanto agognata Supper's Ready, ora che su CD di spazio ne hanno da vendere), ma di certo il suono ora è più definito, chiaro e potente.
Interessante ricordare la presenza, sul retro della copertina del disco in questione, di una bizzarra storia ad opera di Gabriel che attirò l'attenzione nientemeno che di William Friedkin, famoso per aver diretto L'esorcista. Friedkin infatti contattò poi Gabriel nel 1974, chiedendogli se fosse disposto a collaborare in un suo lavoro futuro, causando poi discussioni e problemi all'interno della band che fecero di fatto saltare tutto, oltre a creare una prima, significativa spaccatura fra Peter ed il resto della band che finirà per allargarsi nel tempo. Altra curiosità è la dedica a Richard MacPhail, amico della band e tour manager fino a quel punto, momento nel quale decise di rinunciare all'incarico. I Genesis quindi decisero di fargli una dedica sul retro dell'album, senza pensare che ai meno informati potesse sembrare una dedica ad un amico che se ne era andato. Nel senso più drastico del termine.
Quindi, concludendo, un live forse un po' sottovalutato e "perso" in mezzo a monumentali vinili multipli contemporanei (Yessongs, Welcome Back My Friends...), facendo quasi la fine del già citato Earthbound dei King Crimson, senza però suonare così tanto male. Personalmente ci sono affezionato, e se dovessi dargli un voto sarebbe intorno al 7,5. Arriverebbe all'8 abbondante se avesse anche Supper's Ready.



mercoledì 18 aprile 2018

Genesis - The Jackson Tapes (1970) + bonus

Per decenni si è saputo poco o niente di queste misteriose Jackson Tapes, le registrazioni parevano perdute, e tutt'ora noto in giro un po' di confusione sulla loro provenienza ed il loro contenuto. Cercherò quindi di fare un po' di chiarezza qui.
Siamo nel 1970, a Gennaio, quindi tra From Genesis To revelation e Trespass, in un'epoca di costante cambiamento che portò i Genesis dal discreto gruppetto del primo album a ciò per cui ancora oggi vengono ricordati. Quei mesi tra fine 1969 ed inizio 1970 furono forse il periodo più importante della loro carriera, dove trovarono una strada e gettarono importanti basi per il futuro, evidenti tanto in Trespass, quanto in Nursery Cryme ed in queste Jackson Tapes. Dunque dicevo, siamo all'inizio del 1970 e ai giovani Genesis fu commissionata una colonna sonora per un documentario, che avrebbe dovuto essere su un pittore dal nome Mick Jackson (o almeno questo pare essere il nome, anche se non è totalmente sicuro). Tristemente però questo documentario non vide mai la luce e risulta tutt'oggi perduto, e così parevano essere anche le tracce dei Genesis. Questo fino a qualche anno fa quando, pare, queste tracce spuntarono nel giro dei bootleg e furono comprate dagli stessi Genesis (o chi per loro conto) e poi pubblicate ufficialmente in un CD bonus nel cofanetto "Genesis 1970-1975" nel 2008. Ma quindi di cosa si tratta in pratica? Beh, andiamo ad analizzare tutti e quattro i brani che compongono queste Jackson Tapes:

1 - Provocation
Pare subito ovvio all'ascolto che l'introduzione di questo brano finì poi in The Fountain Of Salmacis l'anno dopo. Qui però Gabriel canta un linea vocale inedita su di essa (che tra l'altro inizia in modo diverso, più frammentario) e poco dopo arriva una sezione mai sentita, piena di stacchi, che ci porta poi, curiosamente, a ciò che diventerà la parte conclusiva di Looking For Someone, anche qui con una linea vocale inedita poi assente nella versione definitiva. Esempio perfetto del processo di crescita in corso allora, oltre che del fatto che molte idee musicali usate successivamente nacquero in quest'epoca. Ne vedremo altre infatti.

2 - Frustration

                                                     
Ecco appunto, parlavamo di idee usate successivamente e ci ritroviamo di fronte praticamente Anyway, da The Lamb Lies Down On Broadway. La sezione principale è praticamente quasi identica (a parte il testo ovviamente), fino agli stacchi che nell'album precedono l'assolo di Hackett, qui seguiti da una sezione inedita in cui Gabriel esclama "I say what's the use" (curioso il fatto che questa frase fosse già presente, in modo molto simile anche come base musicale, nel brano Hair On The Arms And Legs, scarto dell'epoca di From Genesis To Revelation) e da una ulteriore sezione più ritmica che ricorda quasi i primissimi Camel (o viceversa più probabilmente); fino ad un finale che, dopo una frenetica salita d'organo, ci lascia sospesi.

3 - Manipulation

Nel caso servissero altre prove del fatto che The Musical Box arrivi in gran parte da Anthony Phillips (oltre al demo F Sharp), qui troviamo una versione strumentale embrionale della suddetta, completa anche delle sezioni che poi andranno ad accompagnare i vari assoli. Man mano che procede però si avventura in sezioni che non troveranno posto nella versione definitiva, sempre rimanendo però strumentale.

4 - Resignation

Ecco, qui invece siamo di fronte ad un brano totalmente inedito, di nuovo strumentale, non lontano però da certe sezioni di Stagnation. Quindi non è così assurdo pensare che magari alcune di queste sezioni potessero far parte della leggendaria The Movement: lunga suite suonata, pare, solamente dal vivo e di cui si sa ben poco se non che fu poi condensata, appunto, in Stagnation.

Un interessantissimo documento di quell'epoca dunque, specialmente se completato poi con un'altra manciata di testimonianze contemporanee o di poco successive, come ad esempio:

BBC "Nightride" 22 Febbraio 1970
Di fatto la prima registrazione live dei Genesis, interessante per la presenza di altri 3 brani inediti: Placidy, Shepherd e Let Us Now Make Love, oltre a Stagnation e Looking For Someone (quest'ultima già nella sua versione definitiva, testimonianza del fatto che in appena un mese dalle Jackson Tapes la sezione di Provocation fu utilizzata qui). 

Piccola aggiunta con quello che è il primo bootleg dei Genesis, registrato a La Ferme in Belgio il 7 Marzo 1971. Si, ci sono già Hackett e Collins in formazione, ma vale la pena di condividere, nonostante la qualità audio non eccelsa, questa The Light. Si dice sia una composizione in gran parte dovuta all'allora relativamente nuovo arrivato Collins, e contiene idee poi confluite in Lilywhite Lilith e The Colony Of Slippermen nel 1974, in The Lamb Lies Down On Broadway. Come a ribadire l'altissima ispirazione e creatività di quel periodo.

martedì 27 marzo 2018

Genesis - Six Of The Best - Milton Keynes 02/10/1982

Reunion dei Genesis. Quanto se ne parla ancora oggi? Un articolo su due riguardante questa band ha la parola "reunion" nel titolo, spesso per negarne le possibilità di realizzazione. Piccola premessa/riflessione: io, personalmente, raramente riesco a cogliere il fascino delle reunion, esclusi i casi in cui esse portano musica nuova (VDGG, Deep Purple, pure i Beach Boys nella reunion del 2012 hanno tirato fuori un bell'album). In tutti, o quasi, gli altri casi ci si ritrova con orchestrine itineranti, meno performanti per comprensibili motivi di età , che ripropongono scalette di "greatest hits" con biglietti a prezzi spesso inarrivabili per poveracci come il sottoscritto. Diciamo che preferisco di gran lunga "sfruttare" le innumerevoli testimonianze disponibili, sia audio che video, per ricordare un passato che di fatto è, appunto, passato. E se da una parte è giusto celebrare il passato, credo sia sbagliato che esso sostituisca il presente.
Motivo per cui, ad esempio, preferisco di gran lunga un Hackett che fa album nuovi piuttosto di uno che ripropone i Genesis dal vivo (ricorderò sempre con nostalgia la scaletta di quando lo vidi nel 2009, prima del tour senza fine di Genesis Revisited: Darktown, Mechanical Bride, Fire On The Moon, Please Don't Touch, Clocks, solo 4 brani dei Genesis... bei tempi). Ma sono opinioni personali, ovviamente.
In ogni caso, pochi sanno o ricordano che una reunion dei Genesis "quelli veri" (ironia mode:on) in pratica già ci fu nel lontano 1982.
Ma partiamo dall'inizio: quell'anno Peter Gabriel organizzò il primo festival WOMAD, creato per diffondere la nascente world music ed in generale musica proveniente da culture ben diverse dalla nostra; ma essendo un progetto forse troppo immaturo (o forse erano i tempi a non essere ancora maturi per tutto ciò) finì per far perdere a Gabriel una montagna di soldi; soldi che causarono debiti difficilmente sanabili per Peter. Ed è qui che i suoi vecchi compagni di band corrono al soccorso, organizzando nientemeno che una sorta di reunion.
Gabriel, nonostante avesse passato gli ultimi anni cercando di allontanarsi il più possibile dal suo passato, si trovò di fatto costretto ad accettare, in mancanza di alternative. Questa reunion, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto essere composta dalla formazione dei Genesis live anni ‘80 (Collins, Banks, Rutherford, Thompson e Stuermer) con l'aggiunta di Gabriel, i quali avrebbero suonato una scaletta caratterizzata dai loro pezzi classici anni '70 più Turn It On Again per rappresentare gli attuali (all'epoca) Genesis (con Collins che passò temporaneamente alla voce solista cedendo il posto alla batteria a Gabriel, ebbene si) e Solsbury Hill a rappresentare Gabriel solista. Furono ricreate varie maschere e costumi per Peter (Rael, il fiore per Supper's Ready, il vecchio per The Musical Box) non avendo più le originali. Quindi, il 2 Ottobre 1982 (giorno del compleanno di Mike Rutherford tra l'altro) a Milton Keynes davanti a circa 50000 persone sotto la pioggia, Jonathan King (lo ricordate? Colui che scoprì i giovanissimi ragazzi alla Charterhouse e produsse il loro primo, in gran parte dimenticato, album From Genesis To Revelation e singoli vari) presentò questi "six of the best" (come recitava la discutibile locandina) ed il concerto iniziò con Gabriel portato sul palco all'interno di una bara bianca, per poi uscirne nelle vesti di Rael e dar via a Back In NYC. La scaletta fu questa: 

- Back In NYC
- Dancing With The Moonlit Knight (parziale)
- The Carpet Crawlers
- Firth Of Fifth
- The Musical Box
- Solsbury Hill
- Turn It On Again
- The Lamb Lies Down On Broadway
- Fly On A Windshield \ Broadway Melody Of 1974
- In The Cage
- Supper’s Ready
- I Know What I Like
- The Knife

Ma non si stavano forse dimenticando di qualcuno? Ebbene si, Steve Hackett, a quanto si dice, non fu chiamato, ma appena venne a sapere di questa reunion prese il primo aereo disponibile dal Sud America e arrivò sul posto in tempo per partecipare ai due bis (I Know What I Like e The Knife). Certo, si potrebbe teorizzare all'infinito sui motivi della mancata chiamata di Hackett, ma si tratterebbe, appunto, solo di teorie. E se invece Hackett fu effettivamente chiamato ma ritardò ad arrivare essendo all'epoca, appunto, in Sud America presumibilmente in tour? Magari fin da subito era incerta la sua presenza, il che spiegherebbe la mancanza del suo nome nella locandina ed il misterioso "plus Special Guests", che in questo caso poteva avere il doppio compito di creare curiosità e di salvarsi la faccia senza spararla troppo grossa. Dove sta la verità e dove la leggenda? Sarebbe da chiederlo ai diretti interessati...
L'esecuzione dei pezzi è caratterizzata da una generale alta velocità tipica dei Genesis live anni '80 (la versione di In The Cage in Three Sides Live ne è un perfetto esempio), e quindi Peter Gabriel a volte è in evidente difficoltà con brani che, oltre a non essere stati suonati/cantati da tempo, vengono riproposti in versioni a lui non molto familiari. In generale non si tratta di uno dei concerti migliori dei Genesis (complice anche la pioggia torrenziale di quella sera ed il fatto che fosse uno show isolato e non parte di un tour), specialmente se confrontati con gli standard dei primi anni '80, periodo in cui diventarono una band live devastante; ma è assolutamente da ricordare come un evento unico e di grande interesse per i fan. Di questo concerto esiste una registrazione amatoriale proveniente dal pubblico, purtroppo di bassa qualità (sempre a riprova dell'importanza di poter testimoniare certi avvenimenti, nonostante anche ai tempi tecnicamente fosse vietato stando alla locandina dell'evento. Poi però oggi ringraziamo questi strappi alle regole perchè ci permettono di rivivere momenti importanti; d'altronde anche chi tutt'ora difende le suddette regole poi finisce per pubblicare a sua volta dei bootleg, vero signor Fripp?) e recentemente è spuntata una registrazione di buona qualità delle prove! Qui sotto trovate entrambe le registrazioni intere, oltre ad altre foto interessanti.


 

 

 

 

 


lunedì 23 ottobre 2017

Genesis - Abacab (recensione)

Ho deciso di parlare di quest'album principalmente perchè lo vedo criticato ovunque, specialmente nel "mondo prog", mentre secondo me dei meriti li ha, e l'idea che se ne fa la gente è filtrata attraverso l'ottica del "tradimento del prog, colpa di Phil Collins, si sono svenduti" e via discorrendo. Cerchiamo di contestualizzare un attimo: siamo nel 1981, il prog è "roba superata", chiunque ne è rimasto ancorato si è visto il gruppo sciogliersi come ghiaccioli al sole sotto i colpi di punk e new wave. E fu così che gruppi come Gentle Giant, e ELP, fra chi tentò invano la strada della semplificazione e chi rinunciò prima, la morte fu comunque inevitabile. In sostanza, non è mai facile reinventarsi, ed è ancora più difficile farlo e acquistare nuovo pubblico! Si perchè anche i già citati Gentle Giant ci hanno provato a fare alcune cose pop, ma non hanno fatto certo i soldi (a dimostrazione del fatto che, a differenza di come molta gente ignorante crede, semplificare la propria musica non equivale ad avere facile successo). E poi ci furono i Genesis, orfani di coloro che, a torto, vengono tutt'ora definiti come i principali artefici del "suono Genesis" (Gabriel e Hackett), che già stavano mietendo ben più successo che in passato, e che ora si preparano a fare il grande salto. Ma quale sarebbe questo grande salto? No cari miei, non si tratta di lasciare carta bianca al signor Collins dalla brillante carriera solista nascente, quanto piuttosto di consolidare i loro metodi democratici (assenti negli anni '70 ironicamente), e di fare un conscio passo avanti stilisticamente. Quindi, come è ben documentato, via tutte le cose che "suonano come i vecchi Genesis", via i lunghi strumentali atmosferici e romantici, e spazio a ritmi squadrati e composizioni più concise in linea con i tempi. E sfido chiunque a fare un passo del genere e riuscirci. E fu così che l'unica suite, composta (nelle intenzioni iniziali) da Dodo, Lurker, Submarine e Naminanu, rimane orfana delle ultime 2 parti (uscite nei vari singoli) e si trasforma in un pur ottimo compromesso tra epicità genesiana e sonorità moderne. Tendenza evidente anche nella lunga Abacab, in cui la struttura e le sonorità spigolose fanno da padrone. Entrano i fiati in No Reply At All, cosa che molti progsters trovano insopportabile, ma andate a sentirvi le parti di basso del buon Rutherford in quel pezzo. Poi altri pezzi solidi come Me And Sarah Jane, Like It Or Not... Ovvio che una volta arrivati a Keep It Dark e, soprattutto, Who Dunnit? il vecchio fan toglie definitivamente il disco. Ma una volta il progressive non significava progredire? No perchè mentre i celebrati Marillion e IQ (che ovviamente adoro in ogni caso) facevano evidenti passi indietro segnando il primo revival della storia prog (creando in sostanza un genere che è un ossimoro vivente), i tanto odiati Genesis NON guidati da Phil Collins (ci torno dopo su questo) tentavano strade nuove. Ma poi dai, per una volta, riuscite a farvela una risata? A togliervi un po' la scopa dal deretano e godervi l'assurdità voluta di Who Dunnit? No? Volete il mellotron e la suite? Ok, contenti voi... Per me gli unici pezzi un po' debolucci sono Man On The Corner e Another Record, sopratutto quest'ultima. Quindi insomma, 2 pezzi su 9 non è poi malaccio no?
Altra cosa importante, visto che leggo ovunque che è colpa di Phil Collins, che è artefice del cambio di direzione e altre amenità simili; leggetevi i crediti dell'album. Anzi sai cosa? Visto che siete pigri, ve li copio io qui sotto:

Abacab (Banks/Collins/Rutherford) - 6:56
No Reply at All (Banks/Collins/Rutherford) - 4:37
Me and Sarah Jane (Banks) - 5:58
Keep It Dark (Banks/Collins/Rutherford) - 4:29
Dodo / Lurker (Banks/Collins/Rutherford) - 7:27
Who Dunnit? (Banks/Collins/Rutherford)- 3:23
Man on the Corner (Collins) - 4:23
Like It or Not (Rutherford) - 4:51
Another Record (Banks/Collins/Rutherford) - 4:20

Solo io noto una perfetta divisione in 3 parti? Tutti pezzi "di gruppo" e uno a testa individuale. Dai, dite ancora che sono la Phil Collins band!
Per me Abacab è un discreto album, non un capolavoro ovviamente, ma comunque più che valido se contestualizzato nei tempi in cui uscì (e oltretutto se preso come album pop ed affiancato ad uno qualunque considerabile pop oggi beh, sapete cosa voglio dire...). Ed in tal senso anche la copertina la trovo perfetta. Rappresentativa, riconoscibile, sicuramente più originale di molte copertine di album prog degli ultimi 20 anni.
Aggiungo che fu proprio grazie a Phil Collins che io scoprii il prog. Si, avete letto bene! Avevo delle cassette di album suoi solisti da piccolo, che mi portarono a scoprire i Genesis con lui alla voce e poi, di conseguenza, a quelli con Gabriel. Ironico vero? O forse ha fatto si che io veda in modo diverso certi album. Il che spiegherebbe molte cose. Certamente ha contribuito al fatto che io ammiri gli artisti che si sanno rinnovare e trovi noioso e ridondante chi va avanti a "more of the same", che è un po' ciò che è diventato negli anni il prog (motivo per cui ascolto ben più volentieri un Abacab di un Genesis Revisited del buon Hackett di cui sono fan, quando però fa album nuovi e non cover). Quindi è ovvio che chi apprezza quel tipo di cose odierà tutt'ora Abacab, così come i loro album successivi, ed è un gran peccato a mio modesto parere. Ma immagino che il mondo sia bello in quanto vario. L'importante è non permettere a limiti mentali auto-imposti di condizionare i nostri gusti.
Per me un solido 7.

mercoledì 23 agosto 2017

Quando sono "finiti" i Genesis?

Sempre i soliti discorsi, sempre i soliti esiti. Chi "sono finiti con The Lamb", chi "sono finiti con Wind And Wuthering", "eh ma senza Gabriel", "eh ma senza Hackett". Per favore, basta!
Sapete quando sono finiti i Genesis? Nel preciso momento in cui, salvo reunion, hanno effettivamente smesso di far musica, quindi nel 1998, NON PRIMA. E volete sapere perchè?
Beh è semplice, basta vedere chi sono stati, nell'arco della storia dei Genesis, i principali compositori. All'inizio Anthony Phillips aveva un ruolo vitale, pure più di Tony Banks; sono finiti i Genesis dopo il suo abbandono? Dopo Trespass? Ci sono andati vicino, ma no. Hanno preso Hackett e Collins, entrambi per molti anni hanno contribuito marginalmente alla composizione, che invece è passata in mano quasi esclusiva di Banks e Rutherford. Ovviamente anche gli altri contribuivano, ma una Supper's Ready musicalmente ha scritto "Tony Banks" su quasi ogni singola nota. The Lamb è letteralmente cosparso del suo marchio stilistico. Gabriel lascia, perdono un grande paroliere ed un'insostituibile figura carismatica, oltre che una magnifica voce. Finiscono i Genesis dopo The Lamb? No. Perchè esce Trick Of The Tail, Collins canta, non compone, ma non compone neanche Hackett, o perlomeno molto poco. Questo perchè è appena reduce dal suo album solista. Quindi Trick è sostanzialmente un album di Banks e Rutherford, come quelli dopo. Qualcuno se ne è lamentato? Ah no, Hackett era in formazione ancora, anche se suonava e basta lì, quindi va bene. In Wind And Wuthering c'è effettivamente un aumento del contributo di Hackett, come in Blood on The Rooftops, ma i brani forse più celebrati dell'album sono One For The Vine e Afterglow. Uhm, chi li avrà mai scritti? Tony Banks? Esatto. Tutto questo per dire che, una volta che Hackett ha abbandonato, il nucleo compositivo principale è rimasto. E lo testimoniano alcune composizioni di And Then There Were Three, come Down and Out, Burning Rope, che probabilmente non vengono troppo considerate perchè "no Hackett no party" o perchè sono troppo brevi per essere prog. I Genesis sono finiti qui? No! E vi spiego anche il perchè. Sapete quali band sono effettivamente "finite" in quel periodo? Quelle che sono rimaste chiuse nel guscio del prog: i vari Gentle Giant, ELP, Van Der Graaf... I Genesis, anche con un po' di fortuna certo, hanno saputo sopravvivere dimostrando quindi una capacità non comune (certo, hanno semplificato le composizioni, ma ancora c'è gente che crede che scrivere dei pezzi pop che funzionano sia più facile che scrivere una suite prog? Dai, provateci!) E a chi dobbiamo questo? A Collins? Si e no, perchè se è vero che dall'81 ha avuto una carriera solista incredibile, in quanto a composizione nei Genesis nella migliore delle ipotesi c'era equilibrio, quando non svettavano i soliti Banks e Rutherford (come testimoniano i loro album solisti, non certo prog a partire dagli anni '80). Ma quindi se Hackett e Gabriel fossero rimasti? Beh, basterebbe ascoltare Cured o il progetto GTR di Hackett, oppure So di Gabriel. Non mi pare di vedere molto prog in questi album, e lo dico da fan di entrambi gli artisti e adorando So. Avremmo avuto altre Supper's Ready? Un altro The Lamb? Nah, credo piuttosto un misto tra Invisible Touch, Sledgehammer e When The Heart Rules The Mind. Mentre colui che veramente ha continuato a sfornare album interessanti e mai banali è il troppo spesso dimenticato Anthony Phillips. Poi certo, non è lui ad andare in tour da anni con il nome Genesis Revisited, quindi di certo non può esser ugualmente celebrato come salvatore dell'eredità del gruppo.
Concludendo, perchè certi discorsi del tipo "tale band finisce qui" non li si fanno per gli Yes o per i King Crimson, che hanno cambiato formazione e suono ben più volte dei tanto criticati Genesis? Probabilmente perchè siamo ancora qui a dare contro al povero Phil perchè "ha sostituito Peter Gabriel". Oppure perchè ci stanno antipatiche le persone che diventano famose e "fanno i soldi". Come se fosse facile poi... Dai, tutti insieme scriviamo un pezzo pop che diventiamo famosi, è facile no? Perchè non lo fate? Integrità morale? Ma fatemi il piacere...
Fate un favore a voi stessi e leggete l'autobiografia di Phil Collins, potrete capire un paio di cose in più forse.